Un altro locale che chiude, un altro ritrovo della Messina che fu. La crisi asfissiante che da tempo attanaglia i commercianti locali ha già mietuto vittime illustri: ai tanti esercizi che hanno issato bandiera bianca si è aggiunto, da ultimo, il Piccolo Caffè. Il celebre bar nei pressi di Piazza Antonello ha dismesso i locali: un cartello verde e uno rosso, entrambi con la scritta “affittasi”, hanno certificato la fine irreversibile di quella piccola impresa.
Frequentato dai consiglieri di Palazzo Zanca e della Provincia Regionale, dai giornalisti, dagli studenti del Seguenza e del La Farina, il Piccolo era diventato un punto d’incontro, un luogo di aggregazione. In una celebre gag Ficarra e Picone descrivono i bar come il motore dell’economia siciliana: ebbene seduti fra i tavoli del Piccolo, osservando la vasta platea che ne costituiva la clientela, si aveva l’impressione che quello sketch narrasse qualcosa di vero, che in tempi di magra caffè e cornetto fossero valori irrinunciabili, per non parlare delle mega-granite estive.
Non è stato così. Al 27 del mese bisogna far di conto e, vuoi per le difficoltà congiunturali vuoi per la vasta concorrenza in zona, il Piccolo non ce l’ha fatta. Si è arreso, chiude i battenti. Un altro guscio vuoto della Messina rigogliosa di un tempo. Mentre a Palazzo Zanca la classe dirigente si scanna e pensa a come approvare il bilancio di un ente prossimo al dissesto, in città i negozi calano le saracinesche, vendono il mobilio o tirano a campare per non tirare le cuoia. E’ una lotta disperata per la sopravvivenza fra tasse, cavilli burocratici e ingenti richieste di pizzo (ché la criminalità, si sa, non va mai in ferie). Così si spegne l’economia cittadina: dal basso e senza far rumore.


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