Ancora clima caldo e teso, in casa Perugia, a tre giorni dal match del Granillo contro la Reggina. Dopo la sconfitta interna di domenica contro il Sudtirol, sono arrivate in serie: immediate dimissioni di Baldini a un mese dall’insediamento, esonero del DS Giannitti, multa a Kouan, nuovi contatti con Castori per il ritorno (ancora non ufficializzato) e contestazione della tifoseria. Ma andiamo con ordine.
Oggi l’ormai ex tecnico degli umbri è tornato a parlare, lo ha fatto alla Gazzetta dello Sport. Prima, però, un passo indietro alle dimissioni di Palermo: “I nuovi proprietari non credevano in me. Basti pensare che mi hanno lasciato un anno di contratto mentre a Corini, il mio successore, hanno fatto un biennale. Avevo tre fisioterapisti miei e me ne hanno imposti altri due, insieme a un preparatore atletico di cui non avevo bisogno”. Per quanto riguarda quelle consegnate al Perugia, e oggi accettate dal club, come da nota ufficiale, Baldini conferma: “Mi dispiace. Avevo la fiducia del presidente e del direttore, mi affascinava la città, la favola del Perugia di Sollier, Curi, Vannini, come quella del Cagliari, quando le favole erano ancora possibili. Ho trovato bravi giocatori ma tra loro non c’era quel legame vero che porta i risultati. Non era una famiglia. Quando non c’è famiglia, non c’è amore, non c’è passione. Non mi interessa vincere se non ci sono amore e fratellanza. A Perugia non c’erano le condizioni. Io vedo le cose con il cuore, non con gli occhi. Folle parlare di Serie A? Non sono un pazzo. Non c’era questa differenza tecnica incolmabile tra noi e i primi. Ma bisogna credere all’impossibile, bisogna credere ai propri sogni. Quando però ti accorgi che l’egoismo dei singoli è superiore alla capacità di sognare non puoi farci niente. Il calcio non ti dà tempo. Non erano i risultati a preoccuparmi, ma le prestazioni di una squadra che si rifiuta di sognare. Il Presidente Santopadre? Lui è una persona semplice, bellissima la sua storia da imprenditore. Ha provato a chiamarmi ma avevo staccato il cellulare. Quando prendo una decisione non torno indietro”.
In tutto ciò, da segnalare anche la contestazione della tifoseria, nel comunicato del Centro Coordinamento Perugia Clubs: “L’ultimo posto di classifica e l’umiliazione costantemente subìta sono ingredienti di una miscela esplosiva che la tifoseria del Centro di Coordinamento non può accettare e che pertanto condanna apertamente, esprimendo al contempo grande preoccupazione per gli sviluppi di questa stagione e per il futuro dei colori biancorossi – si legge – L’attuale situazione, il caos tattico nel rettangolo di gioco, non è altro che lo specchio della confusione nella quale versa la Società ed è figlia di scelte inadeguate in passato così come nella stagione in corso ribadite già da tempo dal Centro di Coordinamento. Quello che sta accadendo in questo momento non è altro che il frutto amaro da raccogliere, come è altrettanto naturale che prima o dopo sarebbe accaduto. Atleti acquistati a saldo quando la stagione è abbondantemente iniziata, allenatori e dirigenti che di anno in anno scappano altrove non trovando a Pian di Massiano un progetto serio e duraturo, l’incapacità di governare lo spogliatoio che disconosce l’autorità della Società ed il disprezzo di alcuni interpreti verso maglia e tifoseria, sottolineano confusione nelle idee, improvvisazione e mancanza di programmazione. Nemmeno i giocatori sono esenti da responsabilità per aver causato anch’essi il penoso contesto, ai quali si rivolge un appello per tirarci fuori dal piano inclinato che sta portando verso il baratro, impegnandosi e sudando per salvare quantomeno la categoria. Una fiducia perduta non solo da una tifoseria ma da una intera città, il senso di smarrimento e la disistima, esprimono oramai allontanamento e freddezza della quale la Società dovrebbe prendere atto proprio per manifestare, con una scelta di coraggio, quell’amore che dice di nutrire, assicurando a questo territorio e questi colori il posto e dignità che merita, come la nostra storia insegna”, si chiude la nota.


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