Messina, seduta caldissima in consiglio comunale. De Luca: “Sono già dimissionario, contro di me consiglieri tagliafaccia”

Il sindaco di Messina in consiglio comunale: "Ho detto con chiarezza che me ne vado: non accetto che un consiglio comunale su questioni cosi importanti faccia politica e continui a fare il tagliafaccia"

Aula affollatissima stasera a Palazzo Zanca per la seduta di consiglio in cui si torna a discutere di Risanamento. Il sindaco di Messina De Luca, nel suo discorso ai consiglieri sta facendo un lunghissimo excursus sulle vicende per le quali ancora oggi a distanza di 110 anni in città ci sono le baracche. De Luca è partito dalle proposte di legge in Parlamento nel 1960 per sbaraccare la città, arrivando all’atto del 2007 in cui il Prefetto poneva all’attenzione del sindaco Genovese la condizione di estremo degrado della città: un lunghissimo  excursus di tutte le iniziative volte ad eliminare le baracche in città, per fermare il saccheggio della legge 10 del 1990, fino all’ultima seduta in consiglio comunale degli scorsi giorni. De Luca ha ricordato le battaglie parlamentari per l’art. 62 e il comma 6 dell’art. 49, dei fondi Poc da assegnare all’Agenzia per riconsegnare i fondi tolti illegittimamente alla città, fino ad arrivare alle elezioni. “Mi ritrovo cavaliere solitario errante in quest’aula e, nonostante questo, non sono preoccupato di iniziare il mio percorso, partendo dal primo argomento: Messina è la città delle baracche. Ho iniziato dalla baracche, per cercare di mettere in ordine le tragedie ereditate in questa città. L’elemento scatenante– spiega il sindaco– è stato quello del quattro agosto, quando mi ritrovo le telecamere di rai 2 a Palazzo Zanca ad intervistarmi sulle baraccopoli. Mi sono sentito umiliato ed essere intervistato come rappresentante di una classe politica scarsa, mi ha fatto male. Il 6 agosto mattina ho elaborato un’ ordinanza per reagire come uomo e sindaco a questa provocazione. In quell’ordinanza abbiamo deciso due cose: 31 ottobre data entro la quale chi sta nelle baracche se ne deve andare e deve avere un alloggio dignitoso e 31 dicembre data ultima per completare attività di demolizione e smaltimento nelle aree baraccate. Queste date sono articolate con tutta una serie di provvedimenti. Dopo l’intervista ho cercato l’assessore Falcone e l’ho incontrato il 7 agosto all’assessorato all’infratrutture. Mi hanno riso in faccia. Io ci metto la faccia. L’ordinanza prevede una serie di procedimenti e attività, nei provvedimenti c’è anche la costituzione dell’Agenzia per il risanamento, strumento sui cui si incardina tutta la strategia e che consente di semplificare tutti i procedimenti. Sulla scelta dell’agenzia non ci sono grandi margini di discussione, prendere o lasciare. La scelta è: la città vuole o no l’agenzia? È impensabile in un’ operazione così complessa non assumersi rischi. Martedì sera, nonostante fossi un cavaliere solitario errante, ho detto a Falcone che il consiglio non si sarebbe rifiutato di approvare l’agenzia, perché restituirebbe indietro un regalo fatto dall’Ars. L’8 agosto, dal confronto con le agenzie immobiliari, è emerso che a Messina ci sono circa 5000 immobili da destinare alla famiglie. Per questo abbiamo cercato di mettere in fila tutte le varie risorse che in questi anni erano state destinate al risanamento, incluse quelle extracomunali: da qui la delibera che fa il quadro complessivo, le somme destinate al risanamento sono circa 230milioni di euro. Poi la delibera che è oggi oggetto di esame, cioè quella dello costituzione dell’agenzia. Con la delibera del 10 agosto abbiamo chiesto l’approvazione dello stato di emergenza: lo stato e la regione devono sostenerci in questa grande operazione. È in discussione la nostra credibilità, come città. Il 13 agosto ho avuto un confronto con tutta la deputazione regionale e nazionale,  ho dato copia a tutti i deputati della documentazione e pregandoli di mettersi a disposizione per grande sfida. La questione più delicata di questa vicenda è la presenza di 53mila metri quadrati di amianto. I dirigenti di Messina in quattro giorni hanno fatto il censimento baracca per baracca per aggiornare la situazione“. De Luca poi passa in rassegna i  fatti accaduti in consiglio il 30 settembre: “Io sono stato testimone di come sono andati i fatti e non può passare il principio che la città di Messina con una mano chiede aiuto e con l’altra dà schiaffi alle istituzioni. Non era opportuno affrontare e scontrarci su temi politici sul risanamento”- ha detto rivolgendosi ai consiglieri- “Questa è la questione, altrimenti rimarremo sempre dove siamo. Mi ritrovo con un ordine del giorno firmato da 27 colleghi che andavano contro quella che era un’azione che già aveva condotto con successo il vostro sindaco, mettendo in discussione la credibilità della Regione sull’assegnazione dei 500 mila euro. Sarò intemperante, ma noi siamo arrivati a quel consiglio comunale pieni di pregiudizi e con la voglia di fare il taglia faccia al sindaco De Luca. Cari colleghi è logico che il tagliafaccia su un argomento così delicato non posso accettarlo, perché negli emendamenti vedo ancora elementi che non vanno. Ho detto con chiarezza me ne vado: non accetto che un consiglio comunale su questioni cosi importanti fa politica e continua a fare il tagliafaccia.  Al primo banco di prova è saltato il patto con i consiglieri. Io non ho annunciato le mie dimissioni per pressare il voto dell’agenzia. Io sono già dimissionario. Il 30 ho fissato la data delle mie dimissioni irrevocabili. Non posso andare avanti e prendere responsabilità istituzionali se il consiglio non va ai miei tempi. Andiamo a due velocità. Stasera potete fare ciò che volete, votare a favore o contro. Se rimarrò qui dipende da altre dinamiche, di cui parlerò nei prossimi giorni. O accettate correttamente di modificare il regolamento comunale o lavoreremo su tempi diversi e ci sarà sempre un cortocircuito”.