Reggio Calabria, domani l’udienza d’Appello su Ciro Russo per il tentato omicidio di Maria Antonietta Rositani. Le domande di papà Carlo

Reggio Calabria: domani alla Corte d'appello l'udienza per il tentato omicidio di Maria Antonietta Rositani

“Domani, mercoledì 20 aprile 2022 alle ore 11,00 saremo presenti con avvocati, periti e tutta la famiglia Rositani all’udienza che si terrà alla Corte d’appello di Reggio Calabria. Speriamo che sia l’ultima udienza di questo lungo disumano e pauroso “calvario”. E alla fine dell’udienza ci dovrebbe essere anche da parte della Corte D’appello di Reggio Calabria la sentenza che dovrà stabilire se l’ex marito di mia figlia fosse capace di intendere e di volere nel momento dell’agguato di quel 12 marzo del 2019.  Una data che mai più si cancellerà dai nostri cuori. Quello che è accaduto a Maria Antonietta è qualcosa di disumano orribile. Un padre che tenta di bruciare viva la madre dei due suoi figli Annie e William”. Lo afferma papa Carlo Rositani in una lettera inviata a StrettoWeb.

“E le parole pronunciate in aula del tribunale di Reggio Calabria da parte del Procuratore Capo della Repubblica Dottor Giovanni Bombardieri prima della sentenza di Primo Grado che condannava Ciro Russo a 18 anni di reclusione e tre di sorveglianza speciale rimarranno storia scritta su carta anima e cuore tra le pagine più brutte della nostra bella Reggio. Quello che ha commesso Ciro Russo quel giorno quella mattina alle ore 8:37 del 12 marzo del 2019 è qualcosa di orribile che resterà scritto per sempre nella pagina della nostra bella città di Reggio Calabria. Sono state le parole del Procuratore Capo della Repubblica di Reggio Calabria Dott. Giovanni Bombardieri che nell’ultima udienza accanto al Vice Capo della Procura dott. Gerardo Dominijanni ha detto nel silenzio dell’Aula del Tribunale col cuore pieno di umanità e umiltà. Da uomo di legge e da servitore dello Stato in cui io credo.
Infatti quella mattina in aula, accanto al Pubblico ministero Paola D’Ambrosio, era presente anche il Procuratore capo che ha sostenuto la tesi accusatoria e chiesto venga applicata la pena massima senza attenuanti.

“Siamo abituati a processi di mafia – ha detto Bombardieri – e quello davanti al quale ci troviamo di fronte è l’atto più grave commesso a Reggio Calabria”.

Stupende meravigliose parole che danno speranza e fede a tutte coloro che vengono giornalmente abbandonate da uno Stato disattento e disumano e che con la sua omertà ha permesso a Ciro Russo a una persona che io definisco “Essere non essere” di commettere indisturbato un così violento e disumano crimine. Un Padre che con attenzione criminale ha premeditato fin dal primo giorno del suo arrivo a Ercolano di uccidere la sua ex moglie. Evade nella notte da Ercolano dove era agli arresti domiciliari e si mette in macchina per raggiungere la sua ex moglie per bruciarla viva.

Un Padre perfettamente sano di mente dalla mentalità grezza criminale e patriarcale decide di lasciare orfani per la vita i suoi due figli ancora in età adolescenziale, Annie e William.

Chi scrive è una persona un figlio di questa Italia un padre di famiglia che crede in Dio e nei valori sacri della famiglia e della Patria
Un Padre che si inchina per cultura e tradizioni davanti alle donne e al nostro tricolore
Un Padre che rispetta le forze dell’ordine crede nelle Istituzioni italiane e nella legge
Un Padre che ancora oggi nonostante tutto crede a tutto ciò che ha appreso su i banchi di scuola elementare.
Quando la scuola serviva veramente a trasmettere col cuore ideali valori tradizioni e cultura insegnando a noi alunni il rispetto per la famiglia lo Stato e il rispetto verso la vita e la vita degli altri .
Lo Stato come famiglia e il suo rappresentante un Papà premuroso e buono con il l suo popolo Amorevole verso i suoi figli. Ecco perché non posso pensare che la violenza possa essere passata dallo Stato come una malattia.
O almeno nel caso ci di Ciro Russo non si tratta di mente malata ma semplicemente se i tratta di cultura e di una mentalita’ Patriarcale.
E non posso pensare che una persona di legge che indossa la toga possa non aver letto il fascicolo del processo di primo grado non aver visto tutti i video ripresi dalle telecamere quel giorno le foto e tutte le dichiarazioni spontanee di Ciro Russo dove non ha un accenno di nessuno tipo di pentimento.
“Ho fatto quello che dovevo fare perché un UOMO non può essere lasciato da una donna! E poi continua a dire: cosa ho fatto di male. Ho buttato solo poco meno di una tazzina di di cafè “
Tipico di chi fa certe cose sicuro di essere nel giusto. La donna una schiava in casa, un oggetto, una macchinetta senza anima e cuore che serve solo per soddisfare i suoi piaceri a letto. Una donna per generare altri figli da trattare come cose oggetti in casa da scaricare poi ogni responsabilità alla sua compagna. Grazie a Dio non sono molti uomini sulla terra come lui. Ma ci sono e di questi bisogna guardarsi bene perchè da vigliacchi mascherati da sorrisi e bontà riescono sanguisughe a cibarsi in famiglia della fragilità delle nostre figlie e della disponibilità e bontà di noi genitori
E uno di noi
Uno di famiglia che tradisce offende colpisce fino a distruggere la sua famiglia e le famiglie dei suoi cari .
Un figlio Ciro Russo era e rimane per me
Un figlio che ha saputo distruggere ogni cosa di bello e buono che abitava di Paradiso intorno a lui.
Mia figlia lo amava.
Mia figlia avrebbe per amore dato la vita per lui
Era il suo Principe Azzurro.
Per me un figlio
Per i miei figli un fratello.
Per mia madre e i miei fratelli un nipote.
Per i nostri amici un buon amico.
Ringrazio i nostri avvocati i nostri periti di parte
Grazie a Reggio Calabria al popolo italiano che ci è stato vicino in questi tre anni. Loro sono stati per noi tutti buoni amici e tanti sono stati gli amici dai volti sconosciuti. Con grande dispiacere inchinandomi davanti al tricolore col cuore da italiano distrutto non posso che dire di non aver avuto alcuna attenzione ho degli aiuti a parte delle passerelle pubblicitarie e false promesse da nessuna Istituzione Italiana… A parte Paese Italia Varapodio che col cuore e anche con aiuti economici ci è stata nel silenzio accanto.

VERGOGNA ITALIA..

Lasciati da soli al nostro destino mentre loro i nostri politici tutti spendaccioni pensano solo ai loro ” Orticelli ” privati e a quelli dei loro grandi amici portatori di bustarelle e voti.
L’Italia di oggi ,in mano in gran parte a dei giovanottini senza cuore Senza ideali arte e parte. Certamente non dei missionari al servizio del popolo ma delle persone che utilizzano la loro posizione di rappresentanti del popolo per avere solo dei vantaggi personali. Dovrebbero ritornare a ieri ai miei tempi sui banchi di scuola a leggere il libro Cuore. Non è l’Italia di ieri. L’Italia povera ma con ideali veri e sacri. Stasera per la prima volta andrò a dormire sereno perchè in cuore mio credo ancora nella giustizia e nella lealtà e legalità di chi domani con serenità dovrà con occhi mente e cuore deliberare una sentenza che dia giustizia a chi lo merita e l’inferno a chi non merita il Paradiso.
A tutte quelle donne che lottano che soffrono in casa dico di lottare per la loro libertà e dignità e di non aspettare a denunciare al primo schiaffo ma di ribellarsi al primo sguardo di paura e odio del loro aguzzino perchè proprio quello sguardo ” Patriarcale” è il primo segnale di chi considera la donna un oggetto da consumare lentamente come una fiammella lasciata ai venti della vita. Pace e amore sempre alla vita. #stopviolenza
Affinchè mai più Donna figlia figlio a soffrire sulla terra di dio per colpa di uno Stato cieco e sordo e disattento al richiamo di aiuto di una sua figlia. Papà Carlo.

PROMEMORIA

Un incubo! E’ un incubo quello che sto vivendo da più di tre anni nell’affannosa ricerca di risposte a quella terribile domanda che si è prepotentemente impadronita della mia mente, trasformando impietosamente la vita della mia famiglia in un’ immane tragedia: “Si poteva evitare che la mia bambina, la mia principessina, venisse ARSA VIVA, malgrado le sue richieste di aiuto ininterrottamente urlate già da qualche anno?”
A questa domanda, che ha reso insonni le mie notti, hanno fatto seguito innumerevoli riflessioni e domande come:
1. Considerato che Ciro Russo aveva già violato la misura cautelare dell’obbligo di distanza di 300 metri ed aveva palesato pubblicamente le sue ferme intenzioni di ucciderla, quelle che, crudelmente, ha tentato di porre in essere, poteva usufruire del beneficio degli arresti domiciliari?
2. Ammesso che avesse, per qualche ragione a me sconosciuta, il diritto di godere di un importante beneficio come gli arresti domiciliari, nonostante l’evidente pericolosità dimostrata e l’assoluta non curanza delle leggi, non sarebbe stato opportuno prendere delle precauzioni, installando un braccialetto elettronico per garantire un adeguato livello di sorveglianza?
Non sarebbe stato opportuno prima di inviare Ciro a casa dei genitori informarsi se quel luogo sarebbe stato rieducativo per lui
Tutti sapevano che Ciro non andava d’accordo con i suoi genitori
Più volte tra di loro anche in mia presenza ci sono stati litigi fino ad usare le mani
E poi visto che aveva pochi mesi prima disatteso l’obbligo dei trecento metri di distanza dalla moglie quindi aveva già evaso una prima volta poteva essere premiato ancora
con gli arresti domiciliari?
Si è informato il Magistrato di quante persone abitassero in quella casa?
E quanto fosse grande la stessa abitazione ?
Poco più di 50 metri quadri..
3. Posto che l’ordinanza, nel dettare i termini della detenzione agli arresti domiciliari, determinava anche, a chiare lettere, limiti di comunicazione del detenuto con i soli familiari, come è stato possibile che facesse libero uso di telefoni e social network (facebook) e nonostante le immediate denunce di mia figlia non venisse preso alcun provvedimento, da parte delle autorità competenti, che avrebbe potuto scongiurare la disgrazia?
4. Qualcuno ha reso edotti i Signori Russo, genitori del detenuto, che, incombendo su di loro l’obbligo di vigilanza, avrebbero, pur di non rimanere svegli, nelle ore notturne, mettere in sicurezza la porta di uscita, nascondendo al detenuto la chiave e non lasciare in bella vista le chiavi della vettura con la quale lo stesso ha potuto, indisturbato, percorre ben 450 Km fino a raggiungere mia figlia per consumare, con atrocità inaudita, il suo ennesimo delitto?
5. Come è possibile che, in un territorio fortemente contaminato dalla criminalità, come , purtroppo, risulta essere il meridione d’Italia, un EVASO possa tranquillamente percorre così lunghe distanze, in ore notturne di traffico quasi inesistente, quando chiunque dovrebbe risultare sospetto, servendosi di comode autostrade, lungo le quali sono posizionati i più innovativi sistemi di controllo, su una vettura la cui targa, per ragioni di sicurezza, sarebbe dovuta già essere segnalata, senza che nessuno se ne accorga?
6. Ammesso che i Signori Russo, senza svolgere un preliminare tentativo di rintracciare il figlio evaso, in base a quanto da loro stessi dichiarato, abbiano, riscontrata la fuga, tempestivamente dato l’allarme comunicando alle 8:05 alle forze dell’ordine l’accaduto, perché non è scattato immediatamente un protocollo che mettesse in sicurezza, per tempo, mia figlia?
Perché Ercolano non ha subito avvisato le forze dell’ordine di Reggio Calabria?
7. Perché a mia figlia, da me avvisata alle 8:26 dell’evasione dell’ex marito, dopo una lunga catena di comunicazione, quando ha chiamato, alle 8:27, terrorizzata, le forze dell’ordine per chiedere aiuto le è stato banalmente suggerito di girovagare in città senza fermarsi piuttosto che suggerirle lucide soluzioni ed attivare immediati protocolli di protezione e di messa in sicurezza, lasciando, così, che trascorresse altro tempo utile all’evaso per concretizzare il suo malefico disegno criminale?
Ringrazio Dio che ha salvato la vita della mia piccola che si è trovata sola a lottare contro le peggiori atrocità e spero che il mio divorante senso di colpa, per non essere riuscito a proteggerla, venga avvertito anche da chi, sapendo, poteva e doveva fare di più affinché ciò non fosse avvenuto. Tutte le denunce rimaste nei cassetti e non proseguite ai Magistrati”.