Il Comitato Civico per la tutela e la valorizzazione di piazza De Nava, apprezza la proposta di Miti Unione del Sud e della Rete dei Comitati di Quartiere sull’opportunità di un dibattito pubblico ampio e coinvolgente sul destino che incombe sulla piazza storica di Reggio Calabria. Il Comitato è composto anche dai rappresentanti delle associazioni che, fin dal marzo dello scorso anno, hanno espresso la loro contrarietà alla demolizione di piazza De Nava progettata dalla Soprintendenza. “Ciononostante – si legge in una nota – il Comitato ritiene opportuno evidenziare alcune imprecisioni presenti nel comunicato di Miti e puntualizzare alcuni aspetti del proprio operato. Una formale richiesta di democratico confronto, suffragata dall’appoggio del prof. Salvatore Settis, si è posta già nella primavera dello scorso anno. Reiterata per ben due volte, nei mesi successivi e a inizio del 2022 anche tramite formale richiesta al ministro Franceschini, che ha imposto alla Segreteria Regionale del Mic di rispondere ai nostri quesiti, tale richiesta è stata sempre elusa dalla Soprintendenza, che si è rintanata dietro un antidemocratico e ostinato silenzio”.
L’informazione sul tema è stata ampiamente proposta sui media e sui social, anche l’orientamento da parte della cittadinanza è stato raccolto e analizzato. “I risultati hanno certificato una quasi unanime contrarietà alla demolizione da parte della cittadinanza”, fa notare il Comitato, che poi sottolinea: “non c’è stata alcuna aprioristica opposizione né tantomeno lo spostamento della questione in un ambito politico, facendo particolare attenzione a questo ultimo aspetto”. “Fin ora si è portata avanti una battaglia di etica sociale e di estetica urbanistica contro il sostanziale tradimento da parte della Soprintendenza della sua mission di tutela e conservazione. Precisato ciò, la disponibilità a collaborare con tutta la parte non compromessa dell’associazionismo reggino, in un’ottica di comune maggiore interesse cittadino, è sincera e ampia – conclude il comunicato – . Questa è una democratica battaglia etica ed estetica, di civiltà, contro l’incultura urbanistica e l’ignoranza della storia dell’architettura: è in questo alveo squisitamente culturale che dev’essere mantenuta, senza particolarismi né derive politico/partitiche”.


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