Reggio Calabria, moti ’70: “La risposta arrogante del Presidente del Consiglio Colombo alla domanda di giustizia di Reggio” | VIDEO

“La risposta arrogante del Presidente del Consiglio Colombo alla domanda di giustizia di Reggio” è la terza conversazione, organizzata dal Circolo Culturale "L'Agorà", di una serie di conversazioni sulla Rivolta che faranno parte del nuovo programma sui Moti del 1970

Venerdì 15 luglio il Circolo Culturale “L’Agorà” è stata organizzata la prima di una serie di conversazioni sulla Rivolta che faranno parte del nuovo programma sui Moti del 1970. L’iniziativa, in argomento per l’intero mese di luglio, prevede una serie di conversazioni che coinvolgeranno studiosi, protagonisti di diversa provenienza che ricorderanno fatti, circostanze, storie di uomini, di quelle circostanze storiche che coinvolsero l’intero territorio. “La risposta arrogante del Presidente del Consiglio Colombo alla domanda di giustizia di Reggio” è il titolo della terza conversazione, alla quale ha partecipato in qualità di gradito ospite l’onorevole Fortunato Aloi.

La prima parte della conversazione è stata caratterizzata dalla visione della seduta Parlamentare del 12 febbraio del 1971, quando il Presidente del Consiglio Emilio Colombo, rivolgendosi ai reggini, si augurava che quella popolazione potesse […] imboccare la via della pacificazione, ma che ove avesse voluto malauguratamente perversare in questo atteggiamento di rivolta, in questo caso la forza sarebbe una decisione dolorosa e amara […] e dalla conseguenziale analisi da parte del gradito ospite del Circolo Culturale “L’Agorà”.

Nel 1970, in seguito alla crisi del governo Rumor, il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, dopo un primo fallimentare tentativo compiuto con Andreotti, affidò a Colombo l’incarico di formare il nuovo governo. Si trattò di un esecutivo di centro-sinistra, sostenuto da DC, PSI, Partito socialista democratico italiano (PSDI), Partito repubblicano italiano (PRI), il quale offriva garanzie di chiusura riguardo a qualsiasi ipotesi di avvicinamento ai comunisti. Entrato in carica il 6 agosto 1970, il Governo fu impegnato nel piano di riforma del fisco (basato sulla progressività delle imposte, sull’assestamento dell’Iva e sull’approvazione di leggi sulla casa e sull’esproprio dei suoli), i cui decreti applicativi sarebbero stati approvati quando, fra il 1973 e il 1974, Colombo avrebbe assunto la guida del ministero delle Finanze nel IV governo Rumor.

Una delle prime e più spinose questioni che Colombo dovette affrontare nell’autunno-inverno del 1970 fu quella della rivolta di Reggio Calabria, la cui gestione avrebbe richiesto finanche l’impiego di contingenti militari; si era nel vivo dei processi istitutivi delle Regioni, segnati in Calabria da azioni intimidatorie e scontri innescati dalla decisione di individuare in Catanzaro la città capoluogo. A seguito della Rivolta di Reggio Calabria, il Comitato interministeriale per la programmazione economica deliberò un programma di investimenti industriali da realizzare in Calabria ed in Sicilia predisposti da aziende a partecipazione statale e da aziende private. Tale programma si proponeva di creare circa 39.500 nuovi posti di lavoro, di cui 14.860 in Calabria e 24.640 in Sicilia. Nonostante l’ingente impegno economico, le ricadute sia industriali che occupazionali del “pacchetto Colombo” furono al di sotto delle aspettative: uno dei casi più emblematici fu l’impianto Liquichimica Biosintesi di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, il quale fu chiuso a pochi mesi dalla sua inaugurazione a causa della pericolosità dei mangimi prodotti, mentre il pezzo più consistente era il Centro siderurgico di Gioia Tauro che, da solo, avrebbe dovuto dare occupazione a 7.500 operai.

Il piano Colombo si sciolse come neve al sole. Il rapporto di Emilio Colombo con la Calabria, non si ferma soltanto al famoso “pacchetto”, ma va oltre, visto che il padre Angelo, un impiegato della Camera di Commercio della città, era originario di Reggio Calabria, mentre nel 1949, venne incaricato dall’allora allora ministro all’Agricoltura e foreste Segni, a recarsi a Melissa, oggi in provincia di Crotone ma allora ricadente in quella di Catanzaro, dove il 29 ottobre dello stesso anno si registrarono 3 morti e 15 feriti tra i braccianti agricoli che si recarono sui latifondi per chiedere il rispetto dei provvedimenti emanati nel dopoguerra dal ministro dell’Agricoltura Fausto Gullo e la concessione di parte delle terre lasciate incolte dalla maggioranza dei proprietari terrieri. A Colombo fu affidato il mandato di gestire le trattative con i sindacati, affinché fosse ripristinato l’ordine e raggiunto l’accordo di procedere, con la mediazione delle istituzioni democratiche, alla distribuzione delle terre attraverso procedure legali di assegnazione. Dopo la questione del famoso “pacchetto”, il governo Colombo proseguì anche sulla linea del controllo dei conti pubblici e della rigorosa politica monetaria attraverso il cosiddetto decretone economico Colombo (approvato col ricorso al voto di fiducia per via dell’ostruzionismo esercitato dalle opposizioni), con il quale si puntò al controllo delle ondate inflazionistiche e al sostegno della produzione interna.

Tra il 1971 e il 1972, inoltre, furono inaugurati gli stabilimenti Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco e Fiat di Termoli, all’interno di un piano di industrializzazione per il Mezzogiorno che aveva visto in Colombo uno degli artefici negli anni in cui era stato alla guida del Tesoro. La fine dell’esecutivo a guida Colombo, datata 17 febbraio 1972, avvenne in concomitanza con l’elezione di Giovanni Leone alla Presidenza della Repubblica: rassegnate, come di prassi, le dimissioni ‘di cortesia’ al nuovo capo dello Stato, Leone conferì nuovamente l’incarico a Colombo. Le consultazioni, tuttavia, resero subito evidenti l’indisponibilità delle forze di maggioranza a proseguire con un nuovo governo che fosse la naturale prosecuzione del precedente esecutivo. Fu presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 6 agosto 1970 al 18 febbraio 1972. Esponente di spicco della Democrazia Cristiana, è stato più volte ministro della Repubblica (in particolare Ministro degli affari esteri, Ministro delle finanze, Ministro del tesoro e Ministro del bilancio).

Deputato alla Camera dal 1946 al 1992, europarlamentare dov’è stato Presidente del Parlamento Europeo e ha presieduto la Commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo. Nel 1970, in seguito alla crisi del governo Rumor, il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, dopo un primo fallimentare tentativo compiuto con Andreotti, affidò a Colombo l’incarico di formare il nuovo governo. Si trattò di un esecutivo di centro-sinistra, sostenuto da DC, PSI, Partito socialista democratico italiano (PSDI), Partito repubblicano italiano (PRI). Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data dal 15 luglio.