Numeri e considerazioni dopo Reggina-Genoa: così Inzaghi ha imbrigliato Blessin | FOTO

Numeri e analisi tattica di Reggina-Genoa: come se l'è giocata Inzaghi e come è riuscito ad imbrigliare Blessin

Un atteggiamento diverso, ma poche mosse. E molto semplici. Così Inzaghi ha imbrigliato Blessin, facendo tornare la Reggina alla vittoria e agganciando lo stesso Genoa al secondo posto. Quella vista ieri sera al Granillo è una squadra amaranto diversa, dal punto di vista tattico. Per la prima volta, anziché dominare sul piano di possesso e palleggio, si è adattata all’avversario, un po’ come voleva il tecnico ligure. “Voglio che siano loro ad adattarsi a noi e non il contrario”, aveva detto l’allenatore rossoblu nella conferenza della vigilia. E’ stato così, ma non gli è andata bene. Un Pippo Inzaghi storicamente e solitamente più sbarazzino, infatti, se l’è giocata alla Colomba (era in tribuna al Granillo, forse l’ha influenzato), ammettendo così la superiorità tecnica del Genoa – a cui è rimasto però solo il palleggio – ma non dimostrando affatto inferiorità sul piano di intensità, idee e produzioni offensive, che è ciò che più conta poi ai fini di un risultato. Ma prima di addentrarci in analisi tattiche con tanto di frame, elenchiamo al volo alcuni numeri molto semplici.

  • Il Genoa aveva perso solo una volta quest’anno, sempre fuori casa, ma ad inizio stagione, subendo però un solo gol.
  • Solo una volta ha subito più di un gol in una partita, ma a Marassi, contro il Parma (3-3). Fuori casa ha subito pochissimo, mai più di un gol. E’ la prima volta che in trasferta subisce due gol.
  • Solo un rigore aveva subito finora, a Cosenza. Due in una partita, mai. Ed è anche fatto raro per una delle migliori difese.
  • Ravaglia non effettua nessuna vera e propria parata. E così era stato a Cagliari e così ancora prima Colombi. Non è più un caso.
  • Menez capitano, è la prima volta. Fa piacere. Ha tirato un brutto rigore, è vero, ma ha dimostrato di poter giocare da leader, “titolo” che gli ha assegnato Inzaghi dandogli fiducia. La gente lo ha capito e lo ha applaudito alla sostituzione.

Dopo aver “dato i numeri”, passiamo all’analisi tattica. Alla fine, “si è visto tanto di nuovo per non vedere niente di nuovo”. Sì, perché le differenze tra la Reggina di ieri e quella vista in questo avvio sono sostanzialmente due: in fase di possesso c’è meno palleggio rispetto al solito, anche per via di un Genoa aggressivo; in fase di non possesso la squadra è più bassa del solito e si difende con un 4-1-4-1 (figura 1).

reggina con il 4-1-4-1 in avvio
Figura 1 – La Reggina si difende con un 4-1-4-1

Ne viene fuori che la spinta dei terzini, soprattutto a sinistra, è minore e conseguentemente anche l’inserimento delle mezz’ali è quasi annullato, perché sono più le due ali a muoversi “ad elastico” ora restando larghe e ora accentrandosi. Su tutto il resto, poi, è la solita Reggina: squadra stretta e compatta (figura 2), tanta intensità, capacità di ribaltare subito l’azione grazie a palleggiatori come Majer, Hernani, Menez e grazie alla velocità delle due ali e alla dinamicità di Fabbian.

reggina compatta e chiusa
Figura 2 – La Reggina è stretta e compatta, gioca in un fazzoletto

Annotazione sulle due mezz’ali, che hanno agito diversamente dal solito: hanno fatto da schermo davanti alla difesa, chiudendo ogni linea di passaggio (come si può vedere dall’intercetto di Fabbian, che ha giocato con grande intelligenza tattica, in figura 3) e ribaltando subito il fronte offensivo. La squadra stretta, poi, ha permesso ai due difensori centrali di stringere e di tenere a bada Coda, che Inzaghi conosceva e che non ha praticamente visto palla. Non casuale neanche la scelta di Giraudo per Di Chiara: il Genoa, infatti, è una squadra molto tecnica ma anche molto fisica, sicuramente più della Reggina. Un terzino come Giraudo, più fisico e più “difensivo”, ha garantito meno spinta e più centimetri in quella zona di campo.

reggina genoa fabbian chiude linea di passaggi
Figura 3 – Fabbian intercetta la linea di passaggio

Il gol e i due rigori nascono da azioni studiate. Recupero palla, contropiede immediato, e le due ali subito ad andare dentro. Nel primo caso è Canotto ad accentrarsi e a tagliare, nel secondo è Rivas a restare largo per puntare l’uomo. In entrambi i casi, così come nell’azione del secondo rigore, come sempre c’è Menez a svuotare l’area (nel primo gol viene dietro e serve Majer, nel secondo dialoga con Canotto prima che il pallone arrivi a Pierozzi), favorendo l’inserimento ora di Canotto, ora di Rivas e poi di nuovo di Canotto e successivamente Pierozzi. La mossa geniale, poi, come già scritto nelle pagelle, è nei cambi. Dentro Cionek per Giraudo, si passa a 3, con Crisetig per Majer che significa più ordine, più centimetri e più freschezza. Alla fine sarà un 5-3-2 tutto cuore, carica e determinazione. E qui, tattica e moduli, non c’entrano praticamente niente.

reggina a 5 nel finale
Figura 4 – Il 5-3-2 finale della Reggina