Messina, rush finale: il Consiglio approva il Consuntivo

consiglio comunale messinaE venne il momento del Consuntivo. Dopo il parere favorevole del Dirigente, dopo l’ok del Collegio dei Revisori dei Conti, dopo il disco verde della Commissione Bilancio, è approdato stamane in aula il documento di rendicontazione varato dall’Amministrazione Accorinti.

A presentare l’atto è stato il vice-sindaco, Guido Signorino, stante gli impegni istituzionali del primo cittadino bloccato a Torino per un progetto sulla legalità.

guido signorinoSignorino ha esordito rivendicando i meriti della Giunta e la capacità manifestata dalla stessa nel rispondere alle criticità contabili evidenziate originariamente dagli organi di controllo. In tal senso l’assessore al Bilancio ha precisato che le anticipazioni offerte dagli organi di stampa sarebbero inesatte: non si è passati da un attivo di 6,5 milioni ad un passivo di 2 milioni di euro, poiché il  “bilancio al lordo dell’avanzo vincolato rimane positivo per circa tre milioni”. La discrasia sui numeri verte sui crediti esistenti, crediti per cui l’Ente avrebbe avuto ragione nelle sedi competenti, ma che vengono computati nel rendiconto malgrado rimangano difficilmente esigibili.

Il presidente del Collegio dei Revisori, a sua volta,  ha schematicamente riassunto le 92 pagine di relazione che hanno accompagnato l’atto, sottolineando come le iniziali perplessità avessero indotto l’organo ad un atteggiamento ispirato alla prudenza, stante la scarsa propensione al confronto da parte della Giunta. Dopo i chiarimenti e le valutazioni del caso è rimasta sullo sfondo una sola incongruenza, circa la conformità del parametro 6 del Consuntivo (leggasi partecipate), una divergenza di vedute che però non pregiudicherebbe l’insieme del documento.

nina lo prestiUn duro affondo contro l’Amministrazione è stato portato a termine da Nina Lo Presti, ormai traghettata nel Gruppo Misto dopo essere approdata a Palazzo Zanca in forza al movimento Cambiamo Messina dal Basso. Ammettendo di non credere più alla buona fede di chi gestisce la città, Lo Presti ha sottolineato come dietro i ritmi incalzanti vi sia una precisa strategia politica, peraltro di scarso respiro, quasi che l’Amministrazione volesse vincolare i consiglieri ad accettare in blocco la propria impostazione. Non a caso la stessa esponente del consesso civico ha parlato di “una svolta autoritaria basata sullo strozzamento dei tempi di discussione”. A finire nel mirino della consigliera è stata successivamente l’illegittimità tecnica dei provvedimenti, aggravata dall’incompetenza generale palesatasi in questi mesi. E qui Lo Presti ha tirato in ballo anche Garofalo: “Il commissario ad acta doveva far esitare l’atto entro i sessanta giorni previsti, ossia entro il 9 novembre. Alla fine del mese, nonostante i termini di legge, ha concesso addirittura altri 20 giorni per pervenire ad una votazione”. Da qui la richiesta al presidente del Consiglio, Emilia Barrile, affinché si faccia carico della responsabilità d’informare Ministero e Corte dei Conti circa le anomalie registrate nel corso di questa procedura.

Malgrado il dibattito e malgrado la tribolazione interna (si è avvertita una certa concitazione nel Pd e nell’Udc), con 23 voti favorevoli, 8 astenuti e 3 contrari (Russo, Contestabile, Lo Presti) l’aula consiliare di Palazzo Zanca ha approvato l’atto.