Reggio Calabria, lettera aperta al sindaco Falcomatà: “chi governa deve saper ascoltare i propri cittadini”

Pino De Felice ha scritto una lettera indirizzata al sindaco Falcomatà di Reggio Calabria: "bisogna saper ascoltare, difendere e percepire gli umori dei cittadini"

Alcuni giorni fa è stato comunicato che il Partito Democratico abbia deciso di candidare alle prossime elezioni comunali di Reggio Calabria, l’attuale sindaco Giuseppe Falcomatà. Il reggino Pino De Felice ha allora inviato una lettera alla Redazione di StrettoWeb indirizzata al primo cittadino. Di seguito il testo:

Premetto che scrivo anche alla luce di svariate prese di posizioni da parte di tanti soggetti e che, a mio modo di vedere, hanno una matrice unica che si sviluppa verso interessi particolari senza nessuna valutazione dei reali bisogni collettivi che dovrebbero essere l’essenza fondamentale di una comunità. Per questo non voglio scendere nelle tante spicciolate interpretazioni soprattutto sulle “famose” dichiarazioni del signor Sindaco, al contrario, da elettore profondamente deluso, dirò il mio pensiero su quello che, a parer mio, è mancato in questi quattro anni di amministrazione Falcomatà. Penso che la prima cosa fondamentale per un sindaco di una comunità debba essere la ricerca continua di una sintonia costante con i cittadini, stare in mezzo a loro e con loro, lontano dai palazzi e da comodi piedistalli da dove pontificare su tutto; tutto questo va fatto sia nei momenti positivi e soprattutto quando si presentano difficoltà.

Signor Sindaco,

queste erano le coordinate anche della Sua campagna elettorale solo che, purtroppo, di quella idea di città e di società, da indirizzare verso uno <<sviluppo>> e con mirate azioni d’intervento, si sono perse completamente le tracce. Ecco, su questi aspetti non ci possono essere alibi con retropensieri, al contrario, con umiltà chiedere sostegno per voltare pagina partendo dai dati reali del momento. Interventi possibili ed esigibili ben spiegati alla polazione, avendo cura su un’informazione scevra delle difficoltà e nel caso d’impossibilità di risoluzione, chiedere ed avere il sostegno attivo della popolazione. Tra l’altro quest’ultimo aspetto diventa un’azione formidabile per risvegliare una comunità che per troppo tempo ha riversato tutte le proprie speranze verso l’arrivo di un nuovo “MESSIA”. Esercitare quindi una funzione che va ben oltre gli aspetti politici e le stesse problematiche contingenti e diventa etica di comportamento con risvolti pedagogici. Rifletta, tutto il contrario di quello che sta accadendo oggi, dove sono aumentate le risposte d’inciviltà che non possono essere abbattute da possibili repressioni.  È su questo versante che l’iniziativa del signor sindaco è stata completamente assente, proseguendo su clichè burocratici ed amministrativi che anche con connotazioni di rigore economico non è stato per niente capito dalla popolazione.

Voglio anche aggiungere che lo stare in sintonia con la popolazione richiede sempre uno sforzo in più, avendo l’obiettivo di far ritornare la “Politica” per davvero un bene collettivo. Sapere ascoltare, percepire gli umori di una comunità, far sentire la propria città come un bene da difendere e da proteggere sono gli elementi che, anche rispetto alle grandi difficoltà, possono far accettare anche le soluzioni più dolorose. Ecco, senza entrare in dettagli, peraltro molto enfatizzati soprattutto a livello politico da tutte le parti, sono la dimostrazione di una realtà meridionale e di Reggio in particolare, della mancanza totale di “Classe Dirigente”. Classe dirigente inesistente, nel passato ma anche attualmente, che in nessun modo si è posto l’obiettivo di contrastare le scelte economiche del Nord e della politica nazionale e che lasciano un Mezzogiorno sempre più emarginato ed isolato e proprio per per questo sempre più ostaggio delle compulsazioni più varie. Senza retorica o ancora peggio voler dare lezioni a nessuno, penso che sono queste considerazioni che andrebbero trasformate in azioni concrete per sollevare le coscienze: chi governa ha il dovere di esplorare queste nuove strade se vuole per davvero cambiare andazzo rispetto al passato. Concludo con un paradosso che però vuole essere speranza, nella nostra realtà non vedo impostazioni che vadano verso questa direzione, però abbiamo il dovere (noi vecchietti) di distillare fiducia alle nuove generazioni che altrimenti, andando via, lasciano una realtà vecchia ed in lenta e inesorabile decomposizione.

Signor Sindaco, provi a riflettere, avendo cura di riconoscere errori e supponenza che forse il plebiscito elettorale ha sicuramente fatto dimenticare“.