Ammissione di colpa: noi calabresi amiamo farci prendere in giro

Un concerto, un orario inesistente, un posto "sull'isola che non c'è": un'artista, pagato di tasca nostra, canta 4 canzoni e lo ringraziamo. E allora è vero, ci prendono per i fondelli e ci piace

Dieci giorni fa un pezzo intitolato “Caro Turista, ti racconto l’altra faccia della Calabria” veniva pubblicato come editoriale su questo giornale. Il pezzo, redatto dalla sottoscritta in un momento di rabbia dopo aver visionato qualche foto raccapricciante sui social, è uscito fuori praticamente “da solo”: il “parto delle parole” più veloce di sempre, poche spinte, molto dolore e la comparsa sul sito del giornale. Sono passati esattamente dieci giorni e il pezzo, per quanto frutto dei miei contorti pensieri, rispecchia più che mai la realtà che viviamo in questa bistrattata regione. Potrei addirittura definirmi il “Nostradamus” dell’Alto Jonio Cosentino ma per capire cosa intendo, è necessario spiegarvi di cosa sto parlando.

Per i pochi (pochissimi) disattenti, l’articolo prendeva “bonariamente” (ma neanche più di tanto) in giro le Amministrazioni di piccoli e grandi Comuni della Calabria: nel mio caso, si parla della provincia di Cosenza perché qui sono nata e qui voglio rimanere per raccontare quanto mi accade intorno, ma il discorso vale per tutti i paesi che costeggiano il mare o che si ergono sulle montagne fino allo sbocco sullo Stretto.

La mia critica era rivolta ai milioni di problemi che, immobili, aspettano quei pochi turisti che, per sbaglio, sono capitati nella nostra zona: il mare inquinato, l’immondizia, l’incuria di strade e luoghi ricreativi, fino all’assenza di programmi estivi validi che possano attirare una fascia di turismo molto più larga, oltre alle famiglie che hanno comprato le villette negli anni ’80. Il pezzo, come dicevo, è uscito di getto e si è dimostrato premonitore soprattutto per quanto riguarda la questione programmazione estiva: ieri, 10 agosto 2023, ho assistito ad una situazione che ha dell’inverosimile, la classica vicenda che, perdonate la franchezza, “mi ha fatto cadere le braccia”.

Un piccolo ma gremito comune dell’Alto Jonio Cosentino si è reso protagonista della “supercazzola” dell’anno: non perdiamoci in quisquiglie, qui non si parla di sagra della pancetta o del mio compare che suona la chitarra durante la “Festa della Birra”. E non parliamo neanche della spazzatura, del fetore, dei lidi fatiscenti, dei topi e di tutta la fauna che potrebbe crearvi qualche problemino. Qui parliamo di una vera e propria presa in giro ai danni dei cittadini, dei turisti e, lasciatemelo dire, di quei poveri scemi che si sono pure spostati per andare a Villapiana ad assistere al “concerto” di Irama (un altro talento di Amici). Un concerto che, di fatti, non è mai avvenuto!

La gente, euforica, ha letto il programma estivo del paese ed è impazzita: le ragazzine si sono strappate le treccine fatte in spiaggia quando hanno visto il faccione di “Irama” sul cartellone. Un paese così piccolo eppure guarda chi viene! Comincia quindi il conto alla rovescia e, con esso, le domande degli utenti sotto i post con il faccione dell’artista: “a che ora è previsto il concerto?”, “dove si terrà il concerto?”, “più o meno quanto dura?”, “dove consigliate di parcheggiare per chi viene da fuori?”. Nulla di assurdo, solo generiche informazioni che, nel caso voleste organizzare un concerto, ricordate di dare.

L’amministrazione villapianese invece, ha cominciato a giocare a “nascondino”: nessuna risposta, solo il faccione di Irama che compare giorno dopo giorno e la gente, disperata, che continua a chiedere.

Forse, mossi da pietà, decidono di scrivere, a fianco sempre del faccione, “Schiuma Party Spiaggia Bandiera Blu dalla ore 16:00”. E già qui, sento puzza di presa per i fondelli. Puzza che diventa fetore nel momento in cui, quei pochi che decidono di presentarsi, vengono rinchiusi in un recinto sulla spiaggia e, dopo un po’ di schiuma, cominciano ad aspettare che l’artista arrivi. Quando, però, non si sa. Parte quindi il toto-scommesse: “forse arriva alle 18:00”, “secondo me succede come con Fred De Palma che, l’anno scorso, si è presentato alle otto e mezza”. E poi, la notizia: “Irama ha un concerto anche a Gioia Tauro stasera, quindi non si sa quando passa”.

L’attesa diventa avvilente: sul palco si ammassa gente, persone si accaparrano le pettorine gialle con la scritta “staff” per scavalcare le transenne, persone disabili la cui visibilità viene ostruita da balordi senza rispetto. Poi, l’apparizione: come San Lorenzo, Irama appare con le treccine (forse ha fatto tardi perché si è fatto l’acconciatura in spiaggia) in un orario non ben definito tipo scena del crimine, dalle 19:30 alle 20. Sale sul palco, la folla superstite è in delirio, canta 4 canzoni (di cui l’ultima a metà forse per problemi di server), si muove svogliato con mezzo playback per circa 20 minuti e se ne va, senza salutare.

Ora dico io, come farebbe la mia vicina buonanima ottantenne (ovviamente dopo avermi chiesto una decina di volte “a chi sono figlia”): “ma a questo, l’avete pure pagato?”. Ma soprattutto, mi domando: è possibile che, nonostante questa imbarazzante comparsa e palese presa in giro, c’è gente che ringrazia l’Amministrazione per il suo operato? Possibile che noi calabresi siamo davvero così ciechi da accontentarci delle briciole? Invece di provare sdegno, la maggior parte si congratula per quanto è stato offerto. E io, oltre a sentirmi Nostradamus, sono anche basita: forse, arrivati a questo punto, ce lo meritiamo. Fa più comodo avere “ammiocuggino l’assessore” che lavora al Comune e che, un giorno, potrebbe farti cacciare la multa piuttosto che ribellarci e chiedere di essere trattati alla pari, come gli altri. Un favore però, mi sento di chiedervelo: almeno, vi scongiuro, non vi lamentate.