Sulla condizione delle casse di Messina ne abbiamo lette di tutti colori, dalle critiche mosse contro l’amministrazione per il “bilancio selfie di fine anno”, alle delusioni di chi si aspettava dentro l’uovo di Pasqua l’agognato documento contabile, alle campagne allarmistiche perchè la città è entrata in gestione provvisoria. Nel mirino delle polemiche, è finito il neo assessore al bilancio Enzo Cuzzola, professionista contabile e politico, da alcuni definito “l’uomo dei miracoli col trolley che proviene d’oltrestretto”.
Al di là delle opinioni che liberamente ogni cittadino può esprimere, e che lasciano il tempo che trovano, cerchiamo di fare chiarezza: il bilancio di previsione, con buona pace di tutti, sarà licenziato dalla giunta entro questo fine settimana. Vi spieghiamo perchè l’amministrazione Accorinti si è potuta permettere di far slittare i tempi di approvazione e perchè non è il caso di strapparsi i capelli se l’ente è in gestione provvisoria.
Ma partiamo dall’inizio. A fine anno è stato approvato un bilancio a legislazione vigente, sulla base di quelle che erano le risultanze a quell’epoca di bilancio. L’amministrazione ha celebrato il momento con quel fatidico selfie poi lungamente contestato. I revisori all’epoca fanno un monitoraggio sullo stato dell’arte del piano di riequilibrio e scoprono che alcuni obiettivi indicati non erano raggiunti. Questa è la situazione in presenza della quale Cuzzola si inserisce al comune di Messina, nei primi giorni di marzo. Anche il neo assessore, nei primi giorni del suo insediamento, si riserva di monitorare lo stato dell’arte e scopre che la gestione di tipo contabile del bilancio e del piano di riequilibrio camminano parallelamente, ma non sovrapposte, così come dovrebbe essere secondo la strategia gestionale, sebbene nessuna norma detti regole in tal senso. L’intuizione di Cuzzola è quella di far camminare parallelamente bilancio e piano, questa strategia consente infatti di poter monitorare al meglio entrambe le situazioni contabili.
Per cui, grazie l’aiuto degli uffici, l’assessore dedica un po di tempo a completare il monitoraggio. Nel frattempo interviene la delega ai controlli interni dell’assessore Signorino. I due assessori scoprono che i risultati del piano che sembrano non raggiunti in realtà sono stati drenati dal bilancio e, viceversa, alcuni risultati del bilancio che non sembrano raggiunti, sono in realtà raggiunti e drenati dal piano. Da qui l’idea di ragionare su un emendamento del bilancio di fine anno, affinchè questi due strumenti siano perfettamente sovrapposti. “Nel momento in cui noi ci rendiamo conto di questi emendamenti– dice Cuzzola- non possiamo trascurare che ci sono due misure nel piano tutte di entrata, cioè la revisione degli estimi catastali e la revisione delle microzone castatali, che sono due misure che tardano a decollare una perché manca lo strumento attuativo da parte del governo centrale e l’altra perché è una misura complessa che coinvolge diversi dipartimenti e che produrrà frutti solo fra qualche anno”.
E a chi contesta il ritardo nel licenziamento del bilancio, l’assessore Cuzzola risponde: ” abbiamo aspettato di licenziarlo perchè la manovra ci ha permesso di non ridurre alcuna spesa. È importante aver ritardato, perchè era facile arrivare qui a inizio marzo portando in giunta un bilancio con dei tagli. Occorre un bilancio che risani la situazione dell’ente, ma che garantisca anche i servizi ai cittadini. La gestione provvisoria non inficia alla normalità dell’attività e ciò è dovuto all’aver approvato un bilancio a fine anno. Chi parla di un bilancio selfie non conosce le regole e le norme. Quel bilancio era giusto che venisse fatto in quel momento e che venisse costituito con quelle regole e quelle somme. Oggi noi provvediamo a passaggi ulteriori e migliorativi“.
“Oggi- continua l’assessore– possiamo dire di aver concluso sia il monitoraggio che l’individuazione delle misure, come la stesura di una ipotesi di bilancio per l’annualità 2017, mancano ovviamente queste attività per il 2018 e 2019. Da questa attività di monitoraggio emerge lampante la sostenibilità del piano di riequilibrio. Emerge lampante che in un triennio le casse del comune potrebbero assestarsi e riprendere tutte le attività di sviluppo che tutti quanti chiediamo“.
Il piano di riequilibrio ammonta complessivamente a circa 450 milioni, ma solo 150 milioni costituiscono una vera massa debitoria, cioè debiti fuori bilancio e debiti verso le aziende partecipate. Dei 450 milioni, c’è poi uno stanziamento di circa 300milioni di euro, nel complesso di 10 anni, che rappresenta l’accantonamento prudenziale, cioè i fondi che sono inseriti nel piano di riequilibrio e che sono antecedenti alla riforma del sistema contabile. In sostanza, si tratta di un accantonamento che dopo i piani di riequilibri è diventato un obbligo di legge. Dei 450 milioni occorre ripanare i 150milioni di passività e accantonare in dieci anni i 300 milioni ,per adeguare il bilancio alla contabilità armonizzata. “Depurati i 300milioni, di fatto, si tratta di ripanare solo 150 milioni, operazione assolutamente perseguibile e non ne lungo periodo“- dichiara ottimista l’assessore Cuzzola.


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