Reggio Calabria, lo sfogo del proprietario della pizzeria La Linguaccia: “ok i dehors in Via Marina, ma da un anno non raccolgono la spazzatura e sono senz’acqua”

“Non chiediamo l'elemosina, ma pretendiamo il rispetto dei normali servizi che una città civile dovrebbe garantire”: l'imprenditore Gianfranco D'Urso lamenta i disservizi a cui un ristoratore di Reggio Calabria è costretto a fare i conti da diverso tempo

“D’accordo, aspetteremo il fatidico martedì, dove a detta degli organi amministrativi regini, si attuerà il progetto completo dei dehors della Via Marina. Però una considerazione la posso fare, tutto ok, ma sono ristoratore anch’io, del centro storico, (che evidentemente per loro significa solo Via Marina), quindi avrei gli stessi diritti di qualsiasi cittadino o commerciante, artigiano, ecc…, eppure sono sommerso da spazzatura meleodorante al punto di non poter ricevere i miei clienti all’esterno. Da oltre 1 anno alle ore 18,30 manca l’acqua e sebbene abbia un serbatoio di riserva da 500 lt, come si può immaginare in un locale finisce tempo record”. Inizia così lo sfogo pubblicato sui social da Gianfranco D’Urso, titolare della nota pizzeria La Linguaccia, storico locale situato a Reggio Calabria a pochi passi dal Museo Archeologico della Magna Grecia. L’imprenditore ha messo in evidenza quali sono le problematiche che ormai da tempo i ristoratori reggini sono costretti a dover sopportare. Disagi legati soprattutto alla raccolta rifiuti e agli impianti idrici.

“Come me, altri 500 gestori cercano di andare avanti cercando di non far mancare nulla ai propri dipendenti e quindi di conseguenza alla loro famiglie, eppure non siamo favoriti per nulla – prosegue D’Urso – . Ma noi non chiediamo elemosina e ne tantomeno progetti di dubbia fattura, chiediamo solo rispetto delle nostre attività, dei nostri sacrifici, ed il rispetto dei NORMALI SERVIZI che una città civile dovrebbe garantire, nulla in più. Ci inginocchiamo per Concetta, Mario, e compagnia bella, d’accordo sarà pure giusto, ma chi si inginocchia per noi, che siamo i veri emarginati, offesi nella propria dignità lavorativa? Siamo trattati peggio del terzo mondo. Eppure siamo ancora a gambe dritte, testa alta e non piangiamo, destinati ad andare avanti con dignità e testardaggine. Questo è un mio sfogo, ma credo rappresenti lo sfogo di tutti i miei SIGNORI colleghi”, conclude il post.