Mercoledì 13 ottobre sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la nuova edizione , organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro studi “Gioacchino e Napoleone”, denominata “Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda”. Alla conversazione, organizzata da remoto, parteciperanno in qualità di relatori la ricercatrice toscana Elena Pierotti e Gianni Aiello (presidente delle due co-associazioni organizzatrici). Nel corso della giornata di studi seguiranno gli interventi di di Gianni Aiello (Presidente delle due co-associazioni organizzatrici) sul tema “Il caso Ferdinando Bonnemain” e la ricercatrice toscana Elena Pierotti su “Re Gioacchino Murat: un uomo al servizio della causa nazionale italiana ancora poco conosciuto. Documenti inediti”.
La figura di Gioacchino Murat che a Pizzo Calabro viene ricordato perché qui trovò la morte nel 1815 è stata a lungo mistificata. E tutt’ora continua ad esserlo. La storiografia ufficiale lo vuole prima in lotta di collisione col cognato Imperatore Napoleone I°, pronto a tradirlo per ottenere un posto al sole. Poi impegnato nelle vicende rivoluzionarie del 1815 che lo volevano farsi promotore di un’Unità nazionale italiana ante litteram, che non aveva al suo attivo le giuste premesse. Il Re di Napoli Gioacchino Murat, durante i cento giorni di Napoleone, dichiara guerra all’Impero austriaco per impedire il tentativo di restaurazione dei Borbone sul trono napoletano e, allo stesso tempo, per sostenere l’Imperatore francese.
L’esercito di Gioacchino Murat si propose come campione d’indipendenza italiana ma fu sconfitto a Tolentino, in provincia di Macerata, dalle truppe austriache. Dopo la sconfitta di Murat, il 7 maggio, l’Austria restituì allo Stato Pontificio i territori del centro Italia occupati dai soldati di Murat. Con la Convenzione di Casalanza, Austria e Inghilterra vietarono a Ferdinando IV di Borbone di licenziare i funzionari e i militari murattiani. Truppe austriache col Principe Leopoldo di Borbone entrano a Napoli, mentre da Messina Ferdinando IV di Borbone si appellava ai popoli del Regno di Napoli perché il suo ritorno sul trono avvenisse in maniera pacifica. Ferdinando IV di Borbone, inoltre, emanò un proclama dove rassicurava i suoi sudditi che nessuno di loro sarebbe stato inquisito per le sue opinioni politiche e che Egli avrebbe garantito il diritto di ogni napoletano a mantenere gli impieghi civili, i gradi e gli onori di cui aveva goduto sotto Murat.
Re Gioacchino trovò riparo in Francia e in questo modo si conclude la prima battaglia del Risorgimento italiano” Successore, sul trono del Regno delle Due Sicilie, di Giuseppe Bonaparte, nel 1808, Gioacchino Murat ebbe il merito di condurre il Mezzogiorno dalla notte del Medioevo agli ordinamenti di uno Stato moderno e di far assaporare, per primo, alla gente del Sud, gli ideali di libertà e di progresso umano e civile dopo secoli di miseria e di arretratezza. Stroncò la piaga del banditismo, abolì i privilegi feudali e distribuì le terre demaniali ai contadini, soppresse le congregazioni religiose e le manomorte, diede nuova organizzazione all’esercito e alla flotta, riordinò il sistema tributario, migliorò l’amministrazione del tesoro e fondò il Banco di Napoli, curò e intensificò l’istruzione pubblica elementare e media, applicò il Codice napoleonico e, infine, vagheggiò l’idea di unificare l’Italia e renderla indipendente dallo straniero.
La serie di incontri organizzate dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro studi “Gioacchino e Napoleone” rappresentano articolate giornate di studi che si rinnovano annualmente a far data dal 1995 rappresenta un giusto momento di riflessione, in Calabria, dove si rievoca la figura di Gioacchino Murat nel giorno della sua scomparsa, caratterizzato dalla presenza di autorevoli studiosi. La storiografia ufficiale ha oscurato la sua azione democratica, tesa al liberalismo ed alla costituzione di una nazione, un Regno unito, indipendente, secondo i modelli illuministici. Il periodo, comunemente indicato come “decennio francese”, ha inizio il 14 gennaio 1806, giorno dell’entrata in Napoli di Giuseppe Bonaparte, fino all’amministrazione di Gioacchino Murat, che rimase a governare il Regno fino al marzo 1815.
Le giornate di studio poggiano le loro basi sull’analisi di svariati documenti, facenti parte di un periodo storico che ebbe il merito di portare in Italia le esperienze e le conseguenze della rivoluzione francese, tramutando il quadro politico e sociale del nostro territorio, ancora ancorato ad un sistema feudale. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte di Gianni Aiello, ricercatore e presidente pro-tempore del Circolo Culturale “L’Agorà”. Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da mercoledì 13 ottobre.



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