Presentato stamane il report sull’operazione Antincendio Boschivo portata avanti a partire dalla stagione estiva appena trascorsa (dal 15 luglio al 30 settembre 2105) nell’area protetta del Parco Nazionale dell’Aspromonte.
La “Campagna A.I.B. 2015” ha prodotto notevoli risultati: “zero incendi nel Parco”, a detta del suo Presidente, Giuseppe Bombino, che si è mostrato soddisfatto soprattutto della sinergia messa in campo a più livelli: quello istituzionale, quello intermedio (delle associazioni di volontariato regolarmente iscritte nei registri regionali della Protezione Civile) e quello che sta più a cuore a Bombino, nell’ambito del quale sono stati coinvolti in attività di prevenzione agricoltori, coltivatori e pastori del luogo.
I processi che ha seguito la campagna sono stati illustrati quest’oggi in conferenza stampa dal direttore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, Tommaso Tedesco, il quale ha spiegato: “come Ente Parco, siamo obbligati a dotarci di un piano antincendio, che è un piano quinquennale. Proprio quest’anno, è stato approvato il bando in collaborazione con la Regione. La Campagna che stiamo illustrando, si è arricchita di nuovi elementi: innanzitutto, si è snodata in 13 zone e le associazioni di volontariato sono state individuate tramite un avviso pubblico, in cui sono state previste delle azioni di prevenzione da affidare direttamente a coltivatori, pastori e agricoltori che operano all’interno del Parco”. Quest’ultimo aspetto si rifà all’art. 17 comma 1 della legge sulla montagna.
“All’avviso – prosegue Tedesco – hanno risposto circa 13 associazioni di volontariato e circa 40 agricoltori, allevatori e pastori; di questi ne abbiamo selezionati 35. La suddivisione delle zone, è bene specificarlo, è stata fatta in base alla viabilità e agli avvistamenti”.
Ma arriviamo al dato “clou”. L’attività, che è durata all’incirca due mesi, ha portato ad un risultato stupefacente: su una superficie di circa 65 mila ettari, circa 40 sono stati toccati da incendi, tutti, però, precedenti alla formazione delle squadre di avvistamento dei volontari, e per di più divampati in aree non boscate.
“È stato fatto un lavoro di prevenzione importante – parole del comandante Pontecorvo, coordinatore del Corpo Forestale dello Stato – Il nostro Corpo può contare su un ufficio e sette comandi stazione diffusi sul territorio. Per controllare un territorio del genere, però – conclude il comandante – ci vogliono competenze specifiche, con un personale che ha alle spalle una cultura e una formazione”.
“L’attività svolta riduce di molto la distanza tra territorio ed istituzione, che non è quindi solo apportatrice di vincoli e divieti – interviene il presidente Bombino – I nostri sistemi sono stati integralmente preservati. In questa operazione si intravede un senso di intesa tra istituzione e territorio tramite componenti mai coinvolte prima. È un idea che parte da tempo, ma che è stata perfezionata: vi è un’area assegnata portatrice di una dote – conclude Giuseppe Bombino – se tale area non viene coinvolta da incendi, il diretto interessato otterrà l’intera dote della suddetta area. Un meccanismo premiale, insomma. Altra cosa fondamentale: la legge sulla montagna veniva sempre intesa come una sorte di difesa dalla montagna stessa; questa volta si utilizza la legge per ricucire un rapporto che si era perduto proprio con la nostra montagna. Si spera che si possa continuare sempre così”.









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