Mafia, arrestato il boss Guttadauro: la parentela con Messina Denaro e le parole su Totò Cuffaro

Per Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio e imparentato con Messina Denaro, è arrivata l'ennesima condanna: in carcere anche il figlio

Ti devi evolvere, hai capito? Il problema è rimanere con quella testa, ma l’evoluzione…“. Sono queste le parole con cui il boss Giuseppe Guttadauro, che non sapeva di essere intercettato, dava lezioni di “mafia” al figlio Mario Carlo. Guttadauro era soprannominato il “dottore”, in quanto medico all’ospedale Civico. Le conversazioni dei due emersero nel corso di una indagine del 2022 della Procura che portò all’arresto di entrambi.

L’inchiesta che portò agli arresti svelò gli affari del capomafia. Guttadauro, scarcerato nel 2012 e trasferitosi a Roma, continuava ad avere legami con Cosa nostra e faceva affari illeciti. Ora il gup di Palermo l’ha condannato in abbreviato a 5 anni in continuazione con una precedente condanna, mentre 8 anni sono stati inflitti al figlio. Difesi dall’avvocato Raffaele Bonsignore, erano entrambi accusati di associazione mafiosa.

La parentela tra Guttadauro e Messina Denaro

Le intercettazioni fra Giuseppe e Mario Carlo rivelarono dunque che i due comandavano e organizzavano traffici mafiosi di ogni tipo. Guttadauro senior è anche fratello del cognato di Matteo Messina Denaro. Filippo Guttadauro ha sposato la sorella del boss ex superlatitante, Rosalia Messina Denaro. Anche quest’ultima è finita in carcere a marzo scorso: è ritenuta una sorta di regista della latitanza del capomafia di Castelvetrano (Trapani). Anche il figlio e il genero della coppia Guttadauro-Messina Denaro, Francesco Guttadauro e Francesco Bonomo, sono stati processati e condannati per mafia.

L’inchiesta che portò alla prima condanna

Nel 2001 Guttadauro venne coinvolto nell’indagine, denominata “talpe alla Dda“, ovvero la stessa operazione che portò ad una condanna per favoreggiamento alla mafia a 7 anni per l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro, eletto segretario nazionale della Dc.

Grazie alle indagini condotte sul medico, l’inchiesta portò a scoprire una rete di informatori. Questi fornivano notizie riservate su indagini in corso all’imprenditore mafioso Michele Aiello e allo stesso Guttadauro. Il nome del presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, emerse da un’intercettazione a casa del boss di Brancaccio. Accadde poco prima che questi scoprisse l’esistenza di una microspia piazzata nella propria abitazione. ”Ragiuni avia (ragione aveva, ndr) Totò Cuffaro”, si diceva in quella casa il 15 giugno 2001.

A Guttadauro, dopo l’ultimo arresto, vennero concessi i domiciliari per motivi di salute. Ma tornò ben presto in carcere, a causa delle ripetute violazioni commesse. “Un uomo totalmente incapace di rispettare le prescrizioni imposte da misure giudiziarie diverse dal carcere perché permeato dal bisogno di continuare indisturbato le comunicazioni con diversi soggetti del proprio ampio circuito relazionale. Una personalità che ricerca spasmodicamente canali relazionali e comunicativi attraverso i quali alimentare il proprio status” di appartenente a Cosa nostra. Lo scrisse il gip che decise che Guttadauro doveva tornare in cella.

La moglie di Guttadauro, Gisella Greco, e un figlio furono arrestati il 6 dicembre del 2002 nel corso dell’operazione antimafia detta “Ghiaccio“. La stessa durante la quale Guttadauro venne raggiunto da un ulteriore mandato di arresto.