Il Ponte sullo Stretto a tre campate è semplicemente utopia. E’ quanto ha sottolineato nuovamente Enzo Siviero, l’ingegnere padovano esperto nella realizzazione di questo tipo di infrastrutture e da sempre sostenitore dell’opera di collegamento stabile tra Messina e Reggio Calabria. Come più volte ribadito anche da tecnici esperti e geologi, l’unico vero progetto attuabile e (finora approvato) è quello del Ponte sospeso ad una sola campata. Tutte le altre ipotesi richiederebbero anni di studi sulla fattibilità e sarebbero un pretesto per coloro che l’infrastruttura non vogliono realizzarla.
“La relazione della Commissione tecnico-scientifica del ministero delle Infrastrutture, pubblicata lo scorso anno, sostiene che il ponte a tre campate presumibilmente costa meno, una terminologia inadatta all’ambito scientifico dove ci si quantificano sempre i costi – sottolinea Siviero, rettore dell’Università eCampus, in un’intervista rilasciata al Giornale – . Posare i piloni nello Stretto di Messina significa lavorare con correnti che vanno da 3 a 8 nodi. Servirebbero i rimorchiatori solo per tenere le sonde. Il fondale è profondo oltre 100 metri in alcuni punti: a quella profondità non solo è quasi impossibile spianare la superficie, ma mancano anche i sistemi per il consolidamento del terreno che andrebbero sperimentati. Senza contare che la gestione dei materiali di scavo sarebbe un’impresa improba”.
Le problematiche di una struttura a tre campate sono quindi di tipo tecnico: “i piloni sarebbero posati nei pressi di una decina di faglie in un’area a forte rischio sismico. Inoltre i blocchi di ancoraggio del Ponte a tre campate insisterebbero su zone abitate di Messina con un impatto mostruoso. Infine renderebbe molto più difficoltoso il transito delle navi, a differenza di quello a campata unica”. Il dubbio che sorge di conseguenza è, ma allora, perché sono stati finanziati nuovi studi di fattibilità? Siviero spiega: “ho detto anche al ministro Giovannini che questa operazione è nata perché il governo non vuole fare l’opera. C’è un progetto definitivo che si può tradurre in esecutivo e che ha ottenuto tutti i nulla osta e le certificazioni prescritte salvo quella del ministero dell’Ambiente, preoccupato per il volo degli uccelli e delle rotte dei cetacei. Blocchiamo un’opera da 7 miliardi per i cetacei!”.
I risultati di questi studi dovrebbero arrivare in primavera, ci troviamo a maggio ed ancora non si hanno grosse novità. “È un paravento per portare avanti la questione – ritiene Siviero – . Hanno affidato a Rfi 50 milioni per la gara internazionale, serviranno tre mesi per bandirla e mi auguro che la vinca Italferr perché è una società italiana. Se tutto va bene, si finirà nel 2023, altrimenti nel 2025 nonostante un progetto preliminare approvato dal Cipe e circa 400 milioni già spesi per la progettazione senza nessun presupposto che giustifichi il cambio del progetto. Come ho detto: è una questione politica determinata da chi non è favorevole al Ponte, come i grillini”.
Insomma, l’unica soluzione reale è concreta per il prof. Siviero rimane sempre quella del ponte a campata unica: “la sezione dell’infrastruttura è stata testata in dieci gallerie del vento, proprio per testare la deformazione indotta dal vento. Basti pensare che il Ponte è diventato il modello per tutti i ponti sospesi come quello realizzato sui Dardanelli. E comunque il contractor è partecipato da società con grande esperienza sui ponti sospesi come la danese Cowi e l’italiana Webuild, con la supervisione dell’americana Parsons, una garanzia”.


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