Una vita blindata, quella di Carmine Zappia, ormai da 3 anni sotto scorta per aver denunciato i suoi aguzzini. Adesso, l’imprenditore calabrese che ha mandato in carcere i Mancuso, testimone di giustizia originario di Nicotera, si sente solo, abbandonato dai suoi stessi concittadini, dice, ma “anche dalla giustizia”. In Corte d’Appello, a Vibo, al boss Antonio Mancuso è stata ridotta la pena a 7 anni e 6 mesi ed è stata esclusa anche l’aggravante mafiosa. “Sto iniziando a pensare che denunciare non è una cosa utile”, ha esordito Zappia in un’intervista rilasciata ai microfoni Rai.
“Denunciare non ti porta a niente – prosegue ancora il testimone di giustizia – . Adesso sono sotto protezione, non rischio la vita, ma, anche se non ti ammazzano fisicamente, ti ammazzano le persone perché non vengono più ad acquistare nei tuoi negozi. Ti ammazza lo Stato, che ti mette l’ipoteca sui beni invece di tutelarti. Ti ammazza la giustizia perché non assegna delle pene adeguate e certe. Non vedo il divano perché dovrei presentarmi col camion con scritta ‘Zappia’ a casa di un signore che, lo vede il boss, e gli dice ‘ti sei comprato il divano da quell’infame?’. Dall’occhio del cittadino onesto, mi si dice ‘vedi, hai denunciato e cosa hai ottenuto? Loro sono liberi e tu sei isolato. Ad altri che sono in questa situazione non saprei cosa consigliare, se fare la denuncia, continuare a pagare e sottostare al potere mafioso”.


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