No, non è normale. Non è normale quello che sta succedendo nella politica di Reggio Calabria, e non è normale soprattutto l’indifferenza vicina all’assuefazione che accompagna questo drammatico teatrino. Neanche nei palazzi delle istituzioni dello Zambia, con tutto il rispetto per il Paese dell’Africa meridionale, si assiste a cotanto degrado.
Prima c’è un Assessore Comunale come Nino Zimbalatti, esponente di spicco della Giunta Falcomatà con deleghe alla Polizia Municipale e alla Sicurezza Urbana, 69 anni ad aprile, esperto e navigato con numerosi incarichi istituzionali alle spalle, che si lascia andare su facebook ad un commento incredibile (testualmente “ffundamu e zinghiri“) rivolgendosi ai catanzaresi in vista del derby tra Reggina e Catanzaro in programma sabato al Granillo.
Poi c’è il capo dell’opposizione in consiglio Comunale, Lucio Dattola, 67 anni, che gli obblighi degli uomini di responsabilità dovrebbe conoscerli bene avendo ricoperto il prestigioso incarico di Presidente della Camera di Commercio per ben sedici anni, dal 2000 al 2016, ed essendo stato già stato due volte candidato a Sindaco (dell’UDC nel 2001 e di tutto il Centro/Destra nel 2014). Non è più il Capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale perché per fortuna c’è la più brillante e combattiva Mary Caracciolo, ma resta sempre un punto di riferimento per esperienza e autorevolezza. Autorevole perché Dattola si era sempre contraddistinto per un particolare equilibrio e una grande moderazione, a volte persino eccessiva al punto da rasentare il piattume. Da sempre democristiano, adesso durante un appello ufficiale di una seduta del civico consesso ha improvvisamente scimmiottato il saluto fascista alzando il braccio (quello sbagliato) e rispondendo alla chiamata sussurrando “a noi“. Si sono incazzati persino i fascisti (quelli veri), che gli hanno rimproverato di aver usato il braccio sinistro anziché il destro, di aver rivolto la mano con il palmo frontale anzichè simmetrico al braccio, e di aver detto “a noi” troppo piano. Tutti gli altri, giustamente, sono inorriditi.
Roba surreale, che neanche in un film sul degrado di un’antica civiltà di filosofi che diventano barbari. E ancor più surreale sono le difese dei soggetti in questione e di chi gli sta intorno: hanno deciso di trincerarsi dietro a una specie di vittimismo anziché ammettere più dignitosamente di aver commesso uno scivolone.
Tutti possiamo sbagliare, anche se fatichiamo a capire cosa possa scattare nella testa di un moderato uomo delle istituzioni che a 67 anni, dopo una storia politica nell’Udc e in Forza Italia – quindi mai vicino a posizioni di estrema destra (tanto che il vero saluto romano, evidentemente, non lo sa neanche fare!) – proprio nell’era di Salvini decide di rispondere all’appello in consiglio comunale, con le telecamere accese, “a noi” con il braccio teso anziché un semplice “presente” con il dito in aria.
Fatichiamo a capire anche cosa diamine possa scattare nelle viscere di un importante Assessore Comunale esperto e navigato che a 69 anni ricopre un incarico così prestigioso e finisce a pubblicare frasi degne di un capo ultras sui social network.
Tutti possiamo sbagliare, dicevamo. Ma dobbiamo essere pronti ad assumercene le responsabilità. E due politici che la combinano così grossa non possono rimanere lì dove sono. Se non hanno la decenza di dimettersi subito, devono essere i loro leader a destituirli immediatamente.
Se oggi Forza Italia a destra e il Partito Democratico a sinistra cercano di opporsi rispettivamente alla Lega e al Movimento 5 Stelle come alternativa di serietà rispetto alla deriva dell’ignoranza e del populismo, da Reggio Calabria arriva il peggior esempio di come ci si debba comportare per arrivare a contrastare davvero le politiche di chi ha in mano il Governo del Paese. Se Forza Italia è rappresentata da Lucio Dattola che scimmiotta il fascismo in consiglio comunale e se il Partito Democratico è quello di “ffundamu e zinghiri” dell’Assessore Zimbalatti, allora abbiamo una politica completamente grillinizzata (e/o salvinizzata, fate vobis). Altro che opposizione al populismo!
Ad oggi non ci risulta che Forza Italia abbia chiesto (ne’ tanto meno imposto) le dimissioni di Dattola, ne’ Falcomatà quelle di Zimbalatti. Finché rimarranno al loro posto, quel saluto romano fatto male e quell’aulico e forbito complimento che Zimbalatti ha regalato su facebook ai catanzaresi saranno le posizioni ufficiali di Forza Italia e del Pd.
Altro che buche, acqua e spazzatura: queste “perle” di sottocultura sono molto più gravi e pericolose. Sono il quadro più deprimente per una città allo sbando, il cui degrado inizia nelle stanze del potere.


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