Tutta colpa, pare, di un rigore: “Sembra di sì, mi hanno detto che i tifosi si erano risentiti perché avevo preso la palla per battere e fare il terzo gol”. Lo ha confessato Pietro Iemmello alla Gazzetta dello Sport. L’attaccante del Catanzaro è tornato a parlare a qualche giorno dall’aggressione subita dai tifosi del Foggia, sua ex squadra, nel posticipo di Serie C terminato 2-6 per i calabresi e che lo ha visto segnare una doppietta. “Se mi aspettavo cori e striscioni? No, ma anche Galano del Bari era stato trattato male – prosegue – Con gli ex della retrocessione fanno sempre così. E quando c’è il mio nome divento il capro espiatorio. Non sono mai sceso a compromessi, il motivo è solo questo. Anche a Perugia: ho fatto 19 gol, siamo retrocessi e se la sono presa soltanto con me”.
La moglie sui social si è sfogata: “Si è spaventata, con mia figlia – afferma Iemmello – Allo stadio c’erano tanti bambini, che spettacolo hanno visto? Questa è una pagina che nei loro occhi resterà tutta la vita. Devo ringraziare i compagni per come mi sono stati vicini, in campo e fuori. Dopo il primo gol avevamo pareggiato e volevo riprendere in fretta il gioco, dopo il secondo sul 4-1 non era il caso” di esultare. Ma, precisa, “negli ultimi 30 anni a Foggia nessuno ha segnato quanto me. Ho fatto rinunce come quella di Lanciano, ho dimostrato di tenerci, è la piazza che mi ha lanciato e avevo nel cuore”. Rimorsi? “Nessuno”, chiarisce. “Quella di Foggia è una gran tifoseria, ma con tanti difetti. Una tifoseria croce e delizia, molto passionale che però a volte scade in questi episodi vergognosi. Chi è entrato in campo è stato un caso isolato, credo, figlio del degrado e della maleducazione che in città ci sono ancora. Quando mi bruciarono la macchina nel 2019? Eravamo contestati per la retrocessione, non capitò solo a me. Eppure sul campo ci eravamo salvati: siamo retrocessi solo per una penalizzazione causata da dirigenti che oggi se ne stanno comodi in poltrona”. E dalle parti di Foggia c’è chi lo accusa di cattive frequentazioni, allora: “No, mai – precisa Iemmello – Pensi che domenica sera alcuni tifosi sono venuti a salutarmi in hotel. Avevo tanti contatti, non con la malavita”.
Momenti concitati, sì, ma il giocatore a Foggia tornerebbe senza problemi: “Di certo non mi darò malato, non ho paura, ci tornerò. Però l’Italia nel 2022 non può vivere di queste cose, con una curva che decide chi deve battere un calcio di rigore”.


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