“E’ interesse di tutti che il Sud diventi competitivo e che il Paese viaggi tutto alla stessa velocità. Oggi il Nord può crescere solo se cresce il Sud e vogliamo portare ovunque la cultura dell’impresa e del lavoro. La vera sfida del Paese sarà realizzare entro cinque-sei anni il Ponte sullo Stretto, perché questo non solo darà il necessario collegamento stabile fra Sicilia e Continente che serve ad attirare investimenti produttivi e i flussi in transito dal Mediterraneo, ma richiamerà anche la realizzazione o il completamento di tutte le infrastrutture strategiche collegate, dalla Salerno-Reggio Calabria alla Palermo-Catania-Messina fino alla viabilità secondaria. Questa diventerà la principale dorsale italiana, dalla Sicilia al Brennero”. Sono le parole, al quotidiano La Sicilia, del viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi.
Un concetto semplice, quello del leghista, questa mattina espresso anche dal Governatore Occhiuto e spiegato in tutte le salse da chi da anni si dice favorevole al Ponte. La storia insegna che le grandi opere hanno sempre fatto da crocevia alla realizzazione di tante, altrettanto importanti, opere collegate, e non il contrario. Dire “no” al Ponte perché prima “serve altro” significa dire “no” a tutto. Ed è quello che è effettivamente accaduto in tutti questi anni. Realizzare il Ponte significa invece “smuovere” tutto l’apparato relativo alle grandi opere del Mezzogiorno, tra cui Alta Velocità, Autostrade e non solo. “Il fatalismo non ci aiuta. Ricordo, peraltro – è quanto ha affermato Occhiuto – che anche quando si costruiva l’Autostrada del Sole c’era chi denunciava l’assenza di connessioni lungo il tracciato. Poi, però, proprio l’autostrada s’è rivelata la ragione per realizzare le opere contigue. E lo stesso può valere per il Ponte sullo Stretto: può diventare l’acceleratore di investimenti che altrimenti non verrebbero mai stanziati”.
Semplice, lineare, anche per chi storicamente mette davanti l’ideologia, sempre e comunque. E il concetto di Rixi è, come abbiamo visto, lo stesso. “Il Ponte – si legge ancora su La Sicilia – completerà il Corridoio Ten-T scandinavo-mediterraneo per il quale da anni l’Ue chiede l’invio del progetto e mette a disposizione risorse finanziarie ‘che potranno – dice Rixi – arrivare a coprire oltre il 60% del costo del Ponte. A dicembre Salvini avrà incontri a Bruxelles per ottenere i fondi e per chiedere di integrarli a completamento del Corridoio con le linee ad alta velocità. Per l’Ue, infatti, trasferire buona parte del traffico su ferrovia veloce conviene, favorisce gli scambi commerciali e aiuta l’ambiente'”.
Gli studi condotti dal ministero e da Rfi “dimostrano – continua il viceministro – che il Ponte a tre campate non è realizzabile: con i piloni sui fondali si avrebbe un’altezza insufficiente mettendo in difficoltà il traffico marittimo, si danneggerebbero i fondali e si metterebbe a rischio l’intera struttura a causa delle fortissime correnti. È stato invece dimostrato che il Ponte a campata unica progettato e già autorizzato dieci anni fa, con una “luce” di 76 metri, permette facilmente il passaggio delle meganavi portacontainer (la più grande è alta 72 metri con 9,5 metri di pescaggio), è più alto dei principali ponti fra cui quello di Suez che ha 70 metri, e in ogni caso l’impalcato potrebbe essere alzato senza allungare le due torri. Quel progetto ha autorizzazioni ambientali e geologiche definitive importanti. Per non rifare tutto daccapo, con l’impalcatura normativa che andremo a creare in Manovra puntiamo a mantenerle in vigore con una robusta copertura giuridica che consenta di aprire presto i cantieri. I ricorsi li mettiamo nel conto, il Pd ha votato no persino al Ponte Morandi, eppure si è fatto. L’importante – conclude Rixi – è garantire tempi certi di realizzazione, 5-6 anni. Vogliamo portare lavoro al Sud con opere di qualità e enormi ricadute sul territorio, che uno studio di Mc Kinsey calcola arriveranno non solo dal Ponte, ma anche da tutte le opere collegate. Il Paese, insomma, dovrà scegliere fra avere un futuro sviluppo inserendosi nei traffici marittimi mediterranei o se restare indietro e fuori da tutto per seguire l’ideologia”.
Ponte sullo Stretto, l’emendamento della Lega all’Europarlamento
Annalisa Tardino, europarlamentare siciliana della Lega e componente della commissione trasporti e turismo, ha depositato emendamenti migliorativi della proposta della Commissione europea di riforma della rete TEN-T puntando sul Ponte sullo Stretto di Messina, “anello mancante lungo il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo. Il Ponte sullo Stretto ha diverse ragioni di esistere, prima fra tutte quella di garantire un adeguato collegamento con la Sicilia dalla terraferma, ma più in generale per la sua rilevanza geostrategica nel contesto delle politiche euromediterranee, degli approvvigionamenti energetici e dei flussi passeggeri e commerciali. Attualmente è diventato una delle principali priorità in Italia, grazie al nuovo governo e al vicepremier e ministro Matteo Salvini. Per questo motivo, è quanto mai necessario accelerare il processo di valutazione e realizzazione dell’opera”.


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