All’interno delle reti trans-europee di trasporto (TEN-T), il completamento della Core Network (rete centrale) è programmato per il 2030 e per sostenerne la realizzazione coordinata tra i diversi Stati la UE ha identificato nove “Corridoi”. Tra questi c’è il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo che all’interno del territorio italiano parte dal valico del Brennero e collega Trento, Verona, Bologna, Firenze, Livorno e Roma con i principali centri urbani del sud come Napoli, Bari, Catanzaro, Messina e Palermo. All’interno di questo progetto è ovviamente inserito il Ponte sullo Stretto, l’opera necessarie a dare continuità territoriale lì dove c’è un lembo di mare a separare due sponde. A ricordare questo aspetto è stato il Sindaco Cateno De Luca, in un articolo pubblicato all’interno della raccolta di saggi “PNRR nato per il Sud: ma il Meridione sarà tradito?” degli ingegneri Siviero e Mollica.
“Nel 2003 – ricorda il primo cittadino messinese – l’intergruppo europeo presieduto dal Commissario Karel Van Miert identificava tra i Corridoi portanti dell’intero assetto comunitario il Corridoio 1 (Berlino–Palermo) un collegamento stabile tra Sicilia ed Europa che avrebbe consentito di realizzare un asse di collegamento tra Palermo e Berlino per il trasporto merci e persone a lunga percorrenza, fattore di avvicinamento e integrazione fra le regioni meridionali d’Italia e quelle dell’Europa settentrionale e centro-orientale, trasformando il nostro Paese in un grande hub euro-mediterraneo ed al contempo avvicinando l’Europa alle economie del Medio Oriente e del Nord Africa. Consentendo di far giungere l’Alta Velocità al Sud d’Italia, si determinerebbe peraltro una svolta ecologica per i trasporti nel sud completando il 5° Corridoio trans-europeo Scandinavo-Mediterraneo Helsinki-La Valletta ideato dall’Unione Europea con lo scopo di portare l’AV ferroviaria dall’estremo nord all’estremo sud del continente europeo riducendo le emissioni nocive provocate dalle modalità di trasporto più inquinanti. La Sicilia con oltre 4.8 milioni di abitanti, ha una posizione centrale nel Mediterraneo Centrale ed è di conseguenza un punto privilegiato per l’interscambio marittimo col Medio Oriente e il Nord Africa e possiede quindi un’ampia e articolata esigenza di connessione con il resto d’Italia e dell’Ue”.
La mancanza di un attraversamento stabile dello Stretto “appare ancor più negativa se rapportata alla difficoltà di interazione intensiva con le regioni del Mezzogiorno d’Italia, fattore che rende ancor più complicata la nascita di una economia macro- regionale al Sud capace di allinearsi a quella del Centro-Nord”. Il Sindaco Cateno De Luca spiega inoltre che le due regioni interessate, Sicilia e Calabria, “sono in condizioni di assoluto svantaggio, non solo rispetto alla parte più sviluppata d’Italia, ma anche rispetto al Sud Italia e questo divario continua a crescere, accentuando gli squilibri territoriali e le disparità sociali”.
Anche il Gruppo di Lavoro istituito con Determina del Ministero Infrastrutture e Mobilita Sostenibile (MIMS) n. 2620 del 27 agosto 2020 ha evidenziato “che il ponte consentirebbe l’effettiva creazione di un’unica area metropolitana integrata dello Stretto che costituirebbe un acceleratore di sviluppo più che proporzionale alla dimensione demografica considerato che le due città metropolitane di Reggio Calabria e Messina già oggi esprimono circa il 30% della domanda di attraversamento dello Stretto. I principali poli attrattori della mobilità sono posizionati lungo le coste dove sono anche ubicati i centri cittadini e nelle aree vicine alle infrastrutture di trasporto con una forte concentrazione di popolazione e di attività produttive in quartieri centrali e costieri”. Il centro della città di Messina e la zona più a nord sono aree dove si concentra la prevalenza dei poli attrattori/generatori: Università e Campus, il Museo regionale Interdisciplinare, ospedali, un importante sistemportuale e crocieristico ed una caratterizzazione dell’assetto economico che vede il “terziario” come settore trainante dell’economia della città, con un’elevata concentrazione di uffici e attività commerciali sia nel centro cittadino che nell’area a sud. Nella città di Reggio Calabria sono concentrati servizi di carattere territoriale, i poli ospedalieri, l’aeroporto, l’Accademia di Belle Arti, il Museo Nazionale della Magna Grecia.
“Unire le due aree urbane metropolitane pertanto configurerebbe lo sviluppo in concreto dell’Area Metropolitana integrata dello Stretto che avrà una dimensione significativa di oltre 800 mila abitanti con una core area al pari delle più importanti città di livello europeo (Amsterdam, Stoccolma, Francoforte, Atene) con una dotazione maggiore di servizi in favore di un’unica collettività interregionale (università, ospedali, poli di attrazione turistico culturale) accelerando attività economiche ad alto tasso di innovazione tecnologica che si concentrano nelle grandi aree metropolitane, la cui dimensione, di per se, è fattore di sviluppo come l’IHUB dello Stretto progetto in corso di realizzazione con un finanziamento di oltre 70 milioni di euro nell’area portuale di Messina oggi anche Zona Economica Speciale”, conclude Cateno De Luca.



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