Politica e giustizia. Sono questi i temi affrontati ieri su Quarta Repubblica, trasmissione di Nicola Porro, per raccontare la storia di Carolina Girasole, ex sindaco di Isola di Capo Rizzuto. Una vicenda giudiziaria iniziata nel dicembre 2013 e terminata dopo 7 anni. “Il 2 dicembre alle 3 di mattina bussano alla porta di casa, in quel momento chiamo mio marito e io mi spavento – racconta Girasole – . I cinque anni precedenti avevo fatto il sindaco con il centrosinistra, ho amministrato quel territorio scontrandomi con centri di potere all’interno dell’ente e con interessi molto particolari all’esterno. E con questo non intendo solo la ‘ndrangheta, ma con interessi di altre strutture”.
“C’è stato uno scontro molto forte con questa gente, quando si fa l’interesse della comunità è normale aspettarsi una reazione – prosegue Girasole – . E io quella notte mi aspettavo qualcosa del genere, avendo avuto macchine incendiate e minacce di morte, ho vissuto una vera persecuzione. Sono stati cinque anni di resistenza. E invece a bussare alla porta era la Guardia di Finanza, la strada invasa di pattuglie. Ci hanno consegnato queste ordinanze di custodia cautelare con arresti domiciliari, l’accusa è voto di scambio con la cosca di ‘ndrangheta. In quel momento mi crolla il mondo addosso, i primi giorni ero così fiduciosa di dimostrare con le decine di atti fatti durante il mio mandato a dimostrare parlando col pm che era stato un errore, che qualcosa non aveva funzionato. Il pm però si rifiuta di parlare con me, due richieste non hanno parlato a niente”.
Da sindaco anti-‘ndrangheta a mostro di Isola di Capo Rizzuto
Una storia, l’ennesima, di (in)giustizia e di accanimento. Un percorso lungo prima di poter dimostrare la verità che, secondo quanto affermato dalla biologa Carolina Girasole, non era il reale obiettivo del pm. “Io e mio marito abbiamo fatto 162 giorni di arresti domiciliari, siamo passati da 2 Tribunali della Libertà e 2 Cassazioni – ricorda ancora l’ex sindaco – . Nel momento dell’arresto i giornali mi trattano come il mostro, da sindaco della legalità e dell’anti-‘ndrangheta improvvisamente vengo sbattuta in prima pagina a livello internazionale. E’ accaduto anche che giornalisti molto famosi dicessero che ero collusa con la mafia, quelli non erano articoli ma sentenze di condanna senza conoscere gli atti”.
Il momento momento peggiore arriva “quando ho sentito le due intercettazioni con il computer di famiglia. Nell’ordinanza, in cui si diceva che io avrei avuto 1350 voti dai mafiosi, non c’era scritto quello che veniva detto nelle intercettazioni. Quelle persone non si riferivano a me. La Guardia di Finanza ha anche trascurato una parte in cui ce l’avevano con me, soltanto in un secondo momento trascritta dalla nostra difesa”.
Visto l’errore nelle intercettazioni l’ex sindaco Girasole viene assolto in primo grado di giudizio, ma la Procura non si arrende: “si va in Appello, dove cercano di portare ancora prove. Costrutti, prove, il pm aveva un’idea e non ha mai cercato la verità, voleva soltanto dimostrare quella che era una sua ipotesi. Ha costruito un percorso togliendo intercettazioni, togliendo qualche atto, magari portandomi come testimone che io avevo combattuto come Consigliere Comunale. La via vita è stata completamente rovinata, sette anni e mezzo non si cancellano. Il mio cervello in quegli anni era ogni secondo su quella accusa, avevo rabbia perché non riuscivo a spiegarmi come era possibile che da quella chiarezza si potesse arrivare ad una situazione del genere. Credo che il pm non abbia affrontato la questione con obiettività, non sono mai stata sentita, non mi ha mai voluta incontrare e guardare in faccia. Il mio segretario comunale mi disse che non cercano mai di contattarlo, chi meglio di lui poteva sapere la verità”.
“Non cercavano la verità – conclude quindi Girasole – , volevano soltanto dimostrare una loro ipotesi. Il mio nome era altisonante, forse stavano cercando di fare lo scoop. Questo ha avuto un costo altissimo nella vita della mia famiglia, delle mie figlie, ma anche per quel progetto politico che a Isola stava cercando di portare un cambiamento, invece è stato totalmente distrutto”.


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