Le telecamere di Quarta Repubblica (Rete 4) sono finite su Sant’Eufemia d’Aspromonte ed hanno raggiunto il giornalista ed ex Consigliere Comunale Domenico Forgione. La redazione di Nicola Porro ha infatti approfondito il dramma sullo scrittore calabrese, 7 mesi in carcere per mafia da innocente: “il reato per cui sono stato accusato era il 416 bis, associazione mafiosa, dopo un’inchiesta della Procura di Reggio Calabria (Inchiesta Eyphemos, ndr) che ha portato 65 arresti. Ho sentito un rumore forte al portone, dopo le voci ‘aprite, aprite’, e sono entrati in 7 uomini della Polizia”.
“Quando sono arrivato in carcere, mi sono sistemato nella cella la sera, ho letto l’ordinanza ed ho capito subito che c’era stato uno sbaglio leggendo la trascrizione della conversazione che mi riguardava, c’era stato uno scambio di persona – spiega Domenico Forgione, all’epoca dei fatti Consigliere Comunale a Sant’Eufemia – . Uno dei tre intercettati aveva il trojan. Il soggetto è stato identificato dagli investigatori come fossi io, perché interpellato col nome ‘Dominic’. Siccome io sono chiamato Dominic, in quanto sono nato in Australia, allora pensavano fossi per forza io. Avevo speranza di uscire subito, appena dico che non sono io mi avrebbero fatto tornare a casa, ma in realtà non andò così. L’interrogatorio di garanzia ha convalidato l’arresto, ho passato 7 mesi in carcere. Quattro mesi a Palmi e tre a Santa Maria Capua Vetere”.
“L’impressione è che c’era comunque un impianto accusatorio in cui si inseriva bene la mia posizione, che era quella di un Consigliere Comunale che monitorava gli appalti per la cosca – prosegue Forgione – . Eppure nel 2020 ci sono dei sistemi per verificare se la voce è realmente di un soggetto oppure no, con me però la perizia non è stata fatta, con l’avvocato abbiamo dato la pratica ad un perito nostro che ha comparato la voce dell’intercettazione con la mia voce durante l’interrogatorio di garanzia, dove era evidente che non fossi io. Il 7 aprile il Tribunale l’ha rigettata ed io rimango in carcere. Quando ho visto che la situazione non cambiava, temevo di restare dentro, non ci credo più. E poi dietro continui solleciti dell’avvocato alla Procura, è stato incaricato il Ris di Messina il 28 maggio e la perizia è stata completata a fine agosto. La perizia disse che la voce non era mia. Sono così uscito dal carcere il 16 settembre 2020, dopo 205 giorni. Qualcuno dovrebbe rispondere, chi ha condotto le indagini evidentemente ha commesso un errore, ma in Italia non succede, i magistrati non rispondono di sicuro. Rispetto a casi più eclatanti mi tocca dire questo, ho fatto solo 7 mesi, mi è andata bene”.


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