Reggio: intervista a Francesco Finocchiaro protagonista al Workshop “L’orto incolto”

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foto-francescoSi è svolta giovedì 11 dicembre scorso la relazione al Workshop “L’orto incolto” di Francesco Finocchiaro, Architetto e docente di storia dell’arte – di officina 21 – che aderiscono a questa iniziativa. Il titolo del seminario è stato: La città felice. Naturalezza e metabolismi urbani. Di seguito la breve intervista a Francesco Finocchiaro.

 SM-La città felice: progetto o utopia?

FF- Io credo che la felicità, intesa come appagamento dei bisogni umani sia un obiettivo da perseguire sia sul piano personale che collettivo. Spesso, nel governo delle trasformazioni dell’abitare, perdiamo il vero scopo del fare architettura, che è quello di risolvere criticità per raggiungere un accettabile benessere. Questa visione modifica radicalmente il rapporto tra progetto e città, permettendo di sviluppare soluzioni che “devono” generare felicità collettiva. Un orto, un parco, un museo, una piazza, generano benessere condiviso. Il disorientamento e la mancanza d’identità urbana sono le cause della depressione di una città. La consapevolezza di questa categoria percettiva aiuta a modificare il senso e la pratica del progetto di architettura, declinandolo verso la sostenibilità e l’eticità.

SM- Come risolvere il conflitto tra città e campagne?

FF- Esiste una visione, ormai consolidata, che contrappone al progetto utopico (la campagna) la prassi politica (la città). Questo conflitto ha generato relitti e residui nel paesaggio delle città. Mi piace invece pensare a una diversa categoria dello spazio di margine. La città costruita e la città coltivata. Entrambe città. La natura è ben altra cosa. Afferisce alle Alpi, ai vulcani, ai boschi: a quelle parti di ambiente che non subisce le azioni dell’uomo. Tornando quindi alle città costruite e coltivate è possibile risolvere il conflitto considerando le stesse un unicum il cui progetto di trasformazione deve seguire la logica del country-front (declinazione rurale del water-front). Questo va inteso come progetto di città lineare (Arturo Soria y Mata e la città lineare) che rigenera, attraverso un borderline integrato, lo spazio delle permeabilità e degli attraversamenti. In questo senso la land art può diventare il tema generatore di questo nuovo dialogo tra le due città. In questo senso utili sono gli studi e le ricerche di Zaira Dato all’interno del dottorato di progetto architettonico e analisi urbana sviluppati in Sicilia negli anni passati.

SM- Quali temi diventano centrali nel progetto di rigenerazione urbana?

FF- Credo che, oggi più che mai, il progetto di rigenerazione urbana non possa prescindere dal perseguimento di alcuni obiettivi strategici. Il recupero dell’identità dei luoghi e degli uomini. L’integrazione tra le funzioni urbane, ridando centralità allo spazio pubblico e collettivo. L’accessibilità, intesa come opportunità per muoversi nello spazio, con semplicità e immediatezza. La sicurezza ambientale e sociale. La necessità di una visione d’insieme che determina la necessità di operare con strumenti di progetto alla scala architettonica nella dimensione urbana. Rendere centrale nel progetto il senso di comunità e la ricerca della felicità collettiva attraverso il recupero di quella “naturalezza” dei gesti e dei luoghi che solo la cultura del “contadino” può offrire. Marta Garcia, evidenzia che gli architetti devono progettare come fossero “contadini” recuperando il senso profondo del “fondare città”, come lo stesso Giuseppe Guerrera ha più volte evidenziato nei suoi progetti di paesaggio e nella pubblicazione “Fondare città. La città dell’accoglienza”.

Francesco Finocchiaro (Catania 1965). Architetto (PhD), e docente di storia dell’arte. Vive e lavora nell’area etnea, dove affianca l’esperienza di docente e progettista a quella di ricercatore indipendente (free lance) con il gruppo officina 21, indagando i temi del progetto di paesaggio, delle campagne urbane e dell’architettura parassita. Suoi lavori sono stati premiati ed esposti in Italia e all’estero. E’ autore di pubblicazioni sui temi dell’ibridazione in architettura e del progetto di trasformazione delle campagne urbane oltre a scritti sull’antropologia del sacro e dell’abitare. Intensa la sua attività di poeta e scrittore che attinge al paesaggio culturale dell’architettura e del design.