Raffaele Grassi si è presentato nel corso di una conferenza stampa indetta stamane presso la Questura di Reggio Calabria. Il nuovo questore si è subito mostrato cordiale verso i giornalisti presenti, dicendo che una delle cose in cui spera è di avere “un rapporto fattivo con la stampa”. Il suo primo pensiero, però è rivolto al collega Guido Longo, suo predecessore, ora alla guida della Questura di Palermo: “con lui – afferma Grassi – abbiamo condiviso tante battaglie contro la ‘ndrangheta. Quello che intenderemo fare – prosegue– sarà lavorare nel senso di continuità, sul solco lasciato dal questore Longo. Agiremo con la finalità di colpire la ‘ndrangheta, aggredendo i patrimoni indebiti, portando avanti attività di controllo sul territorio con forme sempre più evolute”.
Di sicuro, e questo è risultato evidente, al neo questore Grassi sta particolarmente a cuore la garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica in generale, ma anche una collaborazione fruttuosa e sinergica con tutti gli enti provinciali: “agiremo armonicamente – dichiara a tal proposito – con tutti gli enti della Provincia e con tutte le istituzioni locali, in modo da portare le stesse istituzioni verso la cittadinanza. Faremo tutto il possibile – evidenzia Grassi – per riavvicinare le istituzioni alla gente. Sono onorato – continua – di essere stato nominato questore di Reggio Calabria, consapevole del fatto di essere arrivato in una struttura di eccellenza, che ha raggiunto importanti risultati nella lotta alla ‘ndrangheta”.
E di lotta alla ‘ndrangheta il questore Grassi ne sa e parecchio, dopo che si è impegnato a contrastare le forme più aggressive della criminalità organizzata per ben 20 anni; non per niente, Raffaele Grassi “fino a ieri” – come da lui stesso affermato – è stato direttore del Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia, dove, all’inizio, ha diretto la prima divisione, quella che si occupa proprio della criminalità organizzata.
“Ho a disposizione una squadra di eccezionale valore – continua a dire Grassi – Cercherò di portare la mia esperienza qui a Reggio Calabria, mantenendo e rendendo più solido il rapporto con le varie forze dell’ordine”.
E per quanto riguarda il suo modo di agire qui in Calabria, Grassi si mostra deciso sul da farsi: “ho bisogno prima di tutto – dice – di comprendere la portata dei fenomeni mafiosi che interessano la regione, per poi decidere in che modo procedere. Da tempo il gruppo investigativo da me diretto aveva creato qui a Reggio dei nuclei di contrasto alla ‘ndrangheta; continueremo a fare questo, ponendoci un obiettivo: distruggere la sua struttura, arrestare i latitanti, soprattutto quelli più pericolosi, colpire la ‘res’ (la cosa), ossia i patrimoni indebiti”.
E di questa “struttura” – Grassi ne è consapevole – sono state già colpite molte parti vitali, ma comunque l’impegno che il questore mette in campo nel suo lavoro vuole essere attento e constante, ma soprattutto ben definito nelle sue modalità: destrutturazione delle cosche, cattura dei latitanti e aggressione ai patrimoni indebiti.
“L’impegno della pubblica sicurezza verso questa terra è assoluto”, sottolinea Raffaele Grassi, che ha anche tenuto a ricordare l’aggiunta di una cinquantina di uomini alle attività ordinarie: 14-15 equipaggi di reparti prevenzione crimine in più, che vanno a sostenere i 9 commissariati sparsi nella Provincia.
“Sarà mia cura – parole di Grassi – interessare i competenti organismi qualora si intenda cambiare direzione su delle cose da migliorare. In questo momento di spending review – e qui Grassi si riferisce alle poche risorse esistenti – dobbiamo fare anche i salti mortali per sistemare le cose”.
Contrastare la criminalità organizzata e tutti quegli organismi messi in moto da quest’ultima: ecco il principale obiettivo da raggiungere per il neo questore, che in merito al tema “caldo”, di cui si sta ampiamente dibattendo in questi giorni, ossia del rapporto, o dello pseudo rapporto (è ancora tutto da verificare) tra l’Isis e la ‘ndrangheta, evidenzia che: “abbiamo un comparto investigativo nostro che si occupa del problema. Senza dubbio – conclude – sono ipotesi investigative da verificare, sviscerandone i vari profili”.






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