Pnrr, infrastrutture sostenibili e l’assist fornito da Salini al Governo italiano

L'Amministratore Delegato di Webuild ha analizzato quali dovrebbero essere le mosse del Governo per sfruttare al meglio il Pnrr, un riferimento velato potrebbe essere indirizzato al Ponte sullo Stretto di Messina

“Il Pnrr è uno stanziamento importante, ma dobbiamo uscire dalla logica salvifica e considerarlo una parte di ciò che il sistema Paese deve scaricare a terra per realizzare in modo sostenibile le nuove infrastrutture e la manutenzione che servono all’Italia. Ci sono oggi 400 miliardi di euro da spendere in totale, tra Pnrr, risorse di bilanci e fondi di sviluppo per la coesione, ma serve una coesione ed una determinazione a livello di sistema Paese per pensare, progettare e avviare le opere nel rispetto delle scadenze programmate. Le ripercussioni della guerra, stiamo iniziando a capirlo, saranno durature e continueranno ad avere impatto su costi e disponibilità delle materie prime. Occorre concentrare le risorse disponibili su progetti sostenibili che hanno effettiva capacità di essere realizzati, soprattutto per il Sud, ricco di talenti e di voglia di fare, perché il Sud non perda anche il treno del Pnrr”. E’ questa la visione di Pietro Salini, Amministratore Delegato di Webuild, intervenuto nel corso del webinar Molto Economia “Nuovi scenari economici globali: le sfide da superare per l’#Italia2030”, organizzato dal quotidiano Il Messaggero, per stimolare un confronto con imprese e istituzioni su nuove sfide e ostacoli alla realizzazione del PNRR alla luce dei nuovi scenari globali.

Inutile nascondere il fatto che Pietro Salini sia un profondo estimatore del Ponte sullo Stretto di Messina e di come l’analisi su “infrastrutture sostenibili” possa anche riferirsi a quel tipo di opera. Un collegamento stabile tra le sponde di Sicilia e Calabria che rappresenterebbe un’alternativa agli spostamenti via mare e ridurrebbe di molto i tempi di percorrenza tra l’Isola e la Penisola Italiana. WeBuild si è detta disponibile a costruire il Ponte, si procederebbe tramite il project financing, dando cioè la possibilità al privato di riavere indietro la somma della spesa nel tempo attraverso la riscossione del pedaggio, ma finora dal Governo non c’è stato alcun passo in avanti. Anzi, con la spesa di 50 milioni di euro per effettuare nuovi studi di fattibilità, sembra che si voglia rimandare la scelta di costruire l’importante infrastruttura.

“Per quello che abbiamo potuto approfondire ad oggi – ha aggiunto Salini parlando del tema dei prezzi – , il Dl Aiuti presentato dal Governo in questi giorni viene incontro al settore delle costruzioni, pur non essendo risolutivo, ma il Governo nel suo insieme sta dedicando grande attenzione al tema. Serve trovare soluzioni per un ristoro duraturo dei sovrapprezzo ad oggi sostenuti dalle imprese. Serve valutare soluzioni, anche prendendo spunto da quelle già adottate all’estero e nel resto d’Europa, per prevedere nei contratti meccanismi di adeguamento automatico dei prezzi in modo strutturale e non contingente”.

“L’Italia oggi – ha proseguito – deve fare una scelta politica per orientare tutte le decisioni verso il modello di Paese che vorremo essere nel 2030 e nel 2040. Ma deve essere chiaro che qualunque scelta fatta dovrà necessariamente poggiare su un sistema integrato e funzionale di infrastrutture. E i cantieri di oggi sono le infrastrutture di domani. Cosi come le infrastrutture esistenti, se manutenute in modo continuativo, saranno il nostro patrimonio infrastrutturale di domani. L’esperienza del Ponte Genova San Giorgio evidenzia come la manutenzione delle infrastrutture italiane, molte nate nel dopoguerra, sia una attività non straordinaria ma ordinaria su cui il Paese deve investire per puntare alla sicurezza dei cittadini in modo preventivo”.

“Concludo con due temi che ritengo pilastri di questa strategia di sviluppo del Paese e delle infrastrutture, la sicurezza e la formazione delle risorse necessarie per questo piano. Questo è un settore in cui il Pnrr può creare occupazione per circa 100 mila persone, specializzate e non, e questo significa un intervento fondamentale in un settore che nell’ultimo decennio ha tristemente assistito all’uscita di 800 mila persone. Nella formazione rientra il tema della sicurezza sul lavoro che ci deve vedere tutti coinvolti, con un approccio proattivo che obblighi all’adozione di processi adeguati e di una cultura di sicurezza diffusa – ha concluso Salini – . Occorre investire in sicurezza in modo continuativo come avviene nel resto del mondo e prevedere una spesa adeguata. Perché la sicurezza delle persone non deve essere oggetto di sconto”.