Sanità in Calabria, revocata la nomina di Bortoletti. Morra: “inaccettabile sconfitta dello Stato, ipotesi ‘ndrangheta?”

Nicola Morra chiede di chiarire “cosa sia successo e per quale motivo sia stato dapprima ritenuto necessario nominare due sub-commissari e per quale motivo uno non abbia potuto assumere l’incarico affidatogli venendo ora quella posizione addirittura eliminata, lasciando ogni responsabilità ad un solo sub-commissario”

La revoca del colonnello Maurizio Bortoletti da sub commissario ad acta per il rientro del debito nella sanità è “la sconfitta dello Stato in Calabria”. Ad affermarlo è il senatore Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia. Il Consiglio dei Ministri di ieri “ha abbassato la testa, meglio l’ha piegata ed ha accettato che un’amministrazione dello Stato non abbia dato applicazione alla propria decisione – quella di nomina del colonnello dei carabinieri Maurizio Bortoletti a sub commissario ad acta per il piano di rientro dal disavanzo sanitario – del 18 novembre scorso. Cosa significa questo? Semplice, che una decisione del Consiglio dei Ministri è, agli occhi degli italiani, una decisione comunque eludibile, aggirabile, una caxxata insomma. Chi in Italia pretende la certezza della pena, ragioni se non sia il caso di esigere la certezza del diritto, perché qui non è un problema di sanzioni, a meno che per qualcuno Bortoletti, per i risultati in precedenza ottenuti, non sia stato ritenuto una sanzione, una iattura”.

“Ci spiegheranno, i normalizzatori, i giustificazionisti, che il codicillo tale e quello talaltro impedivano che la situazione di stallo perdurasse ancora, e che pertanto si sia dovuto prendere atto dell’impossibilità di dar esecuzione ad una volontà del Consiglio dei Ministri – prosegue Nicola Morra – . Ma a questo punto qualsiasi decisione può diventare “aria fritta”! È proprio questo il nodo del problema: lo stallo creatosi dalla nomina di Bortoletti a ieri e chi lo ha determinato nell’impedire l’attuazione di una decisione, legittima, di un Governo, legittimo, anche se politicamente sgradevole e, oggi, ridicolo! Eppure per consentire a Bortoletti di arrivare in Calabria sarebbe bastato copiare le virtuose esperienze di commissariamento a lieto fine (Pompei, oppure la ULS di Salerno). Oppure seguire le chiare, quasi elementari, spiegazioni del Ragioniere Generale dello Stato”.

“Niente. Lo Stato ha preferito abdicare”

“Ora ci diranno che alla Calabria hanno dato questo e quest’altro. Che stanno arrivando centinaia di milioni di euro. O che a Catanzaro abbiamo i bilanci in attivo, mentre nulla è cambiato, dimenticando, però, di dirci che si tratta solo dell’azzeramento causa Covid della mobilità passiva, quella dei calabresi costretti a curarsi altrove. Che, meglio ricordarlo, la Corte dei Conti ha calcolato dal 2008 al 2019: poco meno di 3 miliardi di euro. Forse dobbiamo prendere atto che lo Stato ha abdicato già da tempo alla soluzione dei problemi della sanità calabrese, e, temo, della Calabria in generale. Non è tollerabile che a distanza di oltre sette mesi dalla nomina il Consiglio dei Ministri abbia proceduto ad una revoca senza fornire spiegazioni”.

Delle due l’una: “o la nomina non si poteva fare (nel qual caso la responsabilità di sette mesi di ritardo deve essere cercata fra le fila del Governo) o non si è voluto dare attuazione ad una legittima disposizione di nomina adottata dal Governo al completo (nel qual caso restano da chiarire le modalità di questo mini-golpe che ha portato un corpo militare a non dare attuazione alle legittime direttive dettate dal Consiglio dei Ministri). Qualcuno dovrà chiarire cosa sia successo e per quale motivo sia stato dapprima ritenuto necessario nominare due sub-commissari e per quale motivo uno non abbia potuto assumere l’incarico affidatogli venendo ora quella posizione addirittura eliminata, lasciando ogni responsabilità ad un solo sub-commissario”.

La Corte Costituzionale con la Sentenza n.168 del 23 luglio 2021 aveva stabilito chiaramente quali compiti abbia lo Stato con riferimento al commissariamento della sanità calabrese. Nulla può spiegare il concetto meglio della motivazione della Consulta, spiega Morra: “lo Stato non può mancare di raggiungere l’effetto utile ed è tenuto ad impegnare, se del caso, le proprie migliori energie e anche adeguate risorse finanziarie”. Il Giudice delle leggi ha evidenziato come sino ad ora le norme avevano “in ultima analisi escluso la possibilità che il commissario ad acta sia sin dall’inizio assistito da una adeguata ed efficace struttura di supporto extra regionale”. Con riferimento ai compiti del commissario si riferiva però che “non può essere certo attuato attraverso il mero avvicendamento del vertice, senza considerare l’inefficienza dell’intera struttura sulla quale tale vertice è chiamato a operare in nome dello Stato. …… l’effetto utile … non può, infatti, che essere perseguito attraverso un intervento che comporti una prevalente sostituzione della struttura inefficiente con personale esterno altamente qualificato fornito direttamente dallo Stato – e di cui sarebbe opportuno che l’onere sia a carico della stessa autorità centrale –, in modo da evitare anche ogni possibile condizionamento ambientale”.

La Consulta, dunque, riconosceva “la necessità di una discontinuità nell’intervento e di un affiancamento forte e straordinario dello Stato, in particolare da parte dei Ministeri della salute e dell’economia e delle finanze, al fine di attuare effettivamente il piano di rientro e al contempo di porre le condizioni per una possibile successiva uscita dal commissariamento”. Già la Consulta aveva avuto modo di precisare, nella sentenza n. 233 del 2019, che “l’effettiva rispondenza delle misure adottate dal legislatore del 2019 allo scopo perseguito di “risanamento del servizio sanitario” e, soprattutto, di tutela del “rispetto dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario” nella Regione Calabria … dovranno essere attentamente monitorate da parte dello Stato, e valutate in concreto, in sede applicativa delle misure stesse”. E questo intervento della Consulta “legittimava l’intervento dello Stato nel garantire al commissario ad acta una struttura di supporto importante, capace di offrire allo stesso commissario la possibilità di essere efficace, perché “le nozze non si fanno con i fichi secchi”!”.

“A questo punto però, con la revoca di Bortoletti, hanno perso il Governo, lo Stato, i calabresi onesti che lottavano per una sanità pubblica trasparente e gestita nel rispetto delle leggi, delle regole. Ed ha vinto chi vuole la Sanità calabrese al di fuori del controllo dello Stato. Che sia la ‘ndrangheta collusa con certi interessi politico-criminali?”, conclude il senatore Morra con una domanda.