Dalla Baia di Lorenzago alla Corte d’appello di Messina: il cammino che Domenico Nania dovrà compiere somiglia ad un calvario. L’ex vicepresidente del Senato, già sottosegretario alle Infrastrutture, esponente di spicco di Alleanza Nazionale, leader della corrente interna Nuova Alleanza, è stato tirato in ballo dal pentito Carmelo D’Amico nel processo per associazione mafiosa a Rosario Pio Cattafi, condannato in primo grado a 12 anni.
Il collaboratore di giustizia avrebbe indicato in Nania il presunto capo di una loggia massonica occulta, capace di condizionare la politica e gli investimenti tanto in Sicilia quanto in Calabria. D’Amico, in particolare, avrebbe rivelato alle autorità inquirenti il coinvolgimento del parlamentare sulla scorta delle dichiarazioni a lui rese, in passato, da Sam Di Salvo, boss italo-canadese entrato nell’establishment delle cosche barcellonesi. “Di Salvo mi disse che Saro Cattafi insieme al Nania erano fra i massimi responsabili di quella loggia massonica occulta” afferma D’Amico nei verbali. C’è dell’altro: Nania avrebbe intessuto costantemente rapporti con Giuseppe Gullotti, boss mandante dell’omicidio Alfano.
Naturalmente le dichiarazioni del pentito dovranno essere vagliate, ma è di tutta evidenza il clamore suscitato dalle sue deposizioni, vieppiù se si considera il ruolo politico esercitato da Nania in tutta la provincia messinese.


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