Sicilia, si stringe il cerchio attorno a Messina Denaro: varata una task force

matteo messina denaroSembra un paradosso ma è realtà: da qualche tempo, nel centro della Sicilia, la presenza delle forze dell’ordine è discreta e parimenti tangibile. Segno che qualcosa si muove in seno all’antimafia. Fra Enna, Caltanissetta e Ragusa – nelle province limitrofe di queste calde realtà – il numero delle volanti è cresciuto esponenzialmente nel corso degli ultimi mesi, come raccontano alcuni residenti. E’ inevitabile associare tale sforzo alla cattura dell’ultimo grande latitante della vecchia Cupola, quel Matteo Messina Denaro che dal 1993 si è dato alla macchia, sparendo nel nulla con buona pace delle autorità inquirenti.

Il boss gode non soltanto del supporto logistico dell’organizzazione criminale che dirige, ma di una fitta rete di rapporti fondata sull’omertà, e Sciascia ha insegnato quanto difficile sia scalfire il muro del silenzio cementato sulla paura. Alcune voci ne mitizzano la fuga: c’è chi dice che non soggiorna più di due notti nello stesso luogo, chi invece giura sulla sua serenità d’animo. Un repertorio arcinoto dai tempi di Riina.polizia-stradale Eppure tanto sereno Messina Denaro non dev’essere: da alcuni giorni una task force composta da poliziotti e carabinieri batte le strade dell’isola, una sorta di presidio mobile di Stato per tentare di catturare la primula rossa. L’obiettivo è chiaro: tracciare un quadro indiziario comune per mettere a segno il colpo più eclatante della storia recente dell’antimafia, almeno dopo l’arresto di “BinnuProvenzano, tradotto in carcere col regime del 41-bis a dispetto delle precarie condizioni di salute.

Del resto appena una settimana fa è stato intaccato il patrimonio del capo-mafia, col sequestro di complessi aziendali, beni mobili, terreni e fabbricati per un valore complessivo di venti milioni di euro. Segnale evidente che il terreno sta franando sotto i colpi inferti dalla Direzione Distrettuale Antimafia. “Adesso si fa tutto insieme” afferma Teresa Principato, procuratore aggiunto di Palermo, presentando le nuove linee-guida per la costituita task force. Il vento sta cambiando in Sicilia e se da un lato si tengono i piedi ben saldi sul terreno, senza abbandonarsi a voli pindarici date le difficoltà intrinseche all’operazione, dall’altro si nutre l’idea che le indagini potrebbero essere davvero ad una svolta. Una svolta attesa 21 anni.