Messina, De Luca contro il reddito di cittadinanza: “favorisce il lavoro in nero, ecco qual è il problema”

“Io ero disposto a dare 900-1000 euro, a parte i contributi, per dare lavoro a delle badanti, così come prevede un normale contratto nazionale, ma queste si accontentano di prendere 600-700 euro e restare a casa, oppure chiedono di lavorare in nero”, ha raccontato il Sindaco Cateno De Luca di un'esperienza vissuta personalmente

Messina è una delle città italiane con la più alta percentuale di disoccupati, eppure il Sindaco Cateno De Luca si è più volte detto contrario al reddito di cittadinanza. A chiedersi il perché è il giornalista Francesco Magnani che ieri, nel corso del programma L’aria che tira, in onda su La7, ha fatto intervenire lo stesso primo cittadino. “Io non accetto la finzione giuridica, sappiamo benissimo che la percentuale di disoccupazione formale non corrisponde a quella effettiva – afferma Cateno De Luca – . Il fenomeno del lavoro nero nel Meridione è molto più elevato rispetto ad altre parti d’Italia, lo sanno tutti ma in modo ipocrita non se ne tiene conto. Io purtroppo ho mio padre che è sulla sedia a rotelle, ho dovuto fare 7 colloqui a 7 percettori per trovare un assistente perché non volevo assumere una persona in nero. Tutti e 7 erano disponibili a lavorare, ma solo se senza contratto. Io ero disposto a dare 900-1000 euro, a parte i contributi, così come prevede un contratto nazionale, ma questi lavoratori si accontentano di prendere 600-700 euro e restare a casa. L’ho constatato personalmente”.

Il Sindaco di Messina ha poi proseguito il suo intervento svelando un retroscena particolare: “il reddito di cittadinanza è stato istituito in un momento di campagna elettorale, ma il sistema era ancora impreparato. Io ho ancora le note della Commissione Regionale dell’Impiego che non era pronto con la piattaforma e solo dopo un anno ha potuto adeguarsi. Le banche dati, come dimostrano le numerose truppe scoperte, non erano complete. Responsabilità del Comune? Ma scusate, ditemi quale è lo strumento per trovare i furbetti. L’ispezione si fa con le risorse umane e i Comuni non ha il personale per fare i progetti, figuriamoci per fare le ispezioni. Perché la norma, visto che dava il compito ai Comuni, perché non metteva gli stessi nelle capacità di controllare? E’ qui che casca l’asino”.