Dati di fatto. E qualche riflessione, o domanda. La gara di Parma, per la Reggina, ha portato in dote la terza sconfitta stagionale. Col passare delle giornate, come è normale che sia, spuntano fuori con evidenza sempre più pregi e difetti di una squadra quasi nuova di zecca, finora mai nettamente inferiore a nessuno e comunque sempre seconda a un punto dalla prima. Sì, perché anche un Bari che sembrava inarrestabile ieri ha perso in casa inaspettatamente. E perché le prime tre della graduatoria non le avrebbe prospettate nessuno in estate. Insomma, la solita Serie B. Ma spazio a “quello che ci ha detto Parma-Reggina”.
- Anche a Parma è la Reggina a fare la partita nella prima fase, palleggiando e schiacciando l’avversario, pur senza creare pericoli. E’ stata una costante di queste prime 9 giornate l’inizio incoraggiante.
- Anche a Parma l’avversario decide di partire in sordina, aspettando la Reggina tutto dietro il pallone e cominciando a prendere metri nel corso del primo tempo.
- Anche a Parma, come a Modena, il gol dell’1-0 avversario arriva a inizio ripresa, anche se, rispetto al “Braglia”, questa volta la partenza della Reggina in avvio di secondo tempo sembrava essere buona e non “sulle gambe”.
- Da caso a costante, che rischia di diventare certezza: finora, svantaggio è stato sinonimo di sconfitta. Quando la Reggina è passata avanti per prima, ha sempre vinto. Quando non lo ha fatto, ed è andata sotto, ha invece sempre perso.
- Nel calcio, solitamente, vince chi sbaglia meno. E’ un concetto che si esalta di più in Serie B e in questa Serie B. In una partita come quella di ieri, tirata, equilibrata, “bruttina”, l’episodio decisivo può nascere solo dalla giocata di un campione, da un piazzato o da un errore macroscopico di una delle due. L’errore (anzi gli errori) lo ha commesso la Reggina in occasione del corner. E da lì la partita ha preso un’altra piega.
- Probabilmente si può definire come la peggior prestazione della stagione. O, a voler essere clementi, come la “meno bella”. Tuttavia, seppur la Reggina abbia creato meno del solito, inclusa la sterile reazione allo svantaggio, neanche questa volta è emersa un’inferiorità netta rispetto all’avversario. Anzi, come scritto sopra, sbagliando il meno possibile, nella peggiore delle ipotesi la gara si sarebbe indirizzata verso lo 0-0. Quei punticini striminziti (sempre meglio di una sconfitta) che nel computo finale della stagione possono contare tanto. Ma anche questo servirà da lezione, come sottolineato da Inzaghi, nel percorso di crescita di una squadra nuova che di certo non può vincere e convincere sempre.
- Oosterwolde, è vero, anticipa Di Chiara, ma la sua gamba tesa impedisce al terzino amaranto di andare duramente in contrasto per non farsi male. Siamo sicuri che non sia fallo? Una revisione, quantomeno come accaduto in Cosenza-Genoa (fallo da rigore per i rossoblu segnalato dopo consulta Var), sarebbe potuta tornare utile. Gli episodi dubbi, e decisivi, contro la Reggina, cominciano a contarsi, se a ciò aggiungiamo il dubbio offside fischiato a Canotto, quello simile non fischiato a Tutino e le situazioni di Modena.
- Detto ciò, il contropiede da cui scaturisce il primo gol del Parma apre a una riflessione. Nessuno ferma con le cattive Oosterwolde, anche a costo di beccarsi un cartellino giallo. E’ quella mancanza di scaltrezza e cattiveria di cui ha parlato Inzaghi. Poi andiamo a guardare i cartellini e vediamo che tra Cosenza e Modena c’è solo un ammonito tra le fila amaranto: Majer, ieri. Ci chiediamo: non è che la “storiella” delle sostituzioni di Inzaghi agli ammoniti abbia fatto scattare nei calciatori una sorta di “timore” per cui evitare al minimo di beccarsi il giallo? Magari è solo casualità, ma alla prima occasione proveremo a chiederlo al mister.


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