A tre mesi dalla nomina il colonnello dei Carabinieri Maurizio Bortoletti, scelto dal Governo il 18 novembre come sub-commissario della Sanità calabrese, attende di insediarsi, ma la pratica si è arenata sull’istituto da applicare per consentire l’entrata in servizio dello stesso graduato. Sulla vicenda si è espresso il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra. Il senatore ha spiegato: “senza conseguenze – almeno sul piano pratico – è rimasta, per ora, la lettera inoltrata il 2 febbraio scorso dal Mef al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri con cui la Ragioneria Generale dello Stato tracciava la modalità attraverso cui l’Arma potrebbe “cedere” Bortoletti alla Calabria, così come disposto dal Governo. Il braccio di ferro ora si trascina e verte sull’istituto da applicare per consentire il trasferimento e la presa in servizio al secondo piano della Cittadella della regione Calabria”.
“Il Comando dei Carabinieri aveva, infatti, ipotizzato inizialmente due strade – prosegue Morra – : utilizzare l’istituto del comando o l’aspettativa senza assegni. Il primo caso viene però tassativamente escluso dal ragioniere dello Stato, Biagio Mazzotta, che nella missiva suindicata ne spiega a chiare lettere l’infondatezza: ‘in assenza di una specifica previsione normativa al riguardo si esprimono perplessità in quanto non si rinvengono i presupposti generali per il ricorso a tale istituto’. Nel caso in esame si spiega che ‘oltre a non esserci un’espressa richiesta di comando’ dall’amministrazione utilizzatrice, risulta anche impossibile ‘aggiungere altri trattamenti economici a carico della regione’. Il riferimento è allo stipendio percepito dal colonnello per la sua funzione svolta al servizio del Comando Carabinieri a Milano, di cui quest’ultimo evidentemente non vuol farsi carico. Ma neppure la Calabria, dal momento che il compenso per l’incarico di sub commissario è stato già fissato per legge in 140mila euro”.
Da dimezzare però a seguito della successiva nomina di Ernesto Esposito. Anche in questo caso il Mef appare perentorio: “gli emolumenti hanno carattere di omnicomprensività, con l’esclusione di eventuali riconoscimenti ulteriori in relazione ai risultati ottenuti e salva la sola possibilità da parte della regione di farsi carico altresì di un importo aggiuntivo nel limite del 20% dei predetti importi”. E il concetto viene ribadito più volte dal Mef al Comando Generale dei Carabinieri quando chiede di sapere “se tale compenso (74.250 euro annui ndr) debba intendersi compensativo del trattamento economico fondamentale dell’interessato”. Non lo è, precisano dal Mef, poiché “non possano aggiungersi altri trattamenti economici a carico della regione al netto del sopra citato 20%, a discrezione regionale”.
Escluso l’istituto del comando si passa, quindi, in esame la seconda proposta avanzata dal Comando Generale: l’aspettativa senza assegni, “l’istituto più coerente con il quadro delineato”, concede il ragioniere dello Stato, se però le funzioni commissariali fossero svolte a tempo pieno. E così non è dal momento che, nel frattempo, è intervenuta anche una seconda nomina, quella di Ernesto Esposito, “con conseguente ridimensionamento delle attività che quest’ultimo (Bortolotti, ndr) è chiamato a svolgere”. Non un lavoro a tempo pieno, dunque, per il colonnello dei Carabinieri, per il quale a questo punto si ipotizza l’applicazione di una differente norma: l’articolo 53 del d.lgs. 165/2001. A suggerirlo è sempre il Mef sulla scorta della “non assimilabilità dell’incarico (di sub commissario ndr) al rapporto di pubblico impiego anche in considerazione della sostanziale differenziazione dei relativi trattamenti”.
Si tratta, in sintesi, secondo quanto ancora affermato da Morra, “di una norma più volte riformulata dal legislatore che consente ai dipendenti pubblici di assumere anche incarichi extraistituzionali, oltre quelli già svolti nell’amministrazione di appartenenza, purché vengano svolti al di fuori dell’orario di lavoro. Sarebbe il caso, appunto, dell’incarico a sub commissario disciplinato per legge e conferito al colonnello dei carabinieri dal Consiglio dei Ministri nel novembre scorso. Una opportunità che consentirebbe al colonnello Bortoletti di assolvere ad entrambe le funzioni, esercitando il ruolo di sub commissario senza dover necessariamente dismettere la divisa. Siamo al 18 febbraio, e dunque 3 mesi son passati dalla nomina di Bortoletti subcommissario da parte del Governo. Cosa si deve fare perché un provvedimento del Consiglio dei Ministri venga applicato? O del diritto alla salute dei cittadini calabresi poco importa a chi deve decidere?”.


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