Un tifoso della Reggina residente a Modena: “basta vittimismo. Io costretto ad andar via, è questo il problema”

Dopo la lettera ai tifosi del Modena, ecco la lettera ai tifosi della Reggina, scritta da un tifoso amaranto residente nella città emiliana da 10 anni.*

“Buon pomeriggio, redazione di StrettoWeb. Mi chiamo Giovanni, ho 31 anni, sono nato e cresciuto a Reggio Calabria ma da 10 anni vivo a Modena. Sabato ero presente allo stadio “Braglia”, nel settore ospiti, insieme ai miei conterranei, per seguire la Reggina. Quegli striscioni, quelli di cui si parla da giorni, ovviamente li ho visti anch’io. Erano di fronte a me, esposti da quelle stesse persone che ogni giorno incontro per strada, al bar, al cinema, al supermercato, al lavoro. Ormai qui mi sono integrato, ovviamente, ed è per questo che per quelle scritte non me la sono preso più di tanto”.

“E’ chiaro, magari non te l’aspetti, non nel 2022, ma non posso dire di essere totalmente sorpreso. Pensate, sono qui da 10 anni e la gente del posto le battutine me le continua a fare. Loro ci scherzano, io sto allo scherzo, finisce là. Se in realtà un fondo di verità c’è? Certo che sì, sicuramente un po’ lo pensano davvero, ma finisce tutto con un ‘che te la sei presa? Dai che stavo scherzando’. Ci ho fatto l’abitudine, è l’unica maniera per avere la possibilità di integrarti. E io, che sto qui da 10 anni, solo così ho potuto superare i momenti, difficili, iniziali. Perché è ovvio che all’inizio un po’ la vivi male, ma guai a fare la vittima, è peggio. Ed è anche lo stesso motivo per cui dico ai miei conterranei reggini, sia quelli che erano presenti lì con me che quelli che erano a Reggio a guardare la partita dalla tv, di non prendersela troppo, di non fare vittimismo. Non si fa altro che aumentare la loro voglia di “sfottò”, perché poi tale è. E, poi, una precisazione, sempre da evidenziare in questo caso: mai l’errore di generalizzare, mai. E’ come quando danno a noi dei mafiosi. Siamo tutti mafiosi? Ovviamente no. Quegli striscioni sono opera di una parte di ultras e magari tanti altri modenesi la pensano davvero in quel modo. Tanti altri invece, e lo posso assicurare, non sono così, lì come in altre città emiliane, venete, lombarde e così via”.

“Goliardia, quindi. Si fa un sorriso e si va avanti. Come si faceva 20 anni fa, quando gli sfottò provenivano dalle grandi città nei primi anni di A della Reggina. Certo, ci si aspetta che dopo 20 anni le cose cambino, ma tant’è. Vediamola così, per consolarci: è un po’ come il nostro ‘c’avete solo la nebbia’, cantato a loro. Ovvio, lì è la natura e quella non si può cambiare. Nel caso degli striscioni modenesi, invece, la natura non c’entra proprio niente. Lì entra in gioco la cultura, la storia recente, il lavoro, l’economia, la mentalità. Da una parte una città ricca che fa parte di una delle Regioni più ricche d’Italia; dall’altra una delle città più povere, che fanno parte di una delle Regioni più povere d’Italia. E la natura, ripetiamo, non c’entra proprio niente. Sono altri i problemi: la cattiva politica, le circostanze, le opportunità. E vai a spiegarlo, a loro. Vai a spiegare loro la tua storia e i motivi per cui sei stato costretto ad andare”.

“Io ho provato a rimanere qui dopo la scuola, per qualche anno, ma niente, non ce l’ho fatta. E vi assicuro che la nostalgia ce l’ho ancora, dopo 10 anni. Vi assicuro che avrei voluto costruire un futuro qua, senza andare via, ma non vedevo opportunità, non vedevo niente di buono all’orizzonte. Ho intrapreso gli studi lì, in Emilia, a Bologna. Poi esperienze lavorative a Torino, a Milano, sempre col pensiero di Reggio e con l’idea di tornare, ma sono state sempre le opportunità a portarmi qui, in Emilia, ma questa volta a Modena. A Reggio ci torno appena posso, ovviamente, ma la Reggina era da un po’ che non la vedevo dal vivo. L’ultima in casa? Reggina-Viterbese 1-0, rigore di Denis allo scadere, 8 dicembre 2019. Ero in vacanza. Spero tanto, magari in un futuro non troppo lontano, di andare al Granillo ma non in vacanza, bensì da reggino che vive e lavora a Reggio. Farò l’abbonamento, promesso. Significa che sarò tornato definitivamente, che avrò opportunità lavorative io come tanti altri giovani costretti ad andare via. Sogno? Chissà, ma mai perdere la speranza. Per il resto, non prendetevela, un giorno li stupirete, un giorno li stupiremo, stupiremo tutti per la nostra testardaggine tutta calabrese, per il nostro orgoglio tutto reggino. E non saremo costretti più ad andare via”. 

*Trattasi di lettera di fantasia, non corrispondente al vero… o quasi. Il contenuto è infatti frutto di una serie di testimonianze “private” del sottoscritto con diversi amici e conoscenti che studiano o lavorano lì da qualche anno, con l’aggiunta di impressioni e sensazioni personali.

Lettera ai tifosi del Modena: dietro quegli striscioni ci siamo anche noi