Reggio Calabria, ferroviere ospita famiglie lasciate a piedi dal treno: “intervenga la magistratura”

Sul caso di cui vi abbiamo parlato ieri è intervenuto Vincenzo Speziali, Dirigente Nazionale dei 'Rapporti con le organizzazioni di comune ispirazione', sottolineando il generoso gesto del ferroviere

Riceviamo e pubblichiamo di seguito la nota stampa di Vincenzo Speziali, Dirigente Nazionale dei ‘Rapporti con le organizzazioni di comune ispirazione’ e membro del Bureau Politique dell’Internazionale Democristiana. Speziale fa delle precisazioni in merito al nostro articolo di ieri sulla disavventura ‘turistica’ di un gruppo dei reggini. La vicenda, che ha dell’incredibile se non del vergognoso, sta ovviamente destando molto clamore.

Ho letto sul vostro sito, grazie ad un amico (per me paragonabile a mio fratello) che me lo ha segnalato, l’indecente e moderna (comunque, certamente non civile, né contemplabile in un Paese sano) ‘Odissea’ del ‘viaggio’ in treno – mancato? Cancellato?Soppresso? Fate voi, dopo aver (ri)sentito questa storia – dello scorso 22 Luglio, da Siderno a Reggio Calabria.

Un’indecenza, una vera e propria vergogna, che ha più di un responsabile, sul quale a questo punto, sarebbe bene – anzi ‘cosa buona e giusta’! – che la magistratura, tanto solerte a prendere iniziative e ad aprire i più svariati arti di indagine (ovviamente in ossequio e ottemperanza alle sue funzioni), lo faccia pure adesso, ora, subito, immediatamente e per quanto riportato dalla vostra lettrice.
Già, perché se i magistrati tutti, principalmente quelli che hanno in capo la promozione dell’azione penale (disciplinata dalla discrezionalità), non possono non valutare anche per quanto riguarda ciò, benché non è, ovviamente, un ‘fascicolo’ eclatante, pur se la legalità non la si pratica, solamente, con gli ‘strilloni’ di giornali, a fronte di sensazionalismo per eclatanti inchieste di ‘mafia’ o le solite ‘solfe’ da incidenti e presunti teoremi indefiniti e non dimostrati (quindi inesistente!), di cui spessissimo abbiamo plurimi esempi, i quali, difatti, non reggono la prova dei dibattiti processuali.

In suddetta vicenda, invece, c’è gente normale, vita normale, ma problema anormale, poiché se vi fosse maltempo a Milano (l’Intercity poteva venire da lì) non è possibile trasporre ‘la teoria del caos’ di Lorenz, cioè “se una farfalla batte le ali a Pechino, provoca un tornado in Texas” e magari parafrasarla (con amara ironia) con “Se una farfalla sbatte le ali a Pechino, il treno delle Ferrovie non arriva o è soppresso a Bovalino’.

Nossignore, questo proprio non lo accetto e per tali motivi mi batto politicamente a favore della mia terra, con indomito coraggio, poiché la mia gente e noi tutti jonici reggini, non siamo di serie inferiore quali cittadini.

Paghiamo le tasse, siamo parte dello stesso Stato italiano, come gli abitanti di Venezia, Bolzano, Torino e Milano, perciò non credo che qui sia difficile da dimostrare quanta ragione abbia la dignitosa e sincera lettrice – ha anche ringraziato un funzionario delle Ferrovie che ha ospitato di sua sponte, in casa propria, lei e i suoi ‘compagni di sventura’, benché lui fosse in orario di riposo – perciò nessuno faccia polemiche avverso a me se mi arrogo il diritto di essere ciò che sono, ovvero un politico ‘disinteressato’, il quale non specula capziosamente (o anche strumentalmente!), bensì dà voce ai suoi conterranei, poiché la dignità, la ‘paragradizione’, è e sarebbe (persino in ossequio della Costituzione redatta, anche con il contributo di mio nonno, il quale fu , tra l’altro e non solo, Deputato Costituente), l’essenza della nostra ‘Carta’.

Un’ultima riflessione: la signora afferma, che nessuno dei sindaci della locride ha mai ‘protestato’ (per questo stato di cose): io ho plurime relazioni istituzionali (ed anche personali, con il ‘sistema’ nazionale), quindi da futuro Sindaco di Bovalino (unica, sincera, autentica, esclusiva, sola) alla quale ‘tengo’, mi batterò (e parlerò!)… quindi, poche chiacchiere, poiché sono dalla parte della ‘signora cittadina’… senza un passo indietro (anche innanzi a ciò da lei ‘scritto’) e sposo la ‘doverosa protesta’“.