Un buon amministratore locale non deve cercare visibilità sui media nazionali, deve lavorare. Non occorre scontrarsi col Ministro dell’Interno sulle unioni di fatto, né istituire fantomatiche deleghe alla pace. Bisogna curare il territorio: salvaguardare il verde, riempire i serbatoi, svuotare i cassonetti, garantire strade sicure, abbassare le tasse, contribuire allo sviluppo economico del tessuto sociale. Fatti concreti, che i cittadini possono misurare in termini chiari.
Da qualche tempo, però, abbiamo sindaci distratti: solerti nel reclamare diritti universali, trascurano quelli delle proprie comunità. E’ di ieri la notizia che in Sicilia abbiamo 500.000 giovani allo sbando: il 42.7% dei ragazzi compresi tra i 15 e i 34 anni ha smesso di studiare, non lavora e non perfeziona la sua formazione. Praticamente vive per inerzia, sperando che la crisi possa finire presto. Un dato impressionante, soprattutto se confrontato con la media italiana, che si aggira attorno al 27,3%.
Cosa fa la Regione per rispondere a tale disagio? Assolutamente niente. Lo spettacolo fornito da Crocetta e dal Pd è eloquente: quando il richiamo dell’antimafia fa fede sul confronto politico, vuol dire che una stagione sta per concludersi, che un potente sta per eclissarsi. Se poi al confronto interno all’antimafia militante, pace all’anima di Sciascia, aggiungiamo i richiami alle cabine di regia e al rimpasto, ecco allora che precipitiamo nel vortice della Prima Repubblica: torniamo a vent’anni fa, come in un gigantesco gioco dell’oca.
Secondo il principio di sussidiarietà, qui dovrebbero subentrare i Comuni. I sindaci hanno maggiormente il polso della situazione, conoscono le dinamiche produttive delle proprie realtà e dovrebbero fornire spunti per indirizzare l’azione di Regioni e Stato. Così non è, almeno per Messina.
Non mi piace parlare degli uomini e delle convinzioni culturali che animano i loro percorsi politici: preferisco guardare ai fatti. Ebbene, in sedici mesi d’amministrazione Accorinti, la Giunta non ha prodotto un solo disegno sul mondo del lavoro, se si eccettua la delibera sulla mobilità fra le partecipate (sic). Di più: la delega allo sviluppo è passata da Signorino a Perna, senza alcun mutamento nell’azione di governo. Messina ha un tasso di disoccupazione giovanile che fa tremare le vene, ma si affranca dal dibattito sul futuro delle nuove generazioni.
Sabato, ad esempio, si è tenuta un’importante iniziativa in Comune: Reset, l’associazione di Alessandro Tinaglia, ha promosso un dibattito sull’emergenza lavoro, riflettendo sulle aree ex Asi, Zir e Zis. L’Amministrazione era stata invitata a partecipare, ma nessuno si è presentato all’appuntamento, nemmeno l’assessore De Cola, avvistato nell’androne di Palazzo Zanca.
Questa è la cifra del cambiamento dal basso in cui i messinesi avevano riposto le proprie speranze: senz’acqua, senza lavoro ma gemellati con Assisi. Ci salvi San Francesco.


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