Le copie dei Bronzi di Riace sono tornate in mare. Lo scorso 14 agosto, infatti, la Versilia ha festeggiato il 50° anniversario dalla scoperta delle statue ‘restituendo’ al mare due riproduzioni delle statue greche conservate al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Mentre nella città dello Stretto si fanno grandi celebrazioni, a Marina di Pietrasanta (provincia di Lucca) domenica mattina numerosi turisti e residenti hanno partecipato a “Rewind”, l’evento promosso dalla Fonderia d’Arte Massimo Del Chiaro con il patrocinio del Comune di Pietrasanta e della Regione Toscana. Le copie in bronzo, realizzate tra il 1990 e il 1995 dalla Fonderia, sono state poste nel fondale marino che per secoli le ha ospitate.
Padrino dell’evento è stato Vittorio Sgarbi, molto felice dell’iniziativa, che si è fermato per rispondere anche alle domande dei giornalisti presenti: “questa giornata ha tanti significati. Il primo è che queste sono due statue libere, mentre quelle in Calabria sono prigioniere. Ed essere prigionieri in Calabria potrebbe far pensare a molte cose. Non voglio contrappormi alla Calabria, ma da molto tempo penso che i Bronzi di Riace debbano avere una maggiore agibilità. Sono stati 2 mila anni sott’acqua e sono in buone condizioni. Pensare di non poterli mandare a Pechino, non più in Russia, è un controsenso logico. Sono fermi da 41 anni, quando si mossero per il restauro a Firenze e Pertini li fece sostare a Roma. Ecco, Roma sarebbe il posto naturale per i Bronzi di Riace. Dovrebbero restare nella Capitale perché è la città che rappresenta l’Italia”.
“La legge che obbliga a tenere le opere ritrovate nel Museo statale più importante della Regione, forza i Bronzi a restare in un luogo con un andamento molto alterno dal punto di vista dei visitatori, non so se siano 40 o 60 mila ogni anno, è un numero molto limitato – ritiene Sgarbi – . E’ per questo che io proposi di averli all’Expo di Milano o un evento a New York. Il segno che lì a Reggio siano fermi e qui si muovano, dà dimostrazione dell’intelligenza della Fonderia Del Chiaro. Queste due copie non sono un falso, ma rappresentano lo spirito del mondo antico, restituirli all’acqua è un gesto d’artista. La polemica fatta a Reggio è incomprensibile, hanno una visione completamente centripeta. Parliamo di una bella città, ma ciò non significa che debbano stare solo lì, rispetto ad occasioni ogni 5 anni in cui potrebbero muoversi. Questa è una posizione che ritengo anomala, leggo polemiche inutili”.
Cosa intendo quando dico che i Bronzi sono prigionieri in Calabria? “Intendo che la Calabria si è mossa in maniera discontinua, facendo altre copie e anche un referendum. Franceschini bloccò quelle opere a Reggio, mentre altre 50 copie si muovono per l’Italia. Non capisco il senso. Il Bronzo non è sottile, sono soltanto falsità. Forse la Calabria, territorio spesso maltrattato, teme che possano portarli via per sempre. Un’idea che non è priva di fondamento se si pensa di mandarli a Roma, ma c’è una legge che impone all’opera di stare nella Regione in cui è stata ritrovata. Ma i Bronzi non sono fragili, fragile sono io, lo sono gli essere umani, le sculture non sono fragili e oggi ci sono tutti gli strumenti per muovere le sculture. Io penso che ogni 5 anni possano essere spostati in una grande capitale, sarebbe cosa giusta. Sono stati presi dall’acqua e fatti prigionieri da un’altra parte, in uno stagno. E’ un sequestro vero e proprio. Le mie parole solleveranno polemiche, ma questa non è con il direttore del Museo che è mio amico, ma con queste Commissioni di parrucconi bugiardi”.


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