È fatta: il Distretto del Cibo dei Nebrodi-Valdemone ottiene il riconoscimento

Dieci le filiere produttive coinvolte: il Distretto si presenta complessivamente con 524 addetti e oltre 20 milioni e 400 mila euro di fatturato certificato Bio Igp, Dop, Doc, Globalgap

Il Presidente Calanna annuncia con grande soddisfazione il riconoscimento del Distretto del Cibo dei Nebrodi-Valdemone.
Si tratta del primo distretto del cibo formalizzato in Sicilia che costituisce la proposta avanzata e qualitativamente rappresentativa di un terzo del sistema agricolo siciliano. “Un grazie al partenariato pubblico e privato, che in maniera lungimirante, ha creduto in questa sfida che ci ha portato al successo. I Nebrodi, che sono lo zoccolo duro di questo Distretto, hanno fatto un’ulteriore salto di qualità nella gestione delle politiche del cibo affinché attraverso queste il nostro territorio si possa rendere più virtuoso e più attrattivo turisticamente”.

177 imprese agricole ed agroalimentari, decine e decine di aziende altre operanti nel settore della trasformazione e dell’accoglienza, svariate firme associative, ivi compresi i consorzi di tutela del germoplasma vegetale, del salame di Sant’Angelo, della provola dei Nebrodi; ed ancora, tre gruppi di azione locale (Gal Nebrodi Plus, Gal Taormina Peloritani, Gal Tirrenico Mare Monti e Borghi), il distretto produttivo dolce Sicilia, tre condotte slow food, l’Unpli Messina, agenzie di certificazione, organismi di ricerca, il consorzio intercomunale Tindari – Nebrodi, la camera di commercio di Messina, 40 amministrazioni comunali: questi gli attori distretto del cibo dei Nebrodi-Valdemone, composto da 280 partner.
Dieci le filiere produttive coinvolte: agrumicola, frutta fresca ed in guscio, proteaginose, olivicola ed olearia, vitivinicola, carni, lattiero–casearia, florovivaistica. Il Distretto si presenta complessivamente con 524 addetti e oltre 20 milioni e 400 mila euro di fatturato certificato Bio Igp, Dop, Doc, Globalgap.

Gli obiettivi

– sviluppo territoriale,
– coesione sociale,
– integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale,
– integrazione di filiere produttive,
– sicurezza alimentare,
– diminuzione dell’impatto ambientale delle produzioni,
– riduzione dello spreco alimentare,
– salvaguardia del territorio e del paesaggio attraverso le attività agricole e agroalimentari.