Sono passate poche ore dall’esplosione dello scandalo che riguarda i Consigli comunali di Messina e Siracusa. Nella giornata di ieri, come vi abbiamo raccontato su queste colonne, agenti della Digos hanno fatto visita a Palazzo Zanca, sequestrando alcuni incartamenti per verificare l’esistenza di anomalie nell’attribuzione dei gettoni di presenza agli esponenti del consesso civico. Ad attirare l’attenzione delle autorità inquirenti è stata la spesa di 900mila euro nel 2014: una cifra consistente a carico dei contribuenti. A Siracusa si è verificata più o meno la stessa situazione, con un sit-in di protesta organizzato dai cittadini innanzi alla sede del municipio locale.
Oggi è arrivata la puntuale scomunica di Rosario Crocetta. Il presidente della Regione, sulla scorta delle azioni intraprese dalla magistratura, ha lanciato il sasso nello stagno, affermando l’esigenza – avvertita dalla collettività – di tagliare i compensi dei consiglieri comunali, i prepensionamenti dei dipendenti regionali e quelli delle partecipate con fuoriuscite in un quinquennio.
L’idea del Governatore è semplice: bisogna riallineare le indennità al 30% non in rapporto alla remunerazione del Sindaco, ma a quella degli assessori. Crocetta, deprecando il malcostume di quanti vedono nelle elezioni una sorta di concorso pubblico, ha specificato che “fare il consigliere non è una professione ma un’attività di servizio pubblico che si deve basare in gran parte sulla passione politica“. Un vecchio leitmotiv che emerge ogni qualvolta prende il via un’inchiesta.


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