Cose buone (e meno buone) dopo Cagliari-Reggina

Anche l'ultimo match della Reggina, quello in casa del Cagliari, ha portato in dote diverse indicazioni, buone e meno buone: vediamole insieme

“Cose buone”? Tante. “Cose non buone”? Qualcuna. Che poi, il concetto di “cose non buone” è tutto da decifrare e contestualizzare. Forse sarebbe meglio dire “cose meno buone”. Anche l’ultimo match della Reggina, quello in casa del Cagliari, ha portato infatti in dote diverse indicazioni. Sarebbero dati oggettivi, più che altro, ma si è poi liberi di interpretare a modo proprio, condividendo o meno l’analisi. Analisi che parte dalle, in gergo, “cose buone”. Eccole di seguito.

“Cose buone” dopo Cagliari-Reggina

  • Il dato più importante: per la prima volta in stagione, la Reggina conquista punti dopo essere passata in svantaggio. E’ incoraggiante dal punto di vista psicologico soprattutto perché poteva iniziare a diventare una situazione “pesante”, al netto di quello che poi la squadra riesce a produrre. E’ comunque vero che i gol da situazione di svantaggio la Reggina li aveva già segnati contro il Perugia, ma non avevano portato punti. E’, ormai, una questione superata. Da questo punto di vista, cioè, la Reggina dovrebbe essersi “sbloccata”. Non più punti solo se si va in vantaggio.
  • Dopo due stop consecutivi, soprattutto con quelle modalità, tornare a fare punti non era importante, ma vitale. Un’altra sconfitta avrebbe potuto portare a qualche ripercussione dal punto di vista psicologico, anche se la squadra ha sempre giocato e creato, ma questa è un’altra storia e la vedremo dopo. Anche aver pareggiato a Cagliari, e non in un campo qualunque, aumenta l’autostima.
  • Ci ricolleghiamo al punto sopra: la Reggina ha conquistato il primo pareggio della stagione e questo non è affatto casuale. Per la prima volta in stagione, perlomeno da situazioni di equilibrio, la squadra, anzi più che altro mister Inzaghi, ha saputo leggere le situazioni, ben consapevole che c’è stato un momento per affondare (primo tempo, soprattutto fino al 60′) e uno in cui attendere, non scoprirsi troppo, per evitare conseguenze negative e, nella peggiore delle ipotesi, portare a casa un pari. Insomma, ciò che non era successo nelle ultime due occasioni, soprattutto a Parma, dove la gara bloccata sarebbe potuta essere portata sul pari. Il classico concetto del: vince chi sbaglia meno. E, quando nessuno sbaglia, finisce in parità. Queste letture sono fondamentali nell’arco di una stagione perché acquisiscono al proprio interno i concetti di solidità e di continuità. Nel calcio non si può vincere sempre e, a quel punto, non perdere è importante, perché è quando non si perde quasi mai che si arriva lontano. Ci sono i momenti, durante una gara, in cui è l’ora di affondare oppure quella di aspettare. Lo stesso vale nel corso di una stagione. Ci sono i periodi in cui la squadra ne ha di più e può osare sempre e comunque con tutti e altri in cui è meglio avere un po’ più di equilibrio. Questo ovviamente non elimina il concetto di “comando del gioco, possesso e produzioni offensive”. E lo vediamo qui di seguito.
  • La Reggina, anche a Cagliari, per l’11ª volta di fila (su 11 gare), è andata lì per provare a comandare. Lo aveva detto Inzaghi. E’ anche vero, tuttavia, che il gol dopo pochi secondi ha praticamente costretto gli amaranto a fare la partita dall’inizio, ma non era scontato. Le reazioni, infatti, non sempre ci sono e sono lucide. Invece la Reggina ha subito sfiorato il pari con Hernani da fuori, lo stesso ha fatto con Fabbian di testa e poi ha trovato il gol con Gagliolo. Non è tutto: anche dopo l’1-1, ha continuato ad osare, sfruttando il momento favorevole e ovviamente rischiando qualche ripartenza (Millico). La clamorosa occasione fallita da Hernani, in tal senso, avrebbe potuto ribaltare la situazione, così come poco dopo di nuovo Fabbian con un destro da fuori finito sopra la traversa. Morale della favola? La Reggina, ed è ciò che più conta, gioca a calcio. Ma ormai lo sapevamo.
  • 20 gol fatti in 11 gare significano, oltre che miglior attacco della categoria, anche media di quasi 2 gol a partita. E significano ancora che la squadra sa segnare praticamente in ogni modo: da azione, da calcio piazzato, con uno schema, di testa, di destro, di sinistro, da fuori, con azione manovrata. Il dato del calcio piazzato non è casuale, perché si vede che c’è una preparazione. A Cagliari, per la precisione, è arrivato il quinto gol da piazzato. Ricordiamo anche Menez a Ferrara (l’azione parte da una punizione di Cionek), Fabbian col Sudtirol (l’azione parte da un piazzato), i corner vincenti per le reti di Fabbian e Gagliolo contro Palermo e Cittadella e quello di ieri.

“Cose meno buone” dopo Cagliari-Reggina

  • Anche qui si tratta di dati oggettivi, al di là di opinioni condivisibili o meno. Per certi versi, un risvolto della medaglia dei “pregi” esaltati sopra. Ad esempio il fatto che la Reggina non riesca ad andare più in vantaggio. C’è tanta casualità in questo, ma anche delle conseguenze logiche: disattenzioni difensive più frequenti, che fino a Reggina-Cosenza non c’erano state; ma anche “sfortuna” nell’andare sotto alla prima occasione subita; senza dimenticare che le avversarie hanno cominciato a conoscere gli amaranto e ne studiano soprattutto i difetti. Da evidenziare tuttavia che – escluso soprattutto il match col Perugia – la Reggina non ha mai effettivamente corso grossi rischi, al di là dei gol. A Terni e Modena ha subito solo il tiro del gol, a Parma fino allo svantaggio Colombi era stato inoperoso e anche col Cagliari di parate effettive Ravaglia non ne ha compiute.
  • La Reggina non è più cinica. Se si esclude Ferrara, dove si è sbagliato molto prima dei tre gol, nelle successive sfide, almeno fino a Modena, si è esaltato molto il fattore cinismo in casa amaranto. Alla prima occasione era gol. Anzi, quasi ad ogni azione offensiva la palla si buttava dentro. Da Modena in poi, tutto il contrario. Al “Braglia” si è fallito molto, ma anche a Parma, col Perugia e a Cagliari. Per quanto produce, la squadra di Inzaghi dovrebbe essere molto più cattiva sotto-porta. Fattore, questo, che lo stesso mister sta cominciando ad evidenziare. E motivo per cui, specie nelle ultime settimane, si invoca la presenza di un vero attaccante d’area che possa metterla dentro, elemento che fino a poche settimane va interessava poco perché l’attacco girava comunque a mille pur senza centravanti di riferimento. Inzaghi ci penserà sicuramente, ferma restando l’unica disponibilità di Gori, ad oggi, in quel ruolo.