“Open Day” oggi nella centralissima scuola reggina “Principe di Piemonte”, un’iniziativa intrapresa da tanti istituti della città. Presenti alla cerimonia di apertura stamane, insieme a bambini e genitori, l’assessore Eduardo Lamberti Castronuovo, l’assessore Muraca, i consiglieri regionali Cannizzaro e Battaglia e il segretario provinciale SIULP Franco Caracciolo, che hanno assistito a varie esibizioni dei piccoli musicisti dell’orchestra dell’Istituto “Vitrioli”.
“Si è compiuto e si sta compiendo un patto educativo tra scuola e territorio – ha esordito la Preside Orsola Latella – e il territorio è anche la politica, quest’oggi rappresentata dalle cariche istituzionali presenti.Oggi la scuola si apre al territorio mostrando la propria offerta formativa! Quello che vogliamo portare avanti- ha continuato- è un piano organico che segue dei filoni conduttori essenziali:la creatività, la criticità, da stimolare negli alunni, l’esperienza extra aula, l’idea dei valori (etici,istituzionali della legalità). Il rilancio della scuola – ha concluso- è stato possibile grazie un clima di relazioni interne fruttuoso e sereno”.
Ad intervenire stamane, anche il dottor Lamberti-Castronuovo, che è partito da un saluto offerto soprattutto ai bambini: “Noi vogliamo parlare a questi ragazzi – ha detto -in termini semplici…tutti loro ricorderanno sempre la scuola, soprattutto le elementari. Dimostriamo come gli strumenti musicali che oggi i bambini suonano sono simbolo di pace, di sintonia, ma affinché venga fuori la sintonia ci vuole chi dirige, e tutti noi cerchiamo di fare la propria parte sul territorio”.
Un monito, quello lanciato da Lamberti-Castonuovo e dagli altri presenti, che hanno ricordato il fatto che dalla scuola inizia tutto: la legalità,il senso del dovere, la cultura, e soprattutto il sentimento.
Ma è al margine della cerimonia di apertura dell’Open Day di oggi al “Principe” che il dottor Eduardo Lamberti Castronuovo ha voluto esprimere un commento personale in riferimento alla sentenza pronunciata stamane che stabilisce con forza che “calabrese non è sinonimo di mafioso”.
“È un un monito questo – dichiara – che va alle istituzioni, ai rappresentanti dello Stato: calabrese significa essere uomo di cultura! Il rispetto verso una persona per bene è un rispetto dovuto soprattutto da parte delle istituzioni. Sono felice di questa sentenza, consapevole del fatto che il fenomeno mafioso in Calabria c’è e deve essere debellato da tutte le forze presenti in campo. Partiamo da questi bambini, perché è da qui che si deve insegnare loro cos’è la legalità, e lo si deve fare attraverso una fermezza verbale! Rigettiamo l’assioma calabrese-mafioso”.













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