Non solo in Calabria: anche a Roma ci sono i “nemici del Termovalorizzatore”

Il sindaco Roberto Gualtieri ha subito avviato il procedimento per la realizzazione di un "gioiello da 700 milioni di euro", ma sta incontrando in queste ore il dissenso di una parte del Consiglio Comunale

Non solo in Calabria, anche a Roma c’è chi si oppone alla realizzazione del Termovalorizzatore. Hanno tenuto banco negli ultimi giorni le proteste dei sindaci della Piana a Gioia Tauro contro la decisione del Governo Regionale guidato da Roberto Occhiuto, manifestazioni che hanno messo in risalto il contrasto ideologico tra il centrosinistra calabrese e quello capitolino. Seppur esponente del Pd, il primo cittadino Roberto Gualtieri ha subito avviato il procedimento per la realizzazione di un “gioiello da 700 milioni di euro”, ma sta incontrando in queste ore il dissenso di una parte del Consiglio Comunale.

A guidare le voci contrarie è il consigliere capitolino del M5S Paolo Ferrara, che in una nota scrive: “vogliamo una economia circolare e vogliamo difendere la transizione ecologica. Loro hanno già deciso di scartare tutte le alternative e hanno scelto gli interessi di alcuni a discapito della salute dei romani. L’inceneritore che ci costerà 700 milioni di euro non serve a risolvere l’immondezzaio in cui si trova Roma ora, ma a bruciare rifiuti nel 2033 e per il ventennio successivo. Un investimento sbagliato, insalubre e che farà perdere denaro ai cittadini romani e ne metterà tanto altro nelle tasche di speculatori senza scrupoli. Lo dico chiaro e tondo: sono disposto a incatenarmi al cantiere per impedire questo scempio. Qualcuno pensa che questo progetto infame si possa fermare con le chiacchiere, ma non si accorge che sta minando le basi di un futuro sostenibile per le nuove generazioni; con chi ha già deciso il male si risponde con fermezza e non con i giochi di parole”.

Parole che sembrano molto di circostanza, esattamente come quelle del centrosinistra in Calabria. Il Termovalorizzatore è piuttosto un processo moderno e innovativo per trattare i rifiuti non riciclabili: l’indifferenziato verrebbe così conferito nell’inceneritore e scaricato nella vasca di raccolta e miscelazione. Da lì i rifiuti caricati nelle caldaie delle tre linee di combustione, la cui temperatura è regolata a oltre 1.000 gradi, per l’ossidazione completa dei rifiuti. Il calore prodotto dalla combustione genera vapore ad alta pressione, che viene immesso in un turbogeneratore per la produzione di energia elettrica e, successivamente, utilizzato per scaldare l’acqua che alimenta la rete del teleriscaldamento della città. Ogni linea di combustione ha un trattamento fumi dedicato. Per quanto riguarda la depurazione, già nella camera di combustione i fumi vengono trattati con ammoniaca, per abbattere gli ossidi di azoto. Successivamente passano attraverso un sistema catalitico per l’ulteriore riduzione degli ossidi di azoto e di ammoniaca. In uscita dal circuito della caldaia, arrivano a un sistema di depurazione e filtrazione, che trattiene i microinquinanti, tra cui metalli pesanti, diossine e furani. I fumi depurati passano attraverso filtri a maniche, che trattengono tutte le polveri in sospensione, e quindi convogliati al camino.

Di esperienze positive se ne trovano in giro per il mondo: basta pensare ai centri di Torino e Bolzano, ma anche quelli dell’Emilia Romagna, oppure di Amsterdam e Copenhagen se si dà uno sguardo al continente europeo. Le più recenti innovazioni tecnologiche permettono di abbattere al massimo le emissioni inquinante prodotte dall’incenerimento dei rifiuti, eliminando però quelle dei tir per il trasporto dei rifiuti e per la gestione di ipotetiche nuove discariche. E come detto, l’altro vantaggio è la produzione di energia elettrica, una questione non di poco conto considerato le tensioni in Ucraina che stanno cambiando gli assetti geopolitici e commerciali anche sul tema energetico. La conclusione a cui sia Gualtieri che Occhiuto sono arrivati è quella più solida, si tratta di un piano avanzato, mentre tutto il resto è pura propaganda politica.