19 punti. Ora come allora. Oggi, 2022, come ieri, 2021. Dopo 11 turni, sono esattamente le stesse della scorsa stagione, 19 appunto, le lunghezze della Reggina in campionato. L’11ª giornata, la scorsa stagione, portò in dote la sconfitta interna contro il Cittadella, la prima stagionale al Granillo. Qualche errore, ma anche un Kastrati in versione Superman, impedirono alla squadra amaranto di agganciare il Pisa in vetta. E al termine della sfida fu quarto posto, così come adesso, 11 mesi dopo. Il pari di Cagliari, infatti, ha portato la Reggina attuale a 19 punti, sempre quarta. Tante analogie, dunque, ma solo nei punti e nella classifica, probabilmente. Per quello che può contare, paragonare le due stagioni, è interessante però evidenziarne le differenze. E ce ne sono tante. Se ne trovano anche senza sforzarsi più di tanto.
Se la Reggina attuale ha trovato il primo pari sabato, ad esempio, quella dell’anno scorso aveva pareggiato già quattro volte in undici gare, quasi la metà. A differenza di questa, però, aveva perso solo due volte, a Pisa e in casa contro il Cittadella. Quella attuale, invece, ha pareggiato in una sola occasione, ha vinto di più ma ha anche perso di più. Può significare ben poco, questo, se non si dà un seguito, essendo soltanto a novembre. Ma fa capire che quella squadra era più “equilibrata”, tatticamente (in primis), ma non solo. Fino a quel momento, non aveva mai subito goleade, ma segnava anche pochissimo. Escluso Perugia, non aveva mai vinto con oltre un gol di scarto. Incredibilmente solida quanto, seppur cinica, poco pungente davanti. E quindi esteticamente “poco bella” da vedere. Ci si appigliava più che altro alle fiammate di Galabinov e poi a una ottima organizzazione difensiva. Almeno fino a quel momento, ovvio. Perché poi, da Reggina-Cremonese in poi, è diventato difficile anche poter dare una spiegazione a qualsiasi risultato, prestazione o altro. Ma non entreremo troppo nel dettaglio di quella situazione.
Nel paragonare la diversità delle due rose, evidenziamo subito che quella di Inzaghi, seppur costruita in corsa, in tre settimane e senza 20 giorni di preparazione, è tecnicamente più completa, nonché qualitativamente più forte. E, anche se i punti sono 19, la differenza nei risultati sta proprio nell’atteggiamento delle due squadre, cioè dei due tecnici. Se quella di Aglietti sapeva difendersi bene, e con tanti uomini, ma aveva poche fiammate, quella attuale di idee offensive ne ha tante, e di gol (e di rischi) ne prende pure pochi. Ha il miglior attacco (20 gol), mentre l’anno scorso i gol erano soltanto 12. I gol subiti, invece, sono 9, come l’anno scorso. La scorsa stagione, però, erano arrivati in maniera “lineare”; quest’anno, invece, delle 9 reti, 5 sono arrivate in sole due partite. In sostanza: questa è più forte, è sbarazzina, produce, gioca e ha idee, pur sapendo di rischiare qualcosa; quella, invece, si basava più sulla forza difensiva, anche a costo di qualche 0-0 di troppo per la mancata volontà (e anche l’incapacità) di osare.
L’impressione è che quella non fosse da primi due posti ma, al netto del clamoroso black-out protrattosi fino a gennaio inoltrato, potesse comunque giocarsela tra le prime otto. Di quella attuale, inutile andare troppo in là con le previsioni. La concorrenza è tanta, ma – imprevisti permettendo – quantomeno ha dimostrato di potersela giocare con tutte, facendo la partita in casa e fuori e producendo davvero tante occasioni da rete. Il fatto che, al netto di due squadre e due modi di giocare totalmente differenti, i punti siano gli stessi, dimostra ancora una volta che il calcio non è una scienza esatta, è bello perché imprevedibile e non esiste un metodo sicuro, assoluto e certo per vincere sempre. La speranza, per i tifosi amaranto, è che quantomeno non si ripeta quel blackout (che cominciò, dopo la vittoria nel derby, alla 13ª, con Reggina-Cremonese), anche se francamente sembra abbastanza improbabile.


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