Giù le mani dalla Festa del Papà: ma chi dobbiamo proteggere?

Il 19 marzo è la Festa del Papà. Punto. O vogliamo togliere pure questa magra consolazione ai papà moderni ai quali si chiede sempre di più?

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Figli di nessuno, figli di qualcuno, figli di papà, figli di mamma, figli di genitore 1 e genitore 2. Ma chi, precisamente, dobbiamo proteggere dalla Festa del Papà? Da giorni stiamo cercando di capirlo e la faccenda è diventata un rebus quasi irrisolvibile.

Inclusione. Rispetto delle diversità. Tutela dei più deboli. Tutto ciò di cui sembra aver bisogno una società moderna ruota intorno alla normalizzazione di quello che fino a qualche anno fa veniva considerato eccezione, variazione alla regola, a volte anche devianza. Ed è giusto così. E’ giusto che ognuno venga lasciato libero di esprimere sé stesso al meglio, e come crede. Ovviamente nel rispetto della liberà altrui.

Ma l’esasperazione eccessiva di questa tutela del ‘diverso’ implica un rischio non indifferente: a breve dovremo difendere e proteggere un’altra ‘specie umana’. Già, perché come dei cuccioli in via di estinzione, coloro che scelgono di vivere ‘secondo tradizione’ (si può anche usare questa locuzione senza rischio di linciaggio?) sono ormai messi in un angolino. Annichiliti. Derisi e quasi compatiti. Visti come dei trogloditi giunti direttamente dalle ataviche caverne nelle quali i nostri avi si toglievano le pulci di dosso a vicenda.

Non si può dire più nulla

E allora, non si può più dire che la famiglia è composta da mamma, papà e figli. Non si può più dire che alle femminucce sta bene una maglietta rosa perché qualcuno può ribattere: e perché non azzurra? O gialla? O verde? Ma la vera domanda è: e perché non rosa? Non si può dire che hai papà che lavora e mamma che fa la casalinga, perché ti guardano come se tu fossi un buzzurro privo di educazione sociale.

Non si può dire più nulla. E non si può più festeggiare la Festa del Papà perché c’è chi il papà non ce l’ha. Allora a questo punto non festeggiamo nemmeno il Natale, perché c’è chi non ha mai visto il figlio di Dio scendere tra gli uomini per la loro salvezza. E non festeggiamo nemmeno la Pasqua, perché chi ha mai visto qualcuno resuscitare? E nemmeno la Festa della Mamma, ché tanto la mamma non è che sia così vitale per un figlio. O no?

Il 19 marzo è la Festa del Papà!

E allora basta, vivaddio! Il 19 marzo è la Festa del Papà. Punto. O vogliamo togliere pure questa magra consolazione ai papà moderni ai quali viene chiesto di essere tutto: padri presenti, mariti premurosi e collaborativi, uomini forti e sensibili? Non che ci sia da santificare nessuno, ma la pressione che arriva da ogni dove nei confronti dei genitori, in questo caso dei papà, sta portando allo sfinimento anche i più stoici.

Teniamo tutto ciò che l’evoluzione ci ha permesso di raggiungere, ovvero inclusione, rispetto e tutela dei deboli. Ma torniamo a quella leggerezza con cui attendevamo le cose ‘normali’, come una banale e dolce Festa del Papà. Perché la pesantezza dello psicanalizzare ogni singola cosa ci sta schiacciando come una pressa. Stiamo annullando l’essere umano per valorizzare l’essere umano. Siamo un controsenso vivente. E verosimilmente, continuando così, non ne usciremo vivi.

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