Reggio, il “Mandala della pace Universale” al Museo: 4 monaci tibetani ospiti della città [FOTO]

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IMG_20140924_102938Arriva a Reggio Calabria un’importante iniziativa interculturale, che fa perno sull’arrivo nella città dello Stretto di quattro monaci tibetani, giunti in Calabria con un solo scopo: trasmettere la pace. Proprio stamane, al Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di un progetto promosso dall’Istituto Thubten Shetrub Lin – Centro Studi di Buddhismo Tibetano di Reggio, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, che prevede, da  Sabato 27 Settembre a Domenica 12 Ottobre 2014, lo snodarsi dell’evento del “Mandala della pace Universale”.

Il Mandala, è bene spiegarlo, fa parte della tradizione artistica del Buddhismo, e viene realizzato con la sabbia colorata, posata sopra la trama delle figure, disegnata precedentemente dai monaci sulla superficie di lavoro. Proprio all’interno del Museo di Reggio Calabria si potrà assistere alla realizzazione di queste meraviglie, nel particolare del Mandala rappresentante l’amore universale. A spiegare meglio in cosa consiste e cosa trasmette nel profondo il Mandala, il Ghesce Lharampa Dorji Wangchuk, Lama medico proveniente dal Monastero universitario Buddhista di Gaden Jangtse (Stato del Karnataka – India) e già direttore dell’ospedale dello stesso, che attraverso le parole della traduttrice, la Dott.ssa Annamaria Depretis (interprete dell’Istituto Thubten Shetrub Lin), ha evidenziato come “Tutti i diversi oggetti artistici vogliono portare alla comunicazione e alla pace. L’opera degli artisti tibetani, dell’illuminazione fatta di sabbia, è un’opera sintetica che integra i temi profondi della filosofia e del Buddha, è uno studio del mondo esterno e di quello interno. Il buddismo – continua il Lama – può essere collocato nello studio del mondo interno, è la scienza del mondo interiore. Per quanto riguarda le discipline esterne come la fisica, la chimica, dove si studiano le particelle di materia, si usano strumenti esterni per capire le potenzialità della materia stessa, ma comunque la scienza interiore fa riferimento alle discipline esterne, e questo secondo un’armonia basilare, dove il fine è creare una sintonia profonda tra i 4 elementi. L’attaccamento, l’avversione, l’ignoranza, l’orgoglio e l’invidia sono 5 stati affettivi della mente che vengono ad essere rappresentati dagli elementi e la profonda connessione tra di essi richiama anche gli stadi positivi di questi elementi negativi”.

Il Lama, come si evince, ha elargito ai  presenti una spiegazione del tutto spirituale, che vuole, per l’appunto, “comunicare” ciò che è realmente la religione del buddismo, una religione che in Tibet ormai da decenni viene perseguitata, oltraggiata.

“Il Tibet non è più un territorio libero – sottolinea il Lama – quindi noi ci prodighiamo per mantenere viva questa immensa risorsa spirituale del buddismo, volendo far conoscere la nostra religione in tutto il mondo. Voglio anche precisare che noi monaci non siamo venuti qui individualmente, per scopi individuali, ma siamo riferenti del monastero, facciamo parte di un oceano di cultura e scienza della mente, preservata e curata con la pratica, sempre in connessione con il Dalai Lama; siamo delle gocce che vogliono richiamare l’oceano”.

Parole profonde quelle del Lama, che si vanno ad aggiungere ad un’illustrazione teorica del Mandala, un’elaborazione simbolica che può richiedere mesi di spiegazione.

“In questa sede – dice sempre il Lamaverrà fatto il Buddha della saggezza, che rappresenta la compassione, non quella limitata come la pietà, ma lungimirante, che fa perno sulla sensibilità di tutti gli esseri, con il proposito finale di consentire il processo evolutivo di ciascun individuo, così da arrivare a quello che si chiama ‘risveglio’, il massimo cioè, l’onniscienza. I progetti che avranno luogo in queste sedi – rappresentante quest’oggi dalla Dott.ssa Simonetta Bonomi, Soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria e dal Dr. Silvio Strano, Presidente dell’Istituto “Thubten Shetrub Linsono lungimiranti, vanno a consolidare le risorse già a disposizione degli esseri, per promuovere la pace. Non c’è la necessità di convertisti al buddismo per praticare gli strumenti che Buddha ha offerto – importante precisazione, questa – Al di là del credo, della provenienza culturale il buddismo è una risorsa messa a disposizione di tutti; la ragione per cui io e gli altri monaci saremo qui presenti per fare i vari rituali è mantenere viva e promuovere la tradizione profonda del buddismo, del Tibet”.

E nell’evidenziare il motivo fondante della presenza dei monaci tibetani a Reggio Calabria, il Lama ci tiene a smentire la notizia data dai giornali riguardante un futuro arrivo del Dalai Lama in Calabria: “Ci saremo solo noi – afferma – per rappresentarlo”.

Un progetto interculturale, come suddetto, sbarca a Reggio Calabria, grazie al contributo di tutti i soggetti coinvolti, ma grazie soprattutto all’arte, “padrona” indiscussa dell’iniziativa, proclamatrice di religione, tradizione, interiorità.

IMG_20140924_103337“Ritengo – ha continuato a dire l’ospite d’onore della giornata, il Lamache si debba creare sempre comunicazione e pace attraverso le opere. Tutti i diversi oggetti artistici, anche quelli già presenti in questo Museo (il Museo Archeologico Nazionale) vogliono portare alla comunicazione e alla pace. E a proposito di comunicazione, ad esempio, la parte bianca del Mandala che andremo a realizzare rappresenta il vento: la sua funzione è quella di essere leggero e mobile, quindi è simbolo della mobilità, che all’interno del nostro essere, dove si deve arrivare ad una proporzione giusta del vento, consente l’armonia, al contrario il disordine”.

“Questo progetto – interviene la Dott.ssa Bonomi, pronta a partire per un simposio a Taranto – è un modo per avvicinarsi ad altre culture, è anche un modo tutto particolare di augurarci la pace, ricordandoci che gli eventi di guerra ci sono e continuano ad esserci, purtroppo, nel mondo, è un modo per sentirci vicini. Spero – conclude la Bonomi, alla quale il Lama ha donato una particolare collana di buon augurio per il viaggio che andrà ad intraprendere – che l’iniziativa sia di buon auspicio per un’avventura che ci auguriamo cominci presto, quella che porterà al completamento del Museo e alla fondazione di un monastero universitario tibetano qui sullo Stretto”.

“Portare una cosa del genere in una città come Reggio, almeno fino a 10 anni fa – ha aggiunto il Dr. Silvio Strano – faceva parte di un progetto visionario, ma dietro progetti del genere c’è una motivazione forte. L’idea ultima è di portare beneficio a quante persone possibili, ma soprattutto una rivoluzione positiva per questa terra martoriata. Siamo felici per la reazione che la città ha avuto. A fine ottobre non ci sarà la fondazione del monastero, è un lavoro piuttosto laborioso questo, ma sicuramente ci saranno dei Lama residenti. La città potrà avere da questo progetto dei benefici – evidenzia Strano immaginiamo che ci sarà un afflusso di gente in più al Museo, anche se il fine ultimo è senza dubbio di natura spirituale e culturale. La cittàlo ribadisce Silvio Strano – ne beneficerà non solo a livello energetico, ma anche in base all’afflusso continuo di persone provenienti da tutto il mondo. Una possibilità di crescita, insomma, di turismo, di economia e quant’altro”.

Così si sono susseguiti i vari interventi della mattinata, durante la quale si è anche ricordato che  la cerimonia rituale di apertura del Mandala è prevista alle ore 17.30 di sabato 27 settembre, e alla stessa ora la cerimonia di chiusura il 12 ottobre, cercando, in questo modo, di rispettare al meglio i canoni della ritualità originaria.

La sabbia del Mandala, e questa è un’altra delle caratteristiche intrinseche alla tradizione, al momento di chiusura della cerimonia di solito va gettata in acqua, come un ritorno di quel che viene rappresentato alla natura, e così accadrà anche qui a Reggio, con una sola eccezione: parte della sabbia verrà anche donata ai presenti.

Prossimo appuntamento, dunque, a sabato 27.