In Calabria gli stipendi più bassi d’Italia. Mentre nel nostro Paese galoppa il caro-vita e l’inflazione raggiunge livelli record (mai così alta dal 1986), arriva un altro dato che fa emergere la difficoltà economica delle famiglia. Da un lato il forte divario tra le retribuzioni, stagnanti da troppi anni, dall’altro gli aumenti costanti dei prezzi al consumo. L’Osservatorio statistico dell’Inps ha quindi diffuso i dati 2020 degli stipendi medi nelle diverse regioni d’Italia e nei diversi settori d’impiego. In cima alla classifica il Trentino Alto Adige (23.338 euro lo stipendio medio annuo lordo), segue l’Emilia Romagna (23.232 euro), il Friuli Venezia Giulia (23.127 euro) e il Piemonte (22.719 euro). Sopra la media nazionale (20.311 euro) anche Lazio (22.583 euro), Veneto (22.217 euro), Liguria (22.217 euro) e Lombardia (22.217 euro). Agli ultimi posti, invece, troviamo esclusivamente Regioni del sud con Basilicata (17.621 euro), Puglia (17.128 euro) e appunto Calabria (16.161 euro).
Ad incidere sul dato potrebbe essere il problema del lavoro “nero”, ma è solo questo ad abbassare il dato medio delle mensilità: la retribuzione media annua di un lavoratore italiano è, infatti, ferma da 30 anni ed è la più bassa d’Europa. Il guadagno medio annuo di un lavoratore europeo, tra i 30 e i 49 anni, è pari a 26.850 euro; per non parlare poi di altri Paesi che dell’Ue non fanno neanche parte, come la Svizzera dove il guadagno medio annuo di un lavoratore si attesta intorno ai 67 mila euro, ovvero più del triplo che in Italia, oppure i 40 mila euro annui percepiti dai lavoratori della Norvegia o della Svezia o della Danimarca. Inoltre l’Italia è l’unico paese Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in cui gli stipendi sono diminuiti negli ultimi trenta anni del 3%, contrariamente ad altri paesi come Germania e Francia dove gli aumenti sono stati superiori al 30%.
Dunque l’Italia resta ferma al palo, anzi retrocede pure. Nel presente, per aggravare la situazione, a causa dei rincari le famiglie si sentono più povere.. Secondo le stime preliminari dell’Istituto nazionale di statistica, a maggio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) registra un aumento del 6,9 per cento su base annua. Un ulteriore impennata che si riflette sul carrello della spesa con l’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona e dei servizi relativi ai trasporti. E come non menzionare l’aumento dei prezzi sull’energia. È evidente, quindi, che laddove si guadagna meno, come proprio la Calabria, emergono con chiarezza le difficoltà ad arrivare a fine mese. Il Governo non può girare le spalle di fronte ad una difficoltà del genere.


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