Messina, pace amore e fantasia: Accorinti replica lo show (FOTO)

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accorinti 4 novembreIl 4 novembre sta lentamente diventando una festa della discordia a Messina. Mentre nel resto del paese si rende il dovuto tributo agli uomini in divisa, a chi – tutelando l’ordine – garantisce sicurezza a questa nostra fragile democrazia, la città, dal basso, assiste ai sermoni di un pacifismo ascetico.

Il nome di Pertini viene utilizzato come grimaldello: serve a forzare le coscienze dell’opinione pubblica, a far credere che gli investimenti attuati dal Ministero degli Interni o da quello della Difesa corrispondono tout court ad improvvisate strategie belliche. Guai ad ammettere, nemmeno privatamente, che spesso e volentieri “i nostri ragazzi” rischiano la vita al fronte per un tozzo di pane. Meglio alimentare la polemica sugli F-35, politicamente legittima ma fuori luogo in questa ricorrenza. E pazienza se Pertini, antifascista della prima ora, fu un grande partigiano, accompagnato nella sua battaglia da padri costituenti disposti ad imbracciare le armi per il buon nome dell’Italia. Anche qui: meglio alimentare il mito di una Resistenza intellettuale, educata, un po’ naïf rispetto alla violenza squadrista.

Già l’anno passato, nell’unica festività dedicata ai militari, Accorinti decise arbitrariamente di sventolare non il tricolore, ma la bandiera arcobaleno, ottima per i cortei, meno consona per le iniziative istituzionali. Dopo dodici mesi si torna punto e a capo: si rispolvera il vessillo innanzi a chi, malgrado tutto, continua a credere nel valore della Patria. E lo si fa puntando lo sguardo nelle videocamere del circo mediatico, con la speranza di dare risalto alla propria protesta atipica.

Accorinti ha perfino dei supporters: una decina di imitatori che a Palazzo Zanca sventolano con forza il medesimo drappo. C’è poi una nutrita pattuglia di consiglieri comunali – da Faranda ad Adamo, da Scuderi a Crisafi, da Perrone a Cucinotta, da Carreri a De Leo – che innanzi al protagonismo mediatico del Sindaco ribatte con un lungo tricolore. E c’è perfino il Comitato Libera Messina, ormai attivo in città per dare voce a chi non si sente rappresentato da questa Amministrazione.

Così, plasticamente, una festa che doveva celebrare l’unità diventa l’ennesima occasione per dividersi, con buona pace dei nobili propositi, come se non bastasse la quotidiana cronaca politica a minare il collante che tiene unita la città. Colpiscono le parole di Napolitano, indirizzate alle forze armate italiane e lette dal Prefetto Trotta alla platea messinese: perché se dal Colle si leva un plauso verso chi opera per la nostra sicurezza, sullo Stretto riecheggiano invece le sortite contro Reagan, simbolo di una città che pur vivendo l’emergenza idrica, preferisce denunciare l’egoismo di un Occidente “ladro di speranze“.