Ne avevamo già parlato in passato tramite queste pagine paragonandolo, per certi versi, al Ponte sullo Stretto di Messina. Oggi torniamo a farlo, ma questa volta è per dare una notizia: è stato inaugurato il Ponte di Peljesac-Sabbioncello che collegherà Ragusa-Dubrovnik e l’estremo litorale sud della Croazia al resto del Paese. La Dalmazia meridionale è infatti separata dal territorio croato dall’unico sbocco sul mare della Bosnia-Erzegovina, chiamato il corridoio di Neum, che si affaccia sull’Adriatico per circa 20 km di costa. Questo lembo di terra, eredità dell’antica frontiera tra la Repubblica di Ragusa e l’Impero Ottomano, in seguito alla dissoluzione della Jugoslavia, è sempre stato limitato nel commercio e nel turismo, a causa della doppia dogana da dover attraversare via terra. Soprattutto in estate, il tratto vede file di auto e camion interminabili, che ricordano molto gli scali per i traghetti tra Calabria e Sicilia. Con l’inaugurazione delle ultime ore, però, questi problemi non dovrebbero esistere più, visto che il nuovo ponte permetterà di restare in territorio croato, accorciando così tempi e spazi.
Il ponte prende vita proprio al culmine della stagione turistica che in Croazia sembra destinata a riportare buona parte dei 20 milioni di turisti che vi arrivarono nel 2019, ultimo anno pre-pandemia. “Ha un’importanza enorme, non solo dal punto di vista emotivo, per l’aver finalmente collegato il territorio del Paese, ma anche per il turismo e l’economia in generale”, ha dichiarato in tempi recenti il ministro dei trasporti croato Oleg Butkovic. Un vantaggio per i cittadini croati e per il turismo: l’infrastruttura una nuova via di comunicazione per le persone di questa costa (90 mila residenti), e per gli abitanti della costiera opposta, ma anche per i visitatori che in aereo arrivano a Dubrovnik e poi decidono di esplorare l’area con un’auto a noleggio. Il tutto da oggi si potrà fare senza problemi di frontiera e ore di traffico.
Insomma, dal punto di vista dei collegamenti cambierà tutto. Anche se non è stato facile: i primi lavori, avviati nel 2007, si bloccarono per problemi di budget. Si ripartì soltanto dieci anni dopo, a quattro dall’ingresso di Zagabria nell’Unione Europea, quando all’Unione Europea arrivarono 357 milioni di euro per completare l’opera (l’85% dei 420 milioni ritenuti necessari a portare a termine l’opera). Gli ultimi passaggi sono stati curati da un’azienda cinese, che ha permesso di risolvere tutto nei tempi previsti. Adesso quindi Ragusa non è più isolata dalla Croazia, può guardare ad un futuro di investimenti per offrire ai turisti i servizi necessari. Un sogno a cui ambiscono anche Messina e Reggio Calabria, ma in Italia la battaglia ideologica è ancora lontana dall’essere risolta.



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