Oggi ricorre il primo anniversario della morte di Fausta Ivaldi, anche lei vittima del Covid-19, deceduta proprio un anno fa, il 30 dicembre 2020. In molti oggi a Reggio Calabria hanno celebrato sui social la volontaria internazionale con splendide parole, aspetto che sottolinea la straordinaria importanza a livello sociale della donna piemontese e reggina d’adozione. Di seguito il messaggio di Antonella Macheda: “io la voglio ricordare con le parole scritte da lei nel suo libro “Una vita esagerata”: – “Io credo che la grandezza di un uomo sia sì nelle opere che lascia, se ha avuto l’opportunità di fare opere, ma la vera grandezza è nel ricordo indelebile dentro il cuore di chi ha ricevuto il suo amore. Quel ricordo che ti accompagna accorato prima, più dolce poi e che non svanisce mai… La grandezza è il rimpianto che lascia nelle persone che lo hanno conosciuto e che, dopo anni, raccontano ancora di momenti passati assieme… La grandezza di un uomo è non morire mai, per nessuna ragione, rimanere spirito nell’aria per sempre”.
Chi era Fausta Ivaldi
Fausta Ivaldi era nata ad Alessandria e dopo un’intensa vita dedicata ai bisognosi in giro per il mondo aveva deciso di fermarsi a vivere a Reggio Calabria per continuare a fare del bene. Nella prefazione del suo libro c’è scritto sulla sua vita: “Se fosse un film, sarebbe un film di movimento, di azione. Senza pause, con tanti colpi di scena e con sceneggiature sempre diverse”. Il suo, un lungo viaggio fatto d’incontri con posti e umanità, le più variegate. Dai salotti buoni degli uffici del Mercato Comune di Bruxelles, la Rai e le frequentazioni con i più importanti personaggi della politica e dello spettacolo; per poi passare ai luoghi di sofferenza e abbandono dell’Africa e dell’America Latina, ma anche dell’Italia. Luoghi in cui ha conosciuto le sofferenze dei più oppressi e diseredati curando corpi e anime ferite, asciugando le lacrime di chi subiva ingiustizie, ma anche provando su se stessa l’amaro calice della violenza fisica e psicologica.
Nel libro c’è anche un capitolo che Fausta non avrebbe voluto scrivere perché è la parte più brutta e triste della sua vita, dove racconta delle sofferenze vissute sulla propria carne per un secondo matrimonio sbagliato, dopo la morte del suo primo marito, il medico chirurgo Leandro Stocco, l’unico e grande amore vero della sua vita e con il quale ha condiviso tutto, soprattutto l’amore per i più deboli ed emarginati dell’Africa. Riguardo il secondo marito scrive Fausta: “considero l’esperienza positiva perché oggi posso capire le donne che subiscono lo stesso trattamento che ho subito io. Prima mi limitavo a dire: “Vieni via, se ti tratta male, cosa ci stai a fare con lui, perché gli permetti di trattarti così”. Tutte frasi superficiali, non conoscendo il problema. Oggi quelle donne posso aiutarle”. Un’eredità importante nella lotta contro la violenza sulle donne, un messaggio che rende Fausta Ivaldi ancora presente nella città di Reggio Calabria.


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