Ponte sullo Stretto, Musumeci: “non solo Messina e Reggio Calabria, ne beneficerebbero anche Palermo e il porto di Augusta”

L'excursus storico del presidente Musumeci per spiegare l'importanza di un collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, ma sul Pnrr ha un rimpianto: “l’enorme flusso di denaro potenzialmente a disposizione rischia di non poter essere utilizzato efficacemente per imprimere all’Italia una svolta in direzione della modernizzazione del Sistema Paese”

“Estrema propaggine d’Italia e d’Europa, la Sicilia, nel corso della sua ultramillenaria storia, ha goduto della sua particolare posizione pur senza sfruttare appieno tutte le potenzialità così generosamente offerte dalla collocazione geografica”. E’ questo l’excursus iniziale del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che ha rilasciato un suo pensiero all’interno del libro “Pnrr nato per il Sud, ma il Meridione sarà tradito?”, raccolta di saggi a cura degli ingegneri Siviero e Mollica. Il Mediterraneo, definito dal governatore “continente liquido”, che ha visto tradita la sua centralità. Una visione che come racconta la storia ha permesso ai territori affacciati sulle coste di fiorire e svilupparsi tramite i commerci e lo sfruttamento dei porti.

“Mediterraneo, etimologicamente “mare in mezzo alla terra” – ricorda Musumeci – , è il continente liquido che unisce popoli e Paesi diversi e che nel corso dei secoli è stato teatro delle più grandi e complesse trasformazioni storiche. La vocazione dell’Isola, conosciuta fin dall’antichità con il nome di Trinacria, è sempre stata quella di ponte commerciale con le sponde mediorientali e nordafricane. Dai Fenici, ai Greci, per poi proseguire con Romani ed Arabi, tutti i principali attori mediterranei ne hanno fatto un naturale punto di approdo e base di partenza per traffici e commerci. Gli empori che sorgevano lungo le sue coste furono gli antesignani degli odierni hub portuali. Epoche nelle quali regni e imperi competevano per estendere la loro influenza sul latino “mare nostrum”, competizione che oggi, con altre modalità, altri protagonisti ed altre forme, torna d’attualità e che non può vedere la Sicilia e l’Italia intera introflessa in un atteggiamento passivo se non rinunciatario”. Ed oggi la Storia si ripete, vecchi e nuovi Stati nazionali si muovono all’interno del bacino euroafroasiatico con una postura competitiva nei confronti del nostro Paese: “Russi, Cinesi, Turchi e Indiani sono ormai presenti in maniera sempre più invasiva, ma quella che può apparire una sfida storica tra le più impegnative, se raccolta e affrontata con la giusta visione e la ferma volontà di vincerla, può in realtà tramutarsi in una grande opportunità per le regioni del Mezzogiorno”.

“Intanto diciamo subito, anche per sottrarre argomenti ad alcune scuole di pensiero che prosperano in Europa e che trovano corifei anche in Italia, che la Sicilia non è il molo più meridionale del Vecchio Continente verso l’Africa, ma è il luogo geografico di incontro e di confronto tra culture e civiltà, e può e deve diventare la porta di accesso di uomini e merci dal Sud del mondo verso l’Europa. Un obiettivo che può essere raggiunto soltanto con un importante investimento lungo due direttrici: il Ponte sullo Stretto di Messina e il potenziamento della portualità siciliana”, afferma il governatore spiegando l’importanza di un collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria.

Oggi la Sicilia “può ritrovare la sua storica centralità grazie all’incremento dei traffici commerciali mediterranei a detrimento delle rotte transpacifiche. Il raddoppio del Canale di Suez terminato nel 2015, che ha consentito l’attraversamento contemporaneo di due navi in direzione opposta, nel 2019 ha fatto registrare il record di merci trasportate con un totale di 1,03 miliardi di tonnellate transitate lungo le coste egiziane. Dall’anno del raddoppio del Canale, fino al 2019, il traffico mercantile è aumentato del 26 per cento, risultato che certifica come il Mediterraneo, attraverso Suez, polarizzi circa un quinto dei traffici marittimi mondiali e oltre un quarto del trasporto container. Un dato che rende il bacino strategico per i mercati asiatici, africani, nordeuropei ed atlantici. Nonostante ciò, l’Italia è al decimo posto tra i Paesi mediterranei per volumi intercettati tra quelli transitanti, meglio di noi fanno in Europa Grecia e Spagna e un folta schiera di Paesi della sponda sud”. Intercettare questi flussi e “filtrarli” attraverso la piattaforma naturale rappresentata dalla Sicilia “significa dare centralità, non soltanto al Meridione, ma a tutto il Sistema Paese rilanciando l’Italia tra i protagonisti internazionali dell’Economia Blu. Occorre però avviare subito e senza tentennamenti lo sviluppo delle grandi opere infrastrutturali e viarie”.

Il primo elemento da cui partire è il corridoio Scandinavo-Mediterraneo, previsto dall’Ue, il quinto dei dieci assi prioritari del sistema di reti transeuropee dei trasporti Ten-t che dovrebbe unire Helsinki con Palermo e Augusta attraverso una rete di trasporti veloci tra città e Paesi europei. Fondamentale, in questo progetto, la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. “Un’opera strategica – ribadisce Musumeci – della quale alcuni ancora sembrano non aver capito la rilevanza ma che è indispensabile se si vuole dare una prospettiva futura a Sicilia e Calabria. Dubbi, inefficienze, letture distorte da deformanti lenti ideologiche hanno prodotto un colpevole ritardo, eppure la sua importanza era già stata compresa nel II secolo A.C. Racconta, infatti, Plinio il Vecchio che ai tempi delle guerre puniche, nel 251, il console Cecilio Metello ordinò di costruire un ponte fatto di barche e botti per trasbordare dalla Sicilia 140 elefanti catturati nella battaglia di Palermo ai cartaginesi di Asdrubale”.

Il collegamento stabile tra Messina e Reggio Calabria “renderà di fatto l’Isola il cuore pulsante del Mediterraneo, la piattaforma logistica delle navi che lo attraversano. Realizzare questa grande opera è la precondizione necessaria per avere l’alta velocità. Non ci può essere Alta velocità se non si attraversa in tre minuti i tre chilometri di mare dello Stretto. È bene ribadire che il progetto del Ponte non è il frutto di un velleitarismo campanilistico isolano, ma è un’opera di natura europea pensata, voluta e sostenuta da due commissari Ue dei Trasporti, Karel Van Miert e Loyola De Palacyo, inserita nella legge-obiettivo redatta dall’allora ministro Pietro Lunardi e appoggiata, in passato, da ben due presidenti del Consiglio italiani, Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Il Ponte di Messina era un’opera cofinanziata a livello europeo, già approvata anche a livello nazionale, ed era parte dei dieci interventi infrastrutturali che il Consiglio d’Europa aveva ipotizzato e approvato. Ma negli anni si sono susseguiti sterili ed estenuanti dibattiti sulla priorità, per il Paese, dell’infrastruttura, tanto che – nel 2013 – si arriva all’interruzione dell’attività e la messa in liquidazione della “Stretto di Messina Spa”, la società che dal 1981 aveva ricevuto l’incarico di effettuare tutte le attività di studio e ricerca necessarie alla costruzione del Ponte. La realizzazione di un collegamento stabile e veloce tra Sicilia e Calabria diventa complementare con l’ampliamento e l’ammodernamento della portualità”.

Il corridoio ScanMed comprende i nodi finali dei porti di Augusta e Palermo. Entrambi, con caratteristiche diverse, devono diventare punti di interscambio commerciale per il traffico merci attraverso il bacino euroafroasiatico: “un obiettivo che passa anche attraverso un progetto di rilancio innovativo che tenga conto delle linee guida europee in tema di transizione ambientale in tema di “porti verdi”. Augusta, per le sue dimensioni e la sua storia, si candida a pieno titolo a diventare il porto-strategico siciliano e ad esercitare un ruolo di leadership nell’area mediterranea orientale. Con un pescaggio medio di 14-18 metri, con punte di 22, in uno specchio d’acqua di 23 milioni di mq, quasi sette chilometri di pontili e 250 kmq di superfici attrezzate, Augusta può essere l’approdo ideale per le grandi navi portacontainer e il punto d’ingresso delle merci che, attraverso una rete di trasporti veloci su gomma e rotaia, possono essere smistate verso le destinazioni dell’entroterra continentale. In più, la vicinanza con l’aeroporto di Catania Fontanarossa costituisce un importante elemento di vantaggio per lo sviluppo di un sistema di trasporti integrato altamente competitivo. L’altro polo del sistema è Palermo, porto per eccellenza, fin dalla sua fondazione e scalo marittimo dalle grandi potenzialità”.

L’Italia si trova oggi ad uno snodo cruciale: “l’enorme flusso di denaro potenzialmente a disposizione con il Pnrr rischia di non poter essere utilizzato efficacemente per imprimere all’Italia una svolta in direzione della modernizzazione del Sistema Paese. La quasi totale assenza di confronto con le Regioni non è foriera di risultati positivi. Eppure la strada è obbligata, perdere l’ennesima occasione, attardarsi ancora senza innescare quel processo di sviluppo infrastrutturale che passa dalla realizzazione del Ponte e dall’implementazione della rete di collegamento veloce su gomma e rotaia significa condannare alla marginalità non soltanto le aree del Mezzogiorno, ma l’intero territorio nazionale, scavalcato e sopravanzato dai competitori mediterranei”.