
La perenne emergenza idrica che affligge la città di Messina richiede contromisure serie e adeguate: lo sostengono all’unisono la sezione provinciale di Legambiente e Italia Nostra, solerti nel denunciare l’esosità delle tariffe richieste dal vettore privato chi gestisce l’acquedotto dell’Alcantara. Stante l’elevato rischio frane registrato in tutto il territorio siciliano, i frequenti fenomeni sismici e le piogge alluvionali che si alternano a periodi di siccità prolungati, Legambiente e Italia Nostra evidenziano come i costi dell’attuale sistema di erogazione tenderanno a crescere negli anni a venire, a meno che non s’intervenga per tempo. Come? “Coltivando il nostro orto“, sostengono le sigle, ovvero attivando sorgenti inutilizzate e potenziando realtà – come l’acquedotto della Santissima – ampiamente sottovalutate. “Non sono parole nuove, ma parole inascoltate da anni” rammentano le due associazioni attirando l’attenzione sul patrimonio idrico custodito dai Monti Peloritani. Servono, allora, progetti di ricerca idrogeologica, magari organizzati coi Fondi per lo Sviluppo e la Coesione previsti nell’esercizio 2014-2020, fondi che l’Amministrazione comunale non può perdere se vuole gestire “in house” il problema senza esporsi alla mercé del caso o della fatalità.


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